Freud e la cocaina

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Quella che segue è l’introduzione scritta dal dottor Bargellini per una nuova edizione di un vecchio classico della psicoanalisi ovvero: “Sulla Cocaina” di S. Freud. Nella speranza che possa stimolare la vostra curiosità alla lettura.

 

Se escludiamo l’alcool sniffare, fumare, assumere cocaina rappresenta adesso la modalità più comune per accedere a stati di alterazione psicofisica . La cocaina non è più esclusiva degli strati abbienti della società, non è appannaggio di fotomodelle o imprenditori, oggi la polvere bianca si trova  raccolta in “pezzi”, appallottolata in piccole confezioni di cellofan nelle tasche della gente comune, nelle borsette delle signore, nelle mutande degli spacciatori, negli zaini degli studenti, nella cassaforte dei politici,  ovunque. L’hanno beccata disciolta nelle acque dell’Arno in percentuali imbarazzanti, ce ne sono residui nella maggior parte delle banconote che maneggiamo (non tutti si possono permettere il foglio da cento come Scar face), viene scaldata, poi la si frantuma (di solito con la stessa carta di credito utilizzata per prelevare i soldi) suddivisa in strisce o “botti”,  poi si tira su. Sniff, da una narice, sniff ,dall’altra. Ecco fatto, niente aghi, nessuna traccia di sangue, nessun rischio di contrarre sindromi nefaste, nessuna stigmate sociale da eroinomane, se mai l’illusione di appartenere ad una folta schiera di personaggi  tra i quali si possono certamente riconoscere vip, attori,  calciatori, presidenti, insomma quelli che ci vengono reclamizzati come vincenti. Farsi di cocaina oggi è terribilmente semplice e a buon mercato, e sebbene si assista ad un crescente allarme e presa di coscienza attorno ai rischi connessi a questa sostanza, il fenomeno cocainomania continua la sua inesorabile espansione. Ma come si è arrivati a tutto questo? Ma la coca non era una pianta sudamericana utilizzata e masticata dalle popolazioni indigene durante le loro ritualità? Ma chi diamine ce l’ha portata dalle nostre parti? Vi sorprenderà  sapere che tra i primi sostenitori e diffusori dell’alcaloide in occidente possiamo placidamente riconoscere il veneratissimo Sigmund Freud. Quella che segue è una breve prefazione de me  scritta  per una ri-edizione del celebre saggio freudiano  Uber Coca, sua prima, inestimabile pubblicazione. “Nella mia ultima depressione ho fatto uso di cocaina e una piccola dose mi ha portato alle stelle in modo fantastico. Sto ora raccogliendo del materiale per scrivere un canto di preghiera a questa magica sostanza” Tali entusiastiche parole non appartengono a nessuna rock star degenerata né sono riconducibili ad uno dei tanti tossici durante la sua luna di miele con la sostanza. Può apparire paradossale, ma questa non è una lettera appassionata firmata   Diego Armando Maradona, trattasi invece di un prezioso carteggio intrattenuto dal Dottor Sigmund Freud con la sua signora: Martha Bernays . A Vienna correva l’anno 1884. Dovrà ancora passare del tempo prima che Freud incominci a frequentare le pionieristiche lezioni del Professor Charcot presso l’università della Sorbona, ancora non è al corrente dei fenomeni ipnotici e dissociativi, l’isteria non rappresenta affatto il centro dei suoi interessi,ergo teoria e metodo psicoanalitici  sono ben lungi dall’essere partoriti. Possiamo serenamente dire che all’epoca il giovane dottore, né aveva trovato una precisa collocazione all’interno del panorama medico – scientifico, né era riuscito  dare alla sua vita professionale e di coppia sufficiente stabilità. Certo niente di paragonabile alle difficoltà che un giovane di oggi deve incontrare per poter guardare al futuro con un minimo di tranquillità, ma è certamente interessante notare come l’incontro del padre della psicoanalisi con la cocaina va a collocarsi in una fase non facile e turbolenta della sua vita.

Si  laurea con sensibile ritardo in medicina (1881) e si trasferisce Inghilterra, poco dopo torna a Vienna dove si dedica alla studio e alla ricerca in zoologia. Quest’ultima disciplina lo lascia piuttosto insoddisfatto, decide allora di cambiare e concentrare i suoi sforzi nella fisiologia. In questo periodo della sua esistenza si applicherà alle seguenti branche mediche: neurologia, istologia, dermatologia, persino l’oftalmologia riuscirà a solleticare i suoi interessi. Ad ogni modo il successo ed i riconoscimenti ai quali Freud sarà destinato non si concederanno mai attraverso queste materie. E se dal punto di vista professionale la situazione non si è ancora del tutto definita,  il giovane sembra avere non trascurabili fragilità anche sul versante mentale. Come è noto a quel tempo Freud soffriva di depressione, fatica cronica ed altri sintomi  di natura nevrotica. E’ quindi legittimo pensare che il rapporto dell’autore  con la sostanza andasse ben al di là di un semplice interesse scientifico per essa,  e che la cocaina rappresentasse piuttosto un possibile rimedio ai suoi disagi. Non a  caso  Freud si rivolge così alla fidanzata in una lettera  del 21 Aprile del 1884: “Ho letto della cocaina (….) Me ne sto procurando un po’ per me e poi vorrei provarla per curare le malattie cardiache e gli esaurimenti nervosi…”

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Il fumo non spaventa nessuno

Dal primo di ottobre in Inghilterra è cominciata una campagna choc per tentare di far smettere di fumare i sudditi di Sua Maestà. Ancora una volta per realizzare questo bell’intento i pubblicitari si sono serviti di tumori, bocche guaste e bambini sofferenti; hanno insomma messo in primo piano le nefaste e terribili conseguenze a cui il tabagismo può portare. Che tutti siano dimentichi di quell’esperimento fatto in America agli inizi degli anni 50 io non credo. Dovete infatti sapere che nel 1946 l’igiene orale era un lusso per pochi e il governo degli Stati Uniti s’intese di promuovere il bel sorriso in due modi diversi: ad una parte della popolazione venne proposta una campagna incentrata sui positivi effetti del lavarsi denti (quindi con sorrisi brillanti e aria felice sui cartelloni per strada), all’altra parte degli Americani si propose invece il terrorismo di marci denti. E indovinate un pò quale delle due strade dette i migliori risultati? Esatto. Quella che veicolava un messaggio positivo, perché la mente umana ha più facilità a recepire una cosa a favore della sua esistenza piuttosto che no. Quando ci fanno vedere immagini troppo forti i meccanismi di difesa che regolano il nostro quieto vivere entrano subito in funzione. Io che loro non lo sappiano non ci credo. A questo proposito consiglio il bel film sulla persusione dell’industria del tabacco dal titolo “Thank you for smoking”. E faccio i miei migliori auguri a tutti coloro i quali decideranno di smettere di fumare, per loro reale motivazione.

Dott. Cristiano Pacetti

Adolescenza e televisione

Il consumo televisivo da parte dei teenager dal 1997 a oggi è aumentato di circa il 75%. Nel 1997 guardava la tv più di 3 ore al giorno il 19% degli adolescenti, oggi questa percentuale sfiora il 30%. Parallelamente, si è dimezzo il numero di adolescenti che guarda meno di 1 ora di tv al giorno. E questo aumento di ‘video dipendenza’ incide molto sia sull’aumento del consumo di alcol tra i giovanissimi, sia sulla moltiplicazione di fenomeni come il bullismo. E’ quanto emerge da un’indagine presentata al 64esimo congresso nazionale della Società italiana di pediatria, che si chiude oggi a Genova, su ‘Abitudini e stili di vita degli adolescenti’, che la Sip svolge dal 1997, su un campione nazionale di 1200 studenti di terza media. L’indagine ha evidenziato, in particolare, che tra chi vede più di tre ore di tv al giorno a chi ne vede meno c’è una nettissima differenza, in peggio, nei comportamenti e nello stile di vita. “Sia in ambiti nei quali era prevedibile aspettarselo, spiegano i pediatri, come sudditanza dalla pubblicità, aumento dell’aggressività, maggiore insoddisfazione del proprio aspetto fisico, sia in ambiti meno prevedibili, con un netto aumento nel consumo di sostanze alcoliche, fumo e droga, peggiore qualità della alimentazione, rapporti più rarefatti con gli adulti”. Spiega il vice presidente della Sip, Gianni Bona: “A incidere negativamente non è solo la quantità di televisione, ma anche la qualità. La Tv popone sempre più modelli fisici e comportamentali basati su una scala di valori decisamente discutibile: bellezza, coraggio, forza, ricchezza, invincibilità, che condiziona inevitabilmente gli adolescenti sia nel rapporto con il mondo degli adulti che con il gruppo dei pari. A questo si aggiunge l’overdose di spot pubblicitari che a dispetto di codici di comportamento e autoregolamentazione che si sono succeduti negli anni continuano ad aumentare”. Ai tempi di ‘Carosello’ la quasi totalità della pubblicità trasmessa dalla tv era concentrata in quei 5 ‘siparietti’ da poco più di un minuto l’uno. Oggi, secondo le rilevazioni effettuate dalla Società italiana di pediatria, “Italia 1, la rete più seguita dagli adolescenti italiani, nella fascia oraria pomeridiana, che dovrebbe essere protetta, di spot ne trasmette circa 50 ogni ora. Facendo semplici calcoli risulta che se uno spettatore guardasse solo 2 ore di questa emittente nella fascia oraria pomeridiana in un anno vedrebbe oltre 35.000 spot pubblicitari”.

Il robot psicologo e la riabilitazione psicomotoria

L’articolo che segue è tratto da Sanità News:

Al Politecnico di Milano è stato realizzato una sorta di robot psicologo, in grado di interpretare lo stato emotivo delle persone, di leggere l’ansia, lo stress, la noia o il livello di attenzione. Il risultato e’ stato ottenuto dal prototipo sviluppato presso il Laboratorio di intelligenza artificiale e robotica del Politecnico, all’interno di un progetto in collaborazione con l’Iit (Istituto italiano di tecnologia), la Fondazione Maugeri di Pavia e l’ateneo milanese. Lo scopo del progetto è di fornire un ausilio nella riabilitazione robotizzata delle persone colpite da ictus, che hanno spesso problemi motori agli arti e devono quindi sottoporsi a lunghe sessioni di fisioterapia. Il robot e’ in grado di valutare le emozioni del paziente attraverso l’utilizzo di sensori non invasivi applicati sul corpo, che rilevano e misurano le attivita’ fisiologiche del soggetto sottoposto alla terapia robotizzata. Questo permetterà un monitoraggio piu’ preciso dello stato del paziente e una scelta piu’ mirata dei trattamenti riabilitativi da utilizzare a seconda dei casi e delle risposte del singolo individuo. Il robot dovra’ infatti adattare il suo comportamento e il trattamento, tenendo in considerazione lo stato emotivo del paziente e la valutazione obiettiva della qualita’ del processo riabilitativo in corso. Attraverso una manopola collegata al robot vengono interpretate le emozioni del malato, analizzando i dati dei sensori che sono in grado di rilevare l’attivita’ muscolare, il ritmo polmonare, la sudorazione, la pressione cardiaca e l’attivita’ elettrica del cuore. Il tutto per offrire una riabilitazione sempre più efficace ed adatta alle esigenze di ogni paziente.

Droga Hard Discount

Riportiamo questo articolo a cura di Emilio Radice apparso su “Salute” il supplemento settimanale di Repubbluca.

 

La droga, anzi le droghe. In giro ce n’è per tutti i gusti e di tutti i tipi, eppure quasi non si vede. Non perché sia nascosta e nemmeno perché la si consumi con discrezione. Anzi è vero il contrario. L’uso della droga (delle droghe) è oggi talmente diffuso da essere diventato “normale”. Dunque occultato dalla mancanza di scandalo e – in una società viziata dalla abbondanza di immagini – dall’assenza di una documentazione visiva che crei una reazione negativa. La droga, insomma, rischia di diventare un prezzo corrente del nostro vivere, al pari dello smog e degli incidenti stradali. Situazione tanto più grave quanto più drogarsi è facile. Il mercato clandestino ha registrato un crollo dei prezzi, ora alla portata anche dei giovanissimi. A Milano e a Firenze sono state recentemente sequestrate dosi di cocaina e di eroina “da sniffo” vendute a 10 euro. 
Il fenomeno è confermato dagli operatori dei SerT, sempre più spesso alle prese con tossicodipendenti adolescenti: “Lo spaccio di ogni tipo di sostanza stupefacente a prezzi stracciati non solo mira ad attrarre fasce di consumatori prima escluse ma comporta un altro rischio, e cioè che in una situazione di sostanziale policonsumo il giovane assuntore di droga non sa più di preciso cosa prende e quali rischi corra. In un rito di gruppo uno tira quel che capita, al buio. Ma il pericolo è anche un altro: sta cambiando radicalmente la modalità di assunzione delle droghe in genere. I ragazzi che si accostano all’eroina, ad esempio, non la assumono con una iniezione endovena ma la fumano o la sniffano. Questo fa crollare una forte barriera psicologica che prima si opponeva al consumo di tale droga ed espone i giovani a un rischio-dipendenza che non riescono a valutare”. Insomma, a differenza di qualche anno fa, quando le strategie di contrasto erano calibrate su consumi lineari e tipici, oggi il policonsumo mischia e rende incerti addirittura gli approcci terapeutici. “E poi”, aggiungono gli operatori, “non si deve dimenticare la presenza costante e massiccia dell’alcol”. 
La situazione generale sullo stato delle tossicodipendenze è stata recentemente “fotografata” dalla relazione annuale al Parlamento da parte del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con delega ai problemi delle tossicodipendenze, Carlo Giovanardi. Nel 2007 in Italia ci sono stati 589 morti per overdose, prevalentemente uomini, con un incremento del 6% rispetto al 2006 (erano stati 517). La quota di decessi attribuita all’eroina è del 40%. Quella attribuita alla cocaina è passata dal 2,3% del 2001 al 6,1%. I soggetti in trattamento presso i SerT sono stati 171.771, ma si stima che almeno altre 130.000 persone siano rimaste senza trattamento pur avendone bisogno. 
Dunque il totale della popolazione “tossica” è stimato in oltre 300.000 individui. Il 74% degli utenti dei SerT nel 2007 era dipendente da oppiacei (morfina, eroina), il 16% da cocaina, l’8% da cannabis. Ma ben il 47% è un policonsumatore, ovvero “si fa” con tutto. Segue l’analisi sociale, che qui sunteggiamo nei dati essenziali: il 51% degli studenti ritiene facile trovare droga, o in discoteca, o per strada (spacciatore), o a scuola. Vale a dire che le droghe sono praticamente ovunque, raggiungibilissime. E se ad esse aggiungiamo l’alcol, il cui consumo è in continuo aumento, non è azzardato affermare che buona parte della popolazione nazionale, prevalentemente giovane, vive spesso in stato di alterazione psichica e comportamentale. Vista la situazione, sensibilmente peggiorata nonostante la stretta repressiva introdotta dalla legge anti-droga Fini/Giovanardi da qualche anno in vigore, torna a essere di estrema attualità la vecchia domanda: che fare?
Forse il primo punto di un nuovo programma di intervento dovrebbe essere quello del rilancio di una presa di coscienza collettiva. “I primi a non rendersi conto dei loro problemi spesso sono proprio i tossicodipendenti. L’uso facile e diffuso delle droghe li convince di avere la situazione sotto controllo”, dicono alla Federferd, la federazione degli operatori dei SerT, “salvo poi chiedere aiuto dopo avere avuto un collasso. Altri entrano a contatto con i Sert in seguito ai controlli stradali, qualcuno grazie a un genitore attento e pochi dalle scuole dove i consultori funzionano. Ma la situazione è questa: per quanto riguarda l’alcol, è in cura solo lo 0,25% di quanti ne avrebbero bisogno; è in cura il 60/70% degli assuntori di droghe classiche; e dei consumatori di droghe “minori” chiede aiuto solo il 10%”. E i cannabinoidi? E’ vero o no che c’è un’ondata di hashish particolarmente potente e pericoloso? “Non è proprio così, l’osservatorio europeo di Lisbona non ha segnalato questa “epidemia”. Ma è vero che sono in circolazione centinaia di tipi delle stesse droghe. Ed è stato sequestrato anche dell’hashish più potente dell’ordinario. Il discorso è sempre quello: oggi i ragazzi non sanno cosa assumono”. Dunque che fare? Continua a leggere

Psicologia e malattie reumatiche.

Riportiamo alcuni celebri articoli a sostegno di un’ approccio multidisciplinare per la cura ed il sostegno dei pazienti Reumatici. Le evidenze scientifiche, a cui siamo felici di poter aggiungere anche il nostro studio, dimostrano come la componente psichica, non solo quella strettamente fisiologica, sia uno dei fattori scatenanti per l’insorgere di molti disturbi autoimmuni. In questa prospettiva l’intervento di tipo psicologico rappresenta certamente una valido strumento per aiutare i pazienti a raggiungere un livello più soddisfacente di adattamento migliorandone la qualità della vita.

I cinque tratti comuni nella personalità di persone affette da artrite reumatoide.
La gente che soffre di artrite reumatoide si trova in uno stato di tormento interiore; è probabile che sia eccessivamente cosciente del male, timorosa della critica, depressa con frequenza e con una cattiva immagine di sé stessa, dice il Dr. Robert Fathman, psicologo clinico di Dubli, Ohio. Lui e il medico Norman Rothermich, emerito professore presso l’Università Statale dell’Ohio, a Columbus, intrapresero uno studio per valutare i tratti di personalità di pazienti con artrite reumatoide.”Scoprimmo che hanno una personalità che li induce a sforzarsi eccessivamente ad essere gentili con gli altri, a non appoggiarsi sugli altri per cercare un sostegno emozionale e ad immagazzinare cose nel loro interiore, specialmente la rabbia” – spiega il dr. Fathman. E’ notevole la loro conformazione con questi tratti, che sembrano precedere al male invece di esserne il risultato.

Dicono: “tutto va bene”; ma non è così. Molti pazienti affetti da artrite reumatoide sono passati inoltre per una situazione prolungata di tensione o rabbia durante la loro vita, continua il dr. Fathman. Ma questa è gente che dirà che tutto è perfetto anche quando tale affermazione dista molto dalla verità.
“Una donna disse all’inizio che suo marito era meraviglioso – ricorda lo stesso medico ; ma quando cominciai a farle più domande, le lacrime cominciarono ad affiorirle agli occhi e confessò che prima di uscire per una passeggiata doveva sottomettersi ad una ispezione. Il marito prendeva un pettine per darle gli ultimi tocchi ai capelli, o le diceva quello di cui aveva bisogno per apparire meglio prima di uscire con lui. Il marito era molto “controllatore” e lei gli aveva permesso di esserlo.”
In ultima analisi, avverte il dr. Fathman, queste persone hanno tanta rabbia repressa, che “le divora”.
“La rabbia va contro la persona stessa ” e in questo caso, il simile può essere autentica realtà. Si considera che l’artrite reumatoide è una malattia autoimmune, in cui detto sistema va contro il corpo.

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