Rapporto tra psiche e malattie autoimmuni

 

La nostra esperienza di ricerca e clinica all’interno del reparto di reumatologia di Prato, ci ha permesso di approfondire i determinanti  rapporti tra psiche, comportamento, sistemi nervoso, neuroendocrino e immunitario. Per attività neuroendocrina si intende la capacità del sistema nervoso di secernere sostanze (ormoni) che, immesse nel circolo sanguigno andranno ad agire su organi e cellule di altre parti del corpo.

Le ricerche hanno evidenziato come la psiche e i grandi sistemi biologici (ormonale, nervoso, immunitario), lavorano in sinergia in influenzandosi a vicenda grazie a numerose vie di comunicazione bidirezionali.

Queste vie sono rappresentate sia dai nervi, sia da numerose sostanze prodotte e riconosciute dalle cellule dei diversi sistemi che costituiscono il linguaggio attraverso cui essi comunicano. Si notato  infatti che le cellule del sistema immunitario hanno recettori per le sostanze prodotte dal sistema nervoso che in tal modo regola la funzione immunitaria. Le cellule immunitarie d’altra parte producono sostanze importanti nei fenomeni infiammatori (citochine) che una volta raggiunto il cervello, sono in grado di influenzare l’umore, il pensiero, il comportamento. 

Varie molecole agiscono nei vari sistemi (nervoso ormonale e immunitario) venendo spesso solo artificiosamente assegnate all’uno o all’altro. Ad esempio alcune cellule del sistema immunitario non solo sono sensibili, ma anche producono una molecola importante per lo sviluppo e le funzioni del sistema nervoso (il fattore di crescita nervoso NGF) il quale ha importanti effetti anche sull’immunità, sulle infiammazioni e la riparazione dei tessuti.

Tutto ciò spiega i meccanismi che sono alla base di circostanze note da tempo come ad esempio il fatto che eventi stressanti, in particolare di perdita, deprimono la funzione immunitaria o che l’isolamento psicosociale è predittivo di una maggiore probabilità di contrarre malattie e di mortalità per tumore, malattia cardiovascolare e una moltitudine di altre cause. Di contro relazioni personali di supporto hanno un effetto benefico sull’immunità e la salute. Continua a leggere

Sicurezza stradale

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La principale causa di morte tra i giovani è l’incidente stradale. I numeri del fenomeno sono da bollettino di guerra. La necessità di intervenire rispetto a questo grave e triste fenomeno ci ha spinti ad elaborare un progetto formativo che si differenziasse da quanto già proposto nel tentativo di spostare l’attenzione sul versante emotivo e promuovere una guida più responsabile. Il progetto è patrocinato dalla Provincia di Prato ed è attualmente in svolgimento presso diversi istituti scolastici partesi. Questo a nostro avviso è un modo diverso di approcciarsi al problema delle morti sulla strada ed ai comportamenti di rischio. Tale proposta formativa è stata inoltre fortemente sostenuta dalla Associazione “Marco Michelini” Onlus. Alla quale va uno speciale ringraziamento da parte nostra.

Dott. Ettore Bargellini e Dott. Cristiano Pacetti.

Il fumo e le decisioni

Uno studio diretto dal neuroscienziato Read Montague del Baylor College of Medicine di Houston, sosterrebbe che il fumare abbia delle conseguenze negative sulla capacità decisionale delle persone soprattutto quando queste devono compiere delle scelte in campo economico. Sembra infatti che nella situazione sperimentale creata dagli studiosi americani i soggetti che fanno uso di tabacco non riescano ad imparare dagli investimenti sbagliati tanto quanto invece fanno i non fumatori. Azzardo da parte mia che forse non è il tabacco come sostanza psicoattiva a creare questa differenza ma i tratti di personalità peculiari del fumatore (della persona dipendente), la quale davanti ad evidenze scientifiche, comprovate e indubitabili sui danni del fumo non smette il suo vizio (e cioè non impara).

L’articolo lo trovate qui.  (Dott. Cristiano Pacetti)

L’Abate a Prato

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Venerdì scorso presso i locali del C.S.A.P.R. Luciano L’Abate ha tenuto un interessante quanto originale seminario su quello che è, e soprattutto sarà, il ruolo del terapeuta nella psicoterapia. Il professore americano (di evidenti origini italiane) sostiene che tra qualche tempo l’intervista e il contatto vis a vis tra terapeuta e paziente sarà superfluo e, grazie alle nuove tecnologie (internet su tutte) sarà possibile fare terapia a distanza semplicemente scrivendosi. Personalmente vedo come troppo ottimistiche le previsioni del’esimio collega che arriva addirittura a “standardizzare” la cura in procedure per tutti uguali (a seconda del tipo di patologia), come se la storia che promuove il sintomo fosse la stessa per ognuno di noi. E’ stato comunque interessante sentire una voce nuova, fuori dal coro. Forse troppo.

Dott. Cristiano Pacetti