Dipendenza da psicofarmaci?

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Questo spazio mi offre la possibilità di intervenire su un argomento quanto mai delicato ed attuale. Come è noto l’essere umano può stabilire rapporti di dipendenza con un numero potenzialmente infinito di sostanze e tra queste possiamo certamente rintracciare anche gli psicofarmaci. Dopo un periodo di eccessivo entusiasmo da parte della comunità scientifica ,oggi ogni medico, come ogni altro specialista di salute mentale, ha ben chiari sia i vantaggi che i rischi legati all’assunzione di psicofarmaci. In Italia, come nel resto del mondo, gli psicofarmaci rappresentano una delle categorie farmacologiche più prescritte ed utilizzate, negli ultimi 20 anni la loro eccezionale diffusione ha purtroppo comportato la progressiva diffusione di fenomeni legati all’abuso ed alla dipendenza da essi.

In primo luogo è doveroso ricordare che gli psicofarmaci sono rimedi assai potenti in grado di incidere profondamente sugli umori, i comportamenti e gli equilibri di una persona; la loro assunzione necessita pertanto l’indispensabile prescrizione da parte di un medico o (meglio ancora) uno psichiatra.

Inoltre è determinante un regolare monitoraggio del paziente da parte dello specialista onde evitare proprio quei fenomeni legati alla dipendenza, l’auto prescrizione oppure la perdita di efficacia da parte del farmaco. Il rischio che un individuo corre nell’assumere psicofarmaci per lunghi periodi, è proprio legato alla possibilità che la sostanza perda la sua efficacia e che il soggetto abbandoni le sue iniziali aspettative miracolistiche rispetto ad esso. In questo modo la persona trova nel farmaco una blanda soluzione di contenimento rispetto ai propri sintomi senza però risolverli definitivamente, Allo stesso tempo teme di abbandonare il farmaco per evitare di vedere acuire le sue problematiche. Il rimedio farmacologico si trasforma per tanto in una stampella alla quale il paziente si sente costretto a ricorrere confermando la sua percezione di debolezza e ridotta autonomia. A questo punto il passo per precipitare verso un rapporto di dipendenza con gli psicofarmaci diventa breve, infatti la consapevolezza che anni di cura farmacologica non abbiano aiutato la persona ad uscire dal proprio malessere si aggiunge all’incapacità di sospenderne l’utilizzo, costringendo l’individuo a rassegnarsi ad un ricorso forzato a tale sostanza.

Se gli psicofarmaci rappresentano l’unica via di soluzione ad un problema è possibile che il soggetto vi si affidi totalmente, ma se i sintomi persistono è altrettanto probabile che la persona non sia capace di tornare indietro, continuando a pensare a se stessa, non solo come malata, ma anche come dipendente. Questo non significa che la risoluzione di problematiche di ordine psicopatologico sia impossibile, anzi.

Come dimostra la letteratura scientifica un intervento di tipo farmacologico integrato ad un percorso di tipo psicoterapeutico rappresenta la modalità più efficace, duratura e con più alta percentuale di riuscita che il paziente possa adottare. Infatti, sebbene i farmaci possiedano un indiscutibile effetto nel contenere, ridurre e sedare i sintomi psicopatologici non hanno alcuna capacità nel restituire un senso ai disagi sofferti dalla persona.

La psicoterapia risponde proprio a questa esigenza: aiutare il paziente nella ricerca di un significato alle proprie sofferenze e nella individuazione di risorse alternative a quelle comunemente adottate per la loro soluzione.

Dott. Ettore Bargellini

 

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