A definire l’alcool come droga è l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’alcool non fa “categoria a sé”, non è corretto dunque parlare di droga ed alcool perché l’una è l’altra cosa. Questo a livello di sostanza. A livello sociale invece la distinzione c’è ed è molto netta. Nessuno (o meglio quasi nessuno) insisterebbe affinché il proprio figlio di 8 anni festeggi il compleanno della zia facendo un tiro di marijuana, ma con un sorso di “spumantino” dolce sì. L’alcool e i suoi derivati sono fortemente inseriti e connaturati al nostro vivere sociale, alle occasioni speciali, allo stare insieme in convivialità; non a caso si parla di ENO-gastronomia, dove il suffisso “eno” (cioè vino) si è legato in maniera simbiotica al cibo, al buon mangiare e dunque buon vivere. In TV non è raro sentire opinioni che esaltano le qualità nutritive di un buon bicchiere di vino a pasto (pranzo e cena) e le pubblicità non fanno che rinforzare l’assioma bere=divertirsi=belle ragazze/i.
Da anni orami sono impegnato attraverso l’associazione ACAT, nella conduzione dei gruppi di ex-alcolisti e la realtà è tristemente molto lontana dal mondo scintillante, innocuo ed ovattato che spesso viene dipinto attorno al consumo di alcool. L’alcool è infatti la prima causa di morte in UE prima di trenta anni e rappresenta in assoluto la DROGA più pericolosa per danni diretti ed indiretti. Uscire dall’alcolismo inoltre è spesso più difficile che abbandonare altre sostanze data l’elevatissima reperibilità e la grande accettazione sociale. Dicevamo, “è più difficile” il che non significa “impossibile”. Il senso di sconforto e di impotenza che spesso avvolge la famiglia dell’alcolista può trasformarsi in spinta a cambiare se si utilizza un approccio terapeutico che sappia sfruttare tutte le risorse possibili (famiglia o familiari su tutti). Uscire dall’alcolismo è possibile a patto però che l’impegno sia da parte di tutto il “sistema famiglia” e non solo del diretto interessato o del familiare che più soffre.
Dott. Cristiano Pacetti


L’incontro degli adolescenti con l’alcol è un momento sempre più precoce quanto preoccupante. Le ripercussioni del consumo in età giovanile di alcolici riguardano sia la sfera fisica, che psicologica, che sociale. Sul versante fisico l’aspetto deleterio riguarda soprattutto il fatto che l’organismo dei ragazzi non possiede ancora gli enzimi necessari per elaborare l’alcol. Di conseguenza questa sostanza va ad incidere con tutto il suo impatto sui giovani, e non ancora formati, tessuti nervosi e del fegato. Sul versante psicologico gli effetti possono essere diversi, ed ovviamente hanno a che vedere con le modalità di reazione e di contenimento che i contesti attorno all’ adolescente adottano. E’ chiaro che bere alcol è un comportamento legittimato e sollecitato nella nostra cultura, di conseguenza, prima o poi, ogni adolescente stabilirà un qualche contatto con essa. Negare questa possibilità con eccessiva rigidità sarebbe forse peggio. La questione si gioca però sul versante dei bisogni psicologici e relazionali che la sostanza va ad appagare o a coprire. Una cosa è bere qualcosa ad una festa o magari per semplice spirito emulativo, un altra è bere per non sentire il peso di un disagio altrimenti insopportabile o per richiamare a se un genitore troppo assente. In questo aspetto, il contesto ( familiare e non solo) deve essere ben sintonizzato e capace di intervenire. Oltre all’informazione e alla prevenzione che gli adulti devono saper fare, è necessario leggere e comprendere quali bisogni profondi l’effetto dell’ alcol potrebbe incrociare. La famiglia, come primo sistema di riferimento dell’individuo, dovrebbe poi ” sostituire” la relazione con l’alcol con relazioni alternative ma allo stesso tempo appaganti all’interno dei propri schemi .Sono diversi anni che mi occupo, presso uno dei molti club per alcolisti in trattamento a Prato, dell’intervento su questa realtà. La mia personale esperienza mi porta a ritenere che proprio l’ approccio familiare-ecologico (Hudolin) sia tra i più incisivi ed efficaci nel sollecitare il cambiamento verso un migliore stile di vita. Questo perchè vi è un coinvolgimento dell’intero sistema che ruota attorno a chi manifesta il problema.Il cambiamento viene così sollecitato attingendo da quelle che sono le risorse di ogni membro e modificandone eventuali dinamiche disfunzionali. Questo perchè i problemi alcol correlati, negli adolescenti soprattutto, si possono leggere ed affrontare meglio all’interno dei sistemi d’appartenenza entro i quali si sviluppano e si manifestano. Questo non significa che l’adolescente non debba mettere a fuoco le proprie fragilità e modificarsi in prima persona. Dico soltanto che quando un giovane beve troppo non solo lui, è coinvolto nel problema. L’attivazione del sistema famiglia,allora, può rappresentare lo strumento migliore per capire i perchè del bere ed i come smettere.