Stress e Lavoro: istruzioni per l’uso.

E’ finalmente uscito il nostro libro, un pratico manuale su come poter rendere il modo di lavorare e l’ambiente lavorativo il meno stressante possibile. Riportiamo di seguito un estratto dall’introduzione. Se qualcuno fosse interessato all’acquisto può contattarci tramite email.

Introduzione

A un certo punto della sua lunga esistenza, quando ormai sentiva l’avvicinarsi della fine del suo tempo e la sua persona era circondata da un’aura quasi mistica, fu rivolta questa domanda al professor Freud: «Ma dottore, alla fine qual è la ricetta per vivere una vita felice?». Freud aspettò qualche secondo, ripassò la domanda nella sua mente e, come capita a volte alle menti geniali, riassunse la ricetta in due parole: «Amore e Lavoro». Può sembrare semplicistica ma davvero non lo è. Infatti è facile pensare che quando una persona vive una vita sentimentale appassionante e appagante e ha un lavoro che lo fa sentire realizzato, allora manca davvero poco affinché possa aspirare alla felicità.

Ciò però genera anche un’altra riflessione, una riflessione sull’importanza che il lavoro ha nella vita dell’essere umano, ma ancora prima: «Cosa significa lavorare?». Se guardiamo all’etimologia latina il termine Labor significa fatica, e per fatica s’intende proprio quella fisica, quella del sudore e delle mani spaccate, quella della schiena ricurva e dei pesi sollevati. Si faticava per vivere perché niente era concesso all’essere umano, tutto doveva essere conquistato. Oggi, nella società occidentale, il lavoro di “fatica” pura non esiste quasi più, o per meglio dire rappresenta una piccola percentuale sul totale dei lavoratori. Ci sono macchine che aiutano a spostare carichi pesanti, che aiutano a spaccare la pietra, che aiutano ad arare i campi. Certo non si scappa “dalla macchina”, non è possibile affrancarsi dal lavoro, la fatica permane anche se in forme diverse. Un altro cambiamento fondamentale è che il lavoro serve sempre alla sopravvivenza dell’uomo, ma serve a un particolare tipo di sopravvivenza, a quella che si potrebbe definire come “sopravvivenza sociale”. Non si lavora esclusivamente per procacciare il cibo alla fami- glia, ma anche per garantire a noi stessi e ai nostri cari la possibilità di godere degli agi che oggi sono dati per scontati, e che sono ormai alla base della nostra quotidianità. Il lavoro rappresenta (o per meglio dire “dovrebbe rappresentare”) la base sicura dalla quale poter far partire e sviluppare i nostri progetti di essere uma- no: una casa, una famiglia, una continuità temporale. Purtroppo non è più così. Il “posto fisso” è diventato quasi una chimera. Il mercato del lavoro ha subìto e sta continuando a subire una profonda trasformazione. Forme contrattuali di precariato non consentono più una progettualità a lungo termine, né una sicurezza sulla quale poter fare affidamento.

Con felicità per il lavoro svolto,

Dott. Cristiano Pacetti & Dott. Ettore Bargellini

 

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