Droga Hard Discount

Riportiamo questo articolo a cura di Emilio Radice apparso su “Salute” il supplemento settimanale di Repubbluca.

 

La droga, anzi le droghe. In giro ce n’è per tutti i gusti e di tutti i tipi, eppure quasi non si vede. Non perché sia nascosta e nemmeno perché la si consumi con discrezione. Anzi è vero il contrario. L’uso della droga (delle droghe) è oggi talmente diffuso da essere diventato “normale”. Dunque occultato dalla mancanza di scandalo e – in una società viziata dalla abbondanza di immagini – dall’assenza di una documentazione visiva che crei una reazione negativa. La droga, insomma, rischia di diventare un prezzo corrente del nostro vivere, al pari dello smog e degli incidenti stradali. Situazione tanto più grave quanto più drogarsi è facile. Il mercato clandestino ha registrato un crollo dei prezzi, ora alla portata anche dei giovanissimi. A Milano e a Firenze sono state recentemente sequestrate dosi di cocaina e di eroina “da sniffo” vendute a 10 euro. 
Il fenomeno è confermato dagli operatori dei SerT, sempre più spesso alle prese con tossicodipendenti adolescenti: “Lo spaccio di ogni tipo di sostanza stupefacente a prezzi stracciati non solo mira ad attrarre fasce di consumatori prima escluse ma comporta un altro rischio, e cioè che in una situazione di sostanziale policonsumo il giovane assuntore di droga non sa più di preciso cosa prende e quali rischi corra. In un rito di gruppo uno tira quel che capita, al buio. Ma il pericolo è anche un altro: sta cambiando radicalmente la modalità di assunzione delle droghe in genere. I ragazzi che si accostano all’eroina, ad esempio, non la assumono con una iniezione endovena ma la fumano o la sniffano. Questo fa crollare una forte barriera psicologica che prima si opponeva al consumo di tale droga ed espone i giovani a un rischio-dipendenza che non riescono a valutare”. Insomma, a differenza di qualche anno fa, quando le strategie di contrasto erano calibrate su consumi lineari e tipici, oggi il policonsumo mischia e rende incerti addirittura gli approcci terapeutici. “E poi”, aggiungono gli operatori, “non si deve dimenticare la presenza costante e massiccia dell’alcol”. 
La situazione generale sullo stato delle tossicodipendenze è stata recentemente “fotografata” dalla relazione annuale al Parlamento da parte del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con delega ai problemi delle tossicodipendenze, Carlo Giovanardi. Nel 2007 in Italia ci sono stati 589 morti per overdose, prevalentemente uomini, con un incremento del 6% rispetto al 2006 (erano stati 517). La quota di decessi attribuita all’eroina è del 40%. Quella attribuita alla cocaina è passata dal 2,3% del 2001 al 6,1%. I soggetti in trattamento presso i SerT sono stati 171.771, ma si stima che almeno altre 130.000 persone siano rimaste senza trattamento pur avendone bisogno. 
Dunque il totale della popolazione “tossica” è stimato in oltre 300.000 individui. Il 74% degli utenti dei SerT nel 2007 era dipendente da oppiacei (morfina, eroina), il 16% da cocaina, l’8% da cannabis. Ma ben il 47% è un policonsumatore, ovvero “si fa” con tutto. Segue l’analisi sociale, che qui sunteggiamo nei dati essenziali: il 51% degli studenti ritiene facile trovare droga, o in discoteca, o per strada (spacciatore), o a scuola. Vale a dire che le droghe sono praticamente ovunque, raggiungibilissime. E se ad esse aggiungiamo l’alcol, il cui consumo è in continuo aumento, non è azzardato affermare che buona parte della popolazione nazionale, prevalentemente giovane, vive spesso in stato di alterazione psichica e comportamentale. Vista la situazione, sensibilmente peggiorata nonostante la stretta repressiva introdotta dalla legge anti-droga Fini/Giovanardi da qualche anno in vigore, torna a essere di estrema attualità la vecchia domanda: che fare?
Forse il primo punto di un nuovo programma di intervento dovrebbe essere quello del rilancio di una presa di coscienza collettiva. “I primi a non rendersi conto dei loro problemi spesso sono proprio i tossicodipendenti. L’uso facile e diffuso delle droghe li convince di avere la situazione sotto controllo”, dicono alla Federferd, la federazione degli operatori dei SerT, “salvo poi chiedere aiuto dopo avere avuto un collasso. Altri entrano a contatto con i Sert in seguito ai controlli stradali, qualcuno grazie a un genitore attento e pochi dalle scuole dove i consultori funzionano. Ma la situazione è questa: per quanto riguarda l’alcol, è in cura solo lo 0,25% di quanti ne avrebbero bisogno; è in cura il 60/70% degli assuntori di droghe classiche; e dei consumatori di droghe “minori” chiede aiuto solo il 10%”. E i cannabinoidi? E’ vero o no che c’è un’ondata di hashish particolarmente potente e pericoloso? “Non è proprio così, l’osservatorio europeo di Lisbona non ha segnalato questa “epidemia”. Ma è vero che sono in circolazione centinaia di tipi delle stesse droghe. Ed è stato sequestrato anche dell’hashish più potente dell’ordinario. Il discorso è sempre quello: oggi i ragazzi non sanno cosa assumono”. Dunque che fare?

Il nuovo governo ha ricostituito il Dipartimento nazionale per le politiche antidroga presso la Presidenza del Consiglio (Dnpa), diretto dal prof. Giovanni Serpelloni. “L’obiettivo”, afferma Alfio Lucchini, segretario nazionale Federferd, “deve essere una politica complessiva omogenea, fra Stato, Regioni ed Enti locali, con linee chiare di repressione, prevenzione, cura e riabilitazione. Lo Stato deve orientare i finanziamenti su azioni di sostegno e motivazione di famiglie e insegnanti. Ai giovani devono arrivare informazioni e stimoli positivi, con tecniche e programmi precisi. Ben sapendo che la droga l’hanno a portata di mano e non ce n’è uno che almeno una volta non venga in contatto con essa”.

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