Infanzia e Videogiochi

Quanto segue è l’articolo che ho scritto per una testata giornalistica specializzata in videogiochi. Vista l’attualità dello stesso volentieri lo riporto.

Piazza della Signoria era gremita. una moltitudine si sussurri, voci e grida. Sul volto dei bambini attoniti ed eccitati tremolava la luce del fuoco, la fuliggine come nera neve scendeva placida sulle teste degli astanti, una colonna di fumo toccava il cielo. Era una bella giornata di Maggio e correva l’Anno Domini 1498. Lo spettacolo per Firenze era il rogo di Savonarola.
San Marino è una Repubblica famosa dentro le cui mura si trova il “Museo della Tortura” gita istruttiva questa. Dalla crocifissione, alla ruota, dal gatto a nove code allo schiaccia-dita. Tanti gingilli che sono serviti per straziare le carni e lacerare l’anima di dolore a tanta gente, innocente o colpevole che fosse non importa. Le torture di piazza nel medioevo erano un’attrazione, la morte era la compagnia di ogni uomo o bambino, la si trovava senza fatica dappertutto, nelle strade, nelle case, nei pensieri. Il concetto d’infanzia è relativamente moderno. Prima non esisteva e il piccolo era semplicemente un uomo in miniatura, cui non spettava nulla di più (o niente di meno) di ciò che spettasse ad un individuo formato. L’uomo è sempre simile a se stesso. La rivoluzione tecnologica, ha cambiato solamente i mezzi con cui mediare, filtrare e modificare il senso di realtà ma non ha portato nessuna evoluzione o involuzione nel costituirsi dell’essere umano. Cambia il contesto ma non l’essenza.
Tutto ciò che c’era esiste ancora anche se in forma diversa.

Fatto questo prologo a mo d’introduzione spero di potermi addentrare adesso con calma e coscienza in quello che sarà l’argomento di questo mio scritto, ovvero la violenza nei videogiochi.
Molto prima che si mettesse il suffisso “video” esistevano (e fortunatamente per qualcuno esistono ancora) i giochi, quelli da fare in strada. Quei giochi spesso erano violenti, o simulavano violenza. I bambini sanno essere terribilmente crudeli, e non hanno mediatori culturali atti a sfavorire la discriminazione: vedono un difetto e lì picchiano, stigmatizzano, offendono e allontanano. Questa è violenza psicologica, poi ci sono spesso le zuffe, i calci, i cazzotti. Questa è violenza fisica. Certo, le cose non vanno sempre così, ma spesso si. E’ compito di un buon genitore insegnare il lecito ed il non lecito, ciò che è male e ciò che è bene, in sintesi è compito dei genitori in primis, e delle istituzione poi EDUCARE i bambini, dargli quello che Freud chiama super-io. E finché si tratta di qualcosa che un genitore conosce, perché ci è passato anche lui, allora la cosa è fattibile, anche se difficilissima. Quando la cosa è addirittura sconosciuta come può essere un videogioco allora la questione diventa irrisolvibile. Di qui la paura.

Più volte ho sentito colleghi psicologi sparare a zero sulla violenza nei videogiochi, li capisco, non sapevano ciò di cui parlavano. Più volte ho sentito redattori difendere a spada tratta i videogiochi, di fronte a qualunque attacco, li capisco, non sapevano ciò di cui parlavano. I primi parlano senza conoscere il prodotto, i secondi senza considerare le implicazioni psicologiche sugli utenti. Come scritto nell’introduzione questo è un mondo violento, governato da persone violente, e, checché se ne dica retto dalla legge del più forte. In questo mondo grondante di sangue, negli ultimi duecento anni abbiamo voluto ritagliare un posto d’onore all’infanzia, a quel periodo sacro e inviolabile che va dagli 0 ai (più o meno) 12 anni. Un’isola felice, cui non dovrebbero arrivare altro che giochi, sorrisi e zucchero. Eppure basta accendere una volta la televisione in casa per farne uscire budella e storie di turpe umanità alle prese con sgozzamenti, assassinii e guerre varie. E se provate a togliere dallo schermo la violenza e il sesso rimarrete con la stupidità e l’ingordigia (al cinema spesso non va meglio). Ma l’umanità occidentale contemporanea vuole (secondo me a ragione) che, utopisticamente almeno l’infanzia sia, quando possibile preservata da questo. Vogliono questo, ma spesso si dimenticano di fare i genitori, si scordano, che esiste anche il “no” e che questo deve essere dosato con giusto tempismo e soprattutto con grande fermezza. L’importante sembra essere che il “bambino non pianga”, perché se piange c’è da durare fatica, bisogna spiegare il perché della nostra decisione, sopportarne le grida e poi consolarlo in qualche altro modo, insomma c’è da perderci un bel po’ di tempo. E ai genitori moderi proprio questo manca. Quindi hai 8 anni e vuoi GTA, Scarface o Saints Row? Bene, dopo passo dal negozio e te lo compro. Basta che tu sia felice.


Ed eccoci al nocciolo della questione. Forse non lo sapete ma esiste un organo preposto alla valutazione dei prodotti (in Europa il PEGI), che può vietare un gioco ai minori, e in più si prende la briga di scrivere dietro la confezione se il gioco in questione contiene scene di sesso o di violenza o tratta di droga e così via. Ma al negoziante che deve vendere la scatola a 69 euro non interessano quei simboli e alla mamma che non vuol sentire piangere il suo pargolo non è mai venuto in mente di controllare, perché in fondo “si tratta di giochini”.
La questione è una questione di IO. Se sei una persona formata, ben controllata (presumibilmente un un post adolescente), che tutt’al più si muove sul versante nevrotico del disagio psichico, sparare con gran spargimento di sangue, non intaccherà minimamente la percezione della tua realtà, non ti spingerà ad atti inconsulti, anzi, potrebbe essere anche terapeutico, un buon modo di sfogare la rabbia senza conseguenza.
Ma se sei un bambino (o un adulto con tendenze psicotiche), il discorso cambia e di molto. I bambini non sanno infatti diversificare con facilità il reale dell’immaginifico, non hanno una visione delle cose che gli permetta di prendere le distanze, sono esseri in divenire, ed assorbono da dove capita informazioni, sensazioni, esperienze. Un gioco molto violento può intaccare davvero la crescita sana di un individuo più che la televisione, più che un film, perché nel gioco c’è interattività. Siamo noi che decidiamo di sparare alla testa di un altro, che vogliamo caricare la puttana in macchina, che ci fingiamo spacciatori per un pomeriggio.
Con questo non dico che basti un videogioco violento a fare di un bambino un adulto disturbato ma sicuramente aiuta.

I genitori oggi quarantenni dovrebbero capire che i videogiochi NON sono “giochini” ma sono prodotti culturali (prodotti cioè dalla nostra cultura) e che come tali possono modificare l’esperienza di vita al pari (se non di più) di un libro o di un film, e che se compreranno un gioco vietato ai minori di 18 anni al loro figlio di 8 allora tanto vale che noleggino anche un DVD porno da vedere tutti assieme la domenica pomeriggio.

Dott. Cristiano Pacetti

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...