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	<title>Psicologo a Prato</title>
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	<description>Il cambiamento non è soltanto necessario per la vita. E' la vita.</description>
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		<title>Psicologo a Prato</title>
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		<title>Psicologia e Malattia Reumatica</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 09:30:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elcolombre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicopatologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Quella che troverete in allegato a questo post, è il frutto di due anni di lavoro presso il reparto di reumatologia dell&#8217;ospedale di Prato, sotto l&#8217;egidia dell&#8217;Associazione Toscana Malati Reumatici (A.T.Ma.R.). Siamo molto felici di poter condividere con chi vorrà questa versione &#8220;semplificata&#8221; di una ricerca certamente innovativa e, speriamo per voi, interessante. Per poter [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&blog=1945136&post=321&subd=psicologiaprato&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://psicologiaprato.files.wordpress.com/2010/07/atmar.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-323" title="Atmar" src="http://psicologiaprato.files.wordpress.com/2010/07/atmar.jpg?w=270&#038;h=181" alt="" width="270" height="181" /></a></p>
<p>Quella che troverete in allegato a questo post, è il frutto di due anni di lavoro presso il reparto di reumatologia dell&#8217;ospedale di Prato, sotto l&#8217;egidia dell&#8217;Associazione Toscana Malati Reumatici (A.T.Ma.R.). Siamo molto felici di poter condividere con chi vorrà questa versione &#8220;semplificata&#8221; di una ricerca certamente innovativa e, speriamo per voi, interessante.</p>
<p>Per poter scaricare il PDF cliccate <a href="http://psicologiaprato.files.wordpress.com/2010/07/ricerca-atmar.pdf">Ricerca Atmar</a>.</p>
<p>dott. Cristiano Pacetti &amp; dott. Ettore Bargellini</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/psicologiaprato.wordpress.com/321/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/psicologiaprato.wordpress.com/321/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/psicologiaprato.wordpress.com/321/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/psicologiaprato.wordpress.com/321/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/psicologiaprato.wordpress.com/321/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/psicologiaprato.wordpress.com/321/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/psicologiaprato.wordpress.com/321/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/psicologiaprato.wordpress.com/321/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/psicologiaprato.wordpress.com/321/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/psicologiaprato.wordpress.com/321/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&blog=1945136&post=321&subd=psicologiaprato&ref=&feed=1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Dott. Cristiano Pacetti</media:title>
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			<media:title type="html">Atmar</media:title>
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		<title>Stress: un&#8217;altro modo per affrontarlo (parte 2)</title>
		<link>http://psicologo-prato.com/2010/06/10/stress-unaltro-modo-per-affrontarlo-parte-2/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 11:02:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elcolombre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stress]]></category>
		<category><![CDATA[Videogiochi]]></category>
		<category><![CDATA[Prato]]></category>
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		<category><![CDATA[Stress sul lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Con quest’esempio vogliamo mettervi in guardia da tutti quei meccanismi mentali ricorsivi e di auto sabotaggio che tempestano la psicologia del lavoratore sotto stress lasciandolo scivolare in una condizione di solitudine e disperata coazione a ripetere. C’era una volta un ragioniere, Giovanni, al quale venivano assegnati moltitudini di incarichi e responsabilità, mentre i suoi 2 [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&blog=1945136&post=314&subd=psicologiaprato&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_317" class="wp-caption aligncenter" style="width: 465px"><a href="http://psicologiaprato.files.wordpress.com/2010/06/andrea-boyer-abw-265-2006-disegno-su-cartone-schollers-cm-294x60.jpg"><img class="size-full wp-image-317" title="Andrea Boyer, 2006, disegno su cartone schollers" src="http://psicologiaprato.files.wordpress.com/2010/06/andrea-boyer-abw-265-2006-disegno-su-cartone-schollers-cm-294x60.jpg?w=455&#038;h=281" alt="" width="455" height="281" /></a><p class="wp-caption-text">Andrea Boyer,2006</p></div>
<p>Con quest’esempio vogliamo mettervi in guardia da tutti quei meccanismi mentali ricorsivi e di auto sabotaggio che tempestano la psicologia del lavoratore sotto stress lasciandolo scivolare in una condizione di solitudine e disperata coazione a ripetere.</p>
<p>C’era una volta un ragioniere, Giovanni, al quale venivano assegnati moltitudini di incarichi e responsabilità, mentre i suoi 2 colleghi sembrano sempre schivare con disinvoltura e complicità ogni tipo di noia o rimprovero da parte del capo. Questo poveretto, dopo mesi di una tale vita, aveva di fronte a se due possibilità: o fare come il soggetto della vignetta chiudendosi in un carosello psicosomatico senza speranza oppure capire una cosa fondamentale:</p>
<p>La difficoltà a prendere sonno, la rabbia mal riposta, i mal di testa ricorrenti, la spossatezza cronica, l’incapacità di concentrarsi, il senso di svuotamento e disaffezione al lavoro, il desiderio sempre più urgente di piangere o fare una strage non sono soltanto un insieme incomprensibile e nefasto di sintomi. Essi sono l’ultimo, indiretto, poco consapevole modo per comunicare a chi lo circonda il  suo disagio profondo e lo sfinimento insanabile che lo pervadono.</p>
<p>Se il ragioniere trovasse la forza e la consapevolezza necessari per segnalare diversamente al suo contesto di lavoro i problemi che lo affliggono, forse i sintomi non sarebbero più l’unica ed incomprensibile voce a sua disposizione, forse chi lo ascolta riuscirebbe a dare una risposta più soddisfacente ai suoi bisogni.</p>
<p>Vi racconteremo cosa decise di fare il povero Giovanni dopo qualche colloquio di sostegno psicologico.</p>
<p>Ne parlò col suo capo che, diversamente da quanto si poteva aspettare, si era già reso conto di una <em> certa </em>difficoltà sul lavoro del suo dipendente, pur non riuscendo bene a comprendere che cosa gli stesse capitando. Si arrivò a capire che se il direttore aveva deciso di non intervenire era perché l’impiegato pareva quasi evitarlo tradendo una sorta mal celata indisposizione nei suoi confronti. Il superiore, in ragione di quell’atteggiamento, aveva preferito starsene alla larga.</p>
<p>A questo punto vi aspetterete chissà quale intervento radicale da parte dello psicologo per migliorare il rapporto tra i tre colleghi ed equilibrare i loro compiti, o magari un training tanto lungo quanto costoso per aiutare il mal capitato a sopportare meglio lo stress.</p>
<p>Niente di tutto questo! Partendo dalla considerazione che lo stress professionale può essere inteso e trattato come una forma di comunicazione che si sviluppa all’interno di un determinato contesto, l’impiegato è stato semplicemente sostenuto nel modificare alcuni dettagli nel sue abitudini comunicative e di relazione con i colleghi:</p>
<p>Una volta informato della situazione anche il direttore fu messo nella condizione di poter venire incontro alle esigenze di Giovanni. Con la scusa di “ riconfigurare la disposizione degli uffici” (ogni tanto il tecnicismo del gergo burocratico può tornare persino utile) venne cambiata la postazione a uno dei due colleghi, sostituendola con quella del nostro impiegato; inoltre, per evitare pericolose resistenze o sabotaggi da parte dei due a questo cambiamento, venne chiesto al ragionier Giovanni di investire una piccola somma  di spiccioli per migliorare il suo rapporto con loro. Considerando  le modeste capacità del ragioniere nel prendere l’iniziativa o nel sapersi relazionare, gli proponemmo di offrire per un paio di volte a settimana il caffè a entrambi i colleghi. In pratica gli si chiedeva di fare una cosa apparentemente banale; offrire dei caffè, un espediente semplice ma incredibilmente risolutivo. L’efficacia di quest’intervento sta proprio nella comunicazione. Primo: il semplice spostamento delle postazione aveva interrotto una precedente organizzazione, non soltanto dal punto di vista spaziale, ma aveva alterato il gioco di alleanze e di esclusioni specifiche di quel sistema.  Fino a quel momento i due colleghi avevano tra di loro una relazione e una comunicazione complice, diretta, certamente amichevole e solidale, ma tutto questo era limitato all’interno del loro rapporto. Da questo tipo di comunicazione era palesemente escluso il protagonista della nostra storia; la disposizione dei loro posti testimoniava la distanza e la differenza tra loro, anzi, le alimentava.</p>
<p>Secondo: l’offerta di caffè non voleva essere soltanto un gesto per farsi apprezzare dai colleghi e fargli accettare meglio quel cambiamento; ma rappresentava una vera e propria innovazione nel registro comunicativo di Giovanni. Con l’aiuto di qualche tazzina d’alcaloide il ragioniere stava passando da una comunicazione esclusivamente incentrata sul rapporto e sul conflitto professionale, ad una comunicazione informale, quella tipica di tre persone che si stanno rilassando davanti a un caffè. Durante la ricreazione infatti si usa un linguaggio più sciolto e libero, aiutando così lo stabilirsi di un rapporto più intimo e personale. Con una tazza in mano i tre, riuscirono più facilmente a sganciarsi dai soliti discorsi sul fare e sul produrre, spesso animati da competizione e sotterranea rivalità, per addentrarsi in tematiche più libere, disinteressate e confidenziali. In definitiva si stava stabilendo un tipo di comunicazione alternativa rispettò alla realtà che giorno dopo giorno si era consolidata. Nella precedente situazione ognuno era arroccato nella sua trincea, ognuno interpretava l’altro come origine del problema e a Giovanni non era rimasto che lo stress, come ultima e disperata risorsa per segnalare il duo disagio inesprimibile. Inutile dire che ampliando le sue possibilità di comunicazione e di contatto con i propri compagni di lavoro, il ragionier Giovanni vide rapidamente svanire i sintomi del suo stress.</p>
<p>A quel punto non aveva più scuse per non andare in palestra o per passare un pò di tempo con sua moglie, ma questa è tutta un’altra storia.</p>
<p>Con questo esempio si è voluta sottolineare con forza la funzione di relazione ed espressiva di ogni sintomatologia legata allo stress. Se accettiamo che lo stress non sia un virus che all’improvviso infesta il nostro corpo, ma piuttosto una serie di segni che trovano origine, sviluppo e soprattutto un senso all’interno dell’ambiente in cui si manifestano, allora possiamo cominciare a pensare che risolvere lo stress non significhi necessariamente cambiare lavoro, prendere dei calmanti o diventare più capaci nel sopportarlo. Molto spesso il sintomo diventa l’ultima carta da giocare quando non riusciamo a  “parlare con altri linguaggi”.</p>
<p style="text-align:right;">Dott. Ettore Bargellini</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/psicologiaprato.wordpress.com/314/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/psicologiaprato.wordpress.com/314/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/psicologiaprato.wordpress.com/314/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/psicologiaprato.wordpress.com/314/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/psicologiaprato.wordpress.com/314/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/psicologiaprato.wordpress.com/314/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/psicologiaprato.wordpress.com/314/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/psicologiaprato.wordpress.com/314/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/psicologiaprato.wordpress.com/314/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/psicologiaprato.wordpress.com/314/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&blog=1945136&post=314&subd=psicologiaprato&ref=&feed=1" />]]></content:encoded>
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		<title>Stress: un&#8217;altro modo per affrontarlo (parte 1)</title>
		<link>http://psicologo-prato.com/2010/06/09/stress-unaltro-modo-per-affrontarlo-parte-1/</link>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 15:39:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elcolombre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Psicopatologia]]></category>
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		<category><![CDATA[psicosomatica]]></category>
		<category><![CDATA[Stress]]></category>

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		<description><![CDATA[Stress: una forma di linguaggio! Cosa pensereste se vi dicessimo che lo stress, per quanto spiacevole sia, rappresenti soltanto una delle svariate forme di comunicazione a disposizione dell’uomo? Per spiegare questo concetto c’è bisogno di fare un passo indietro e partire da uno degli assiomi fondamentali della comunicazione umana: “ l’uomo non può non comunicare”. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&blog=1945136&post=307&subd=psicologiaprato&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://psicologiaprato.files.wordpress.com/2010/06/opera_mostra_bruce_nauman.jpg"><img src="http://psicologiaprato.files.wordpress.com/2010/06/opera_mostra_bruce_nauman.jpg?w=400&#038;h=296" alt="bruce nauman" width="400" height="296" /></a></p>
<p>Stress: una forma di linguaggio!</p>
<p>Cosa pensereste se vi dicessimo che lo stress, per quanto spiacevole sia, rappresenti soltanto una delle svariate forme di comunicazione a disposizione dell’uomo?<br />
Per spiegare questo concetto c’è bisogno di fare un passo indietro e partire da uno degli assiomi fondamentali della comunicazione umana: “ l’uomo non può non comunicare”.<br />
Questa sentenza così lapidaria ci ricorda che ogni nostro comportamento, azione e persino sintomo può e deve essere inscritto all’interno di una qualche relazione.</p>
<p>Ok, se siete degli eremiti e passate la vostra esistenza nella solitudine più severa, forse avete sbagliato lettura. Tutto il resto degli individui che vive e lavora a contatto con propri simili può proseguire.</p>
<p>In funzione di quanto appena scritto ogni situazione che prevede la presenza di almeno due persone riconosce alla totalità delle nostre manifestazioni una funzione comunicativa. Di conseguenza, a prescindere dall’ambiente, dobbiamo concludere che se le persone condividono lo stesso spazio esse sono continuamente impegnate a comunicare. A pensarci bene la nostra vita è interamente scandita da contatti con l’Altro.<br />
La famiglia, la coppia, la scuola, lo sport e, dulcis in fundo, il lavoro.<br />
Certo, le forme d’espressione del nostro repertorio sono molteplici, più o meno efficaci e volontarie; così tutto quel corteo sintomatologico che accompagna lo stress lavorativo può assumere un significato per coloro che ci circondano. Sebbene possa apparire come un dramma tutto personale, lo stress sul lavoro nasce e si esprime prevalentemente in un luogo condiviso con l’Altro (colleghi, clienti, superiori, ecc.)<br />
Di conseguenza gli altri, non solo contribuiscono attivamente al nostro stress, ma ad esso reagiscono e possono essere parte della sua soluzione.<br />
Nella maggior parte dei casi chi lavoro sotto la gogna dello stress non riesce a interpretare e gestire le proprie difficoltà all’interno delle relazioni che vive, manca cioè di una visione più ampia e interconnessa all’altro. La tendenza più comune è quella di chiudersi nel proprio problema, ritenendo gli altri inadatti, insensibili, responsabili delle nostre sventure o incapaci di poterle risolvere. In definitiva ci escludiamo dalla possibilità di vedere il problema attraverso una prospettiva allargata, gli esperti direbbero sistemica, che faccia leva sugli aspetti relazionali dello stress. Le manovre di sterile irrigidimento e chiusura sono evidenti nei tipici processi mentali del lavoratore stressato. Si stabiliscono di fatto pensieri ricorsivi e senza via d’uscita che imprigionano il pensiero in uno schema tanto ripetitivo quanto inutile.<br />
Il tipico esempio è quello di una persona (e ce ne sono molte) che vive il lavoro come una tortura insopportabile, consacrando l’intera giornata a pensare al momento in cui tornerà a casa per mettersi finalmente a riposo. Lavora al limite della sopportazione, costantemente sull’orlo di una crisi, vorrebbe risolvere il problema ma in realtà confida soltanto nel momento tanto atteso in cui tornerà a casa, come sempre sfinito, per gettarsi sul divano o sprofondare sul letto. In sostanza si è rassegnato a sopportare, non ad affrontare la situazione, si rimette passivamente alla fuga dal lavoro una volta arrivate le tanto agognate cinque del pomeriggio.<br />
Finalmente torna a casa! Teso, traumatizzato da otto ore di calvario quotidiano, non gli sono rimaste energie neanche per salutare la moglie. L’abbonamento in palestra è scaduto ormai da mesi e gli amici hanno smesso da tempo di provare a coinvolgerlo. In effetti quando una persona torna da lavoro in condizioni tanto disastrate pensa soltanto a una cosa: riposare.<br />
Così lui ci prova a recuperare ma&#8230; strano, non ci riesce fino in fondo. C’è un pensiero ridondante e molesto che pare non abbandonarlo più: domani deve andare a lavoro.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/psicologiaprato.wordpress.com/307/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/psicologiaprato.wordpress.com/307/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/psicologiaprato.wordpress.com/307/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/psicologiaprato.wordpress.com/307/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/psicologiaprato.wordpress.com/307/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/psicologiaprato.wordpress.com/307/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/psicologiaprato.wordpress.com/307/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/psicologiaprato.wordpress.com/307/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/psicologiaprato.wordpress.com/307/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/psicologiaprato.wordpress.com/307/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&blog=1945136&post=307&subd=psicologiaprato&ref=&feed=1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Dott. Cristiano Pacetti</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Farmaci, psicofarmaci e parafarmaci.</title>
		<link>http://psicologo-prato.com/2010/05/07/farmaci-psicofarmaci-e-parafarmaci/</link>
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		<pubDate>Fri, 07 May 2010 08:45:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elcolombre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicofarmaci]]></category>

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		<description><![CDATA[In merito all&#8217;articolo di ieri sull&#8217;uso degli psicofarmaci, ho trovato oggi un&#8217;interessantissima ricerca effettuata sull&#8217;aumento delle prescrizioni dei farmaci in generale. L&#8217;articolo è molto ben scritto e molto, molto interessante, per leggerlo nella sua interezza cliccate QUI Di seguito voglio riassumere alcuni tra gli elementi più interessanti (a mio avviso) dello scritto. In Inghilterra, il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&blog=1945136&post=299&subd=psicologiaprato&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://psicologiaprato.files.wordpress.com/2010/05/socialized-medicine11.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-301" title="socialized-medicine1" src="http://psicologiaprato.files.wordpress.com/2010/05/socialized-medicine11.jpg?w=300&#038;h=216" alt="" width="300" height="216" /></a></p>
<p>In merito all&#8217;articolo di ieri sull&#8217;uso degli psicofarmaci, ho trovato oggi un&#8217;interessantissima ricerca effettuata sull&#8217;aumento delle prescrizioni dei farmaci in generale. L&#8217;articolo è molto ben scritto e molto, molto interessante, per leggerlo nella sua interezza cliccate <a href="http://saluteinternazionale.info/2010/04/una-pillola-per-ogni-malattia/">QUI</a><br />
Di seguito voglio riassumere alcuni tra gli elementi più interessanti (a mio avviso) dello scritto.<br />
In Inghilterra, il numero di farmaci prescritti è raddoppiato negli ultimi 20 anni, con un incremento annuale che attualmente si attesta intorno al 4-5%.</p>
<ul>
<li>Le industrie farmaceutiche investono nel marketing dal 20 al 30% del proprio budget (significativo è il confronto con gli investimenti in ricerca e sviluppo, che rappresentano invece il 10-20%).</li>
<li>La medicalizzazione alimenta l’incremento dell’utilizzo di farmaci. I medici, sia come clinici sia come ricercatori, possono infatti contribuire, consapevolmente o inconsapevolmente, ad un’espansione dei limiti del patologico come è avvenuto ad esempio nell’ambito delle patologie psichiatriche (a questo proposito basti ricordare tutte le &#8220;nuove dipendenze&#8221; dallo shopping, alla dipendenza da <a href="http://canali.kataweb.it/salute/2010/04/30/tintarella-artificiale-come-una-droga-tanoressia-lossessione-e-una-malattia/">lampada abbronzante</a>).</li>
<li>Infine, (si legge sempre nella ricerca inglese) la capacità dei governi di agire come “potere contrastante” viene limitata dalle efficaci attività di lobby dell’industria e dal suo peso nell’economia del paese. Infatti, sebbene i governi abbiano un forte interesse a ridurre la spesa pubblica attraverso la regolamentazione dei prezzi dei farmaci, essi possono trovarsi in una situazione di conflitto per il concomitante desiderio di non danneggiare le industrie farmaceutiche, in quanto forniscono un valido contributo all’economia del paese.</li>
</ul>
<p>Dott. Cristiano Pacetti</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/psicologiaprato.wordpress.com/299/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/psicologiaprato.wordpress.com/299/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/psicologiaprato.wordpress.com/299/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/psicologiaprato.wordpress.com/299/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/psicologiaprato.wordpress.com/299/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/psicologiaprato.wordpress.com/299/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/psicologiaprato.wordpress.com/299/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/psicologiaprato.wordpress.com/299/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/psicologiaprato.wordpress.com/299/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/psicologiaprato.wordpress.com/299/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&blog=1945136&post=299&subd=psicologiaprato&ref=&feed=1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Attacchi di panico ed ansiolitici</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 09:23:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elcolombre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dipendenze]]></category>
		<category><![CDATA[Disturbi d'ansia]]></category>
		<category><![CDATA[Psicofarmaci]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[attacchi di panico]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>

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		<description><![CDATA[Sempre più spesso è possibile assistere ad interventi da parte di medici sui diversi media che, senza troppo lasciare alla disanima dei casi proposti, consigliano di cominciare a prendere ansiolitici di varia natura alla prima comparsa di un attacco di panico (o addirittura alla prima comparsa di sintomi di natura ansiosa). Lungi da me l&#8217;idea [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&blog=1945136&post=295&subd=psicologiaprato&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://psicologiaprato.files.wordpress.com/2010/05/pillola.jpg"><img src="http://psicologiaprato.files.wordpress.com/2010/05/pillola.jpg?w=300&#038;h=281" alt="" title="pillola" width="300" height="281" class="alignnone size-medium wp-image-296" /></a><br />
Sempre più spesso è possibile assistere ad interventi da parte di medici sui diversi media che, senza troppo lasciare alla disanima dei casi proposti, consigliano di cominciare a prendere ansiolitici di varia natura alla prima comparsa di un attacco di panico (o addirittura alla prima comparsa di sintomi di natura ansiosa). Lungi da me l&#8217;idea di pensare che questi siano i dettami di una logica di mercato che vede nel farmaco (e dello psicofarmaco più in particolare) una fetta consistente degli introiti delle case farmaceutiche. Resta allora da capire perché, si consiglia l&#8217;immediata assunzione di benzodiazepine, quasi senza neanche ascoltare i motivi ed il CONTESTO in cui il paziente accusa la comparsa dei sintomi di matrice ansiosa. Quello che più e più volte, assieme al collega Bargellini, abbiamo detto sulle pagine di questo blog, e che ancora oggi voglio io ribadire è che <em>una pillola, per quanto efficace non da un senso alle cose</em>, e rimane pertanto efficace solo e solamente nel momento in cui la si assume. Con questo non intendo certo svilire l&#8217;efficacia della farmacopea, che in alcune situazione è essenziale al superamento della patologia psichica (come, ad esempio nel caso di gravi depressioni o in gravissime sindromi ansiose), MA a questa si dovrebbe sempre affiancare un supporto tipo psicoterapeutico. La psicoterapia ad oggi è il più mirato e preciso intervento di modificazione psichica cui disponiamo. Certo c&#8217;è da saperla fare, ed è molto più difficile della prescrizione di una medicina. </p>
<p>Dott. Cristiano Pacetti</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/psicologiaprato.wordpress.com/295/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/psicologiaprato.wordpress.com/295/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/psicologiaprato.wordpress.com/295/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/psicologiaprato.wordpress.com/295/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/psicologiaprato.wordpress.com/295/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/psicologiaprato.wordpress.com/295/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/psicologiaprato.wordpress.com/295/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/psicologiaprato.wordpress.com/295/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/psicologiaprato.wordpress.com/295/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/psicologiaprato.wordpress.com/295/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&blog=1945136&post=295&subd=psicologiaprato&ref=&feed=1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Disoccupazione e Depressione</title>
		<link>http://psicologo-prato.com/2009/12/04/disoccupazione-e-depressione/</link>
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		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 14:58:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elcolombre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Depressione]]></category>
		<category><![CDATA[Psicopatologia]]></category>
		<category><![CDATA[Disoccupazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Queste le fredde cifre tratte da Repubblica del primo dicembre 2009: &#8220;più di due milioni di disoccupati in Italia. E&#8217; la prima volta dal marzo del 2004 che l&#8217;Istat rileva un numero così elevato di senza lavoro. A ottobre il tasso di disoccupazione è salito all&#8217;8% dal 7,8% di settembre. Il numero delle persone in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&blog=1945136&post=289&subd=psicologiaprato&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://psicologiaprato.files.wordpress.com/2009/12/disoccupatio1.jpg"><img src="http://psicologiaprato.files.wordpress.com/2009/12/disoccupatio1.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" title="disoccupatio" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-293" /></a><br />
Queste le fredde cifre tratte da Repubblica del primo dicembre 2009: <em>&#8220;più di due milioni di disoccupati in Italia. E&#8217; la prima volta dal marzo del 2004 che l&#8217;Istat rileva un numero così elevato di senza lavoro. A ottobre il tasso di disoccupazione è salito all&#8217;8% dal 7,8% di settembre. Il numero delle persone in cerca di lavoro è di 2.004.000, in aumento del 2% (+39mila persone) rispetto a settembre e del 13,4% (+236mila) su base annua. Il tasso di disoccupazione giovanile &#8211; aggiunge l&#8217;istituto di statistica &#8211; a ottobre è aumentato al 26,9% dal 26,2% di settembre.&#8221;</em><br />
A questo sconsolante quadro si aggiungono le innumerevoli situazioni di lavoro precario cui adesso sembra addirittura dover aspirare un giovane. Ma se la precarietà crea ansia, non potendo disporre di una progettualità a lungo tempo, non potendo investire nel domani, la disoccupazione si correla molto frequentemente con disturbi ben più gravi. Il primo e quasi inevitabile è un abbassamento del tono dell&#8217;umore che dalla tristezza può arrivare ad una vera e propria patologia depressiva. La persona che si ritrova senza un lavoro a quaranta o cinquanta anni vive una condizione di profondo disagio, determinata da un insieme di fattori che coinvolgono non solo la parte meramente economica (certo essenziale) ma anche e soprattutto il ruolo sociale che viene a modificarsi. Il lavoro è vita perché struttura la personalità, in una qualche misura si è ciò che si fa (anche se, non sempre si ha la fortuna di fare ciò che si è). Ecco dunque che quando manca la routine quotidiana del lavorare viene a mancare una parte essenziale non soltanto del mondo esterno ma anche del cosiddetto mondo interiore. Con pesanti ricadute sul senso di auto-efficacia e di autostima. Queste persone vengono spesso lasciate al loro destino, non ci si preoccupa delle conseguenze, a volte tragiche, che questa nuova condizione può produrre. Uno Stato che aneli davvero al benessere dei suoi cittadini dovrebbe disporre di maggiori ammortizzatori sociali e di un sostegno psicologico gratuito per tutte quelle situazioni a rischio, e non &#8220;stupirsi&#8221; a posteriori per i gesti sconsiderati di omicidio/suicidio che troppo spesso si è costretti a leggere in cronaca. </p>
<p>Dott. Cristiano Pacetti  </p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/psicologiaprato.wordpress.com/289/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/psicologiaprato.wordpress.com/289/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/psicologiaprato.wordpress.com/289/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/psicologiaprato.wordpress.com/289/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/psicologiaprato.wordpress.com/289/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/psicologiaprato.wordpress.com/289/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/psicologiaprato.wordpress.com/289/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/psicologiaprato.wordpress.com/289/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/psicologiaprato.wordpress.com/289/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/psicologiaprato.wordpress.com/289/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&blog=1945136&post=289&subd=psicologiaprato&ref=&feed=1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">disoccupatio</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Bullismo: Vittime e aggressori</title>
		<link>http://psicologo-prato.com/2009/11/12/bullismo-vittime-e-aggressori/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 14:45:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elcolombre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[Psicopatologia]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[psicologo a Prato]]></category>
		<category><![CDATA[Bullismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Le azioni del bullo possono essere molteplici come le analisi che se ne possono fare. Azioni individuali o collettive di tipo: * fisico: prendere a pugni o calci, prendere o maltrattare gli oggetti personali della vittima; * verbale: insultare, deridere, offendere; * indirette: fare pettegolezzi, isolare dal gruppo. Dura nel tempo (settimane o mesi) e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&blog=1945136&post=285&subd=psicologiaprato&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-286" title="imagedispatcher-1.php" src="http://psicologiaprato.files.wordpress.com/2009/11/imagedispatcher-1-php.jpeg?w=455&#038;h=339" alt="imagedispatcher-1.php" width="455" height="339" /><br />
Le azioni del bullo possono essere molteplici come le analisi che se ne possono fare.</p>
<p>Azioni individuali o collettive di tipo:<br />
* fisico: prendere a pugni o calci, prendere o maltrattare gli oggetti personali della vittima;</p>
<p>* verbale: insultare, deridere, offendere;</p>
<p>* indirette: fare pettegolezzi, isolare dal gruppo.</p>
<p>Dura nel tempo (settimane o mesi) e la vittima è impossibilitata a difendersi.<br />
Il bullismo può essere attuato da un singolo individuo o da un gruppo e la vittima può essere, a sua volta, un singolo individuo o un gruppo. Si può distinguere una forma di bullismo diretto, che si manifesta in attacchi relativamente aperti nei confronti della vittima, e di bullismo indiretto, caratterizzato da una forma di isolamento sociale ed in una intenzionale esclusione dal gruppo.  E&#8217; possibile affermare che la scuola sia senza dubbio il luogo in cui questi comportamenti si manifestano con maggiore frequenza, soprattutto durante i momenti di ricreazione, e nell&#8217; uscita da scuola. Proprio a causa di ciò, le vittime dei bulli spesso rifiutono di andare a scuola. Rimproverati e rimproverandosi continuamente di &#8220;attirare&#8221; le prepotenze dei loro compagni, perdono sicurezza e autostima. Questo disagio può influire sulla loro concentrazione e sul loro apprendimento. Spesso ragazzi con sintomi da stress, mal di stomaco e mal di testa, incubi o attacchi d&#8217;ansia, o che marinano la scuola o, peggio ancora, hanno il timore di lasciare la sicurezza della propria casa, sono le vittime prescelte dal bullo. Le conseguenze di tale situazione sono spesso gravi e possono provocare strascichi anche in età di molto successive a quelle del sopruso stesso.nGeneralmente le vittime sono più deboli fisicamente della media dei ragazzi. Anche l&#8217;aspetto fisico (ad esempio l&#8217;obesità) può giocare un ruolo nella designazione della vittima, anche se non è determinante.</p>
<p>Le vittime sono, per lo più, soggetti sensibili e calmi, anche se al contempo sono ansiosi ed insicuri. Se attaccati, reagiscono chiudendosi in se stessi o, se si tratta di bambini piccoli, piangendo. Talvolta soffrono anche di scarsa autostima ed hanno un&#8217;opinione negativa di sé e della propria situazione. Le vittime sono caratterizzate da un modello reattivo ansioso o sottomesso, associato, soprattutto se maschi, ad una debolezza fisica, modello che viene rinforzato negativamente dalle conseguenze dei comportamenti sopraffattori. Tali conseguenze sono sempre a svantaggio della vittima perché non possiede le abilità per affrontare la situazione o, se le possiede, le padroneggia in maniera inefficace. Solitamente le vittime vivono a scuola una condizione di solitudine, di isolamento e di abbandono. Manifestano particolari preoccupazioni riguardo al proprio corpo: hanno paura di farsi male, sono incapaci nelle attività di gioco o sportive, sono abitualmente non aggressivi e non prendono in giro i compagni, ma hanno difficoltà ad affermare se stessi nel gruppo dei coetanei. Il rendimento scolastico è di vario tipo e tende a peggiorare nella scuola media. Queste caratteristiche sono tipiche delle vittime definite passive o sottomesse, che segnalano agli altri l&#8217;insicurezza, l&#8217;incapacità, l&#8217;impossibilità o difficoltà di reagire di fronte agli insulti ricevuti; così le ripetute aggressioni non fanno altro che peggiorare questo quadro di incertezza sulle proprie capacità.</p>
<p>La caratteristica più evidente del comportamento da bullo è chiaramente quella dell&#8217;aggressività rivolta verso i compagni, ma molto spesso anche verso i genitori e gli insegnanti. I bulli hanno un forte bisogno di dominare gli altri e si dimostrano spesso impulsivi. Vantano spesso la loro superiorità, vera o presunta, si arrabbiano facilmente e presentano una bassa tolleranza alla frustrazione. Manifestano grosse difficoltà nel rispettare le regole e nel tollerare le contrarietà e i ritardi. Tentano a volte di trarre vantaggio anche utilizzando l&#8217;inganno. Si dimostrano molto abili nelle attività sportive e di gioco e sanno trarsi d&#8217;impaccio anche nelle situazioni difficili. Al contrario di ciò che generalmente si pensa, non presentano ansia o insicurezze. Sono caratterizzati quindi da un modello reattivo-aggressivo associato, se maschi, alla forza fisica che, suscitando popolarità, tende ad auto-rinforzarsi negativamente raggiungendo i propri obiettivi. I bulli hanno generalmente un atteggiamento positivo verso l&#8217;utilizzo di mezzi violenti per ottenere i propri scopi e mostrano una buona considerazione di se stessi. Il rendimento scolastico è vario ma tende ad abbassarsi con l&#8217;aumentare dell&#8217;età e, parallelamente a questa, si manifesta un atteggiamento negativo verso la scuola. L&#8217;atteggiamento aggressivo prevaricatore di questi giovani sembra essere correlato con una maggiore possibilità, nelle età successive, ad essere coinvolti in altri comportamenti problematici, quali la criminalità o l&#8217;abuso da alcool o da sostanze. All&#8217;interno del gruppo vi possono essere i cosiddetti bulli passivi, ovvero i seguaci o sobillatori che non partecipano attivamente agli episodi di bullismo. È frequente che questi ragazzi provengano da condizioni familiari educativamente inadeguate, il che potrebbe provocare un certo grado di ostilità verso l&#8217;ambiente. Questo fatto spiegherebbe in parte la soddisfazione di vedere soffrire i loro compagni. Questo tipo di atteggiamento è rinforzato spesso da un accresciuto prestigio.</p>
<p>Esiste un&#8217; &#8220;incrocio&#8221; tra vittima e bullo: le vittime provocatrici, caratterizzate da una combinazione di modalità di reazione ansiose e aggressive. Possono essere iperattivi, inquieti e offensivi. Tendono a controbattere e possono essere sgraditi anche agli adulti. Hanno la tendenza a prevaricare i compagni più deboli. Non è raro che il loro comportamento provochi reazioni negative da parte di molti compagni o di tutta la classe. Questo tipo di vittima è meno frequente rispetto alle precedenti e le vittime del primo tipo risultato maggiormente esposte a rischio di depressione. Le vittime presentano sin dall&#8217;infanzia un atteggiamento prudente e una forte sensibilità.</p>
<p>Condizioni che favoriscono il fenomeno</p>
<p>Vari studi hanno evidenziato alcuni fattori che sembrano essere alla base del comportamento aggressivo. Sicuramente un ruolo importante è da attribuire al temperamento del bambino. Un atteggiamento negativo di fondo, caratterizzato da mancanza di calore e di coinvolgimento, da parte delle persone che si prendono cura del bambino in tenera età, è un ulteriore fattore importante nello sviluppo di modalità aggressive nella relazione con gli altri. Anche l&#8217;eccessiva permissività e tolleranza verso l&#8217;aggressività manifestata verso i coetanei e i fratelli crea le condizioni per lo sviluppo di una modalità aggressiva stabile. Un ruolo importante è ricoperto anche dal modello genitoriale nel gestire il potere. L&#8217;uso eccessivo di punizioni fisiche porta il bambino ad utilizzarle come strumento per far rispettare le proprie regole. E&#8217; importante che siano espresse le regole da rispettare e da seguire ma non è educativo ricorrere soltanto alla punizione fisica. Queste non sono sicuramente le uniche cause del fenomeno, anzi, si può dire che esso è inserito in un reticolo di fattori concatenati tra loro. È, comunque, certo che le condotte inadeguate si verifichino, con maggior probabilità quando i genitori non sono a conoscenza di ciò che fanno i figli o quando non hanno saputo fornire adeguatamente i limiti oltre i quali certi comportamenti non sono consentiti. Gli stili educativi rappresentano infatti un fattore cruciale per lo sviluppo o meno delle condotte inadeguate. È interessante sottolineare come il grado di istruzione dei genitori, il livello socio-economico non sembrano essere correlate con le condotte aggressive dei figli. A livello sociale si è visto come anche i fattori di gruppo favoriscano questi episodi. All&#8217;interno del gruppo c&#8217;è un indebolimento del controllo e dell&#8217;inibizione delle condotte negative e si sviluppa una riduzione della responsabilità individuale. Questi fattori fanno sì che in presenza di ragazzi aggressivi anche coloro che generalmente non lo sono lo possano diventare. Per evitare che un bambino ansioso e insicuro diventi una vittima è importante che i genitori lo aiutino a trovare una migliore autostima, una maggiore autonomia e gli forniscano degli strumenti adeguati per affermarsi nel gruppo dei coetanei.</p>
<p>La prevenzione del bullismo</p>
<p>Risulta poco utile agire sul disturbo e sulla psicopatologia ormai conclamata. La specificità di un intervento preventivo è rivolto a tutti gli alunni e non direttamente ai &#8220;bulli&#8221; e alle loro vittime, perché, al fine di un cambiamento stabile e duraturo, risulta maggiormente efficace agire sull&#8217; intero sistema di appartenenza degli studenti. È importante sottolineare questo punto perché, come indicato in letteratura, è inefficace l&#8217;intervento psicologico individuale sul &#8220;bullo&#8221;. Infatti il &#8220;bullo&#8221; non è motivato al cambiamento in quanto le sue azioni non sono percepite da lui come un problema, e queste sono un problema soltanto per la vittima, gli insegnanti e il contesto. L&#8217;intervento diretto sulla vittima, pur efficace a fini individuali, non lo è per quanto riguarda la riduzione del fenomeno del &#8220;bullismo&#8221;. Quella vittima cesserà di essere tale e il bullo ne cercherà presto un&#8217;altra nel medesimo contesto. Quindi, la prevenzione deve interessare gli alunni, gli insegnanti e i genitori. Questi possono farsi carico dei problemi attivando una programmazione contro le prepotenze e promuovendo interventi tesi a costruire una cultura del rispetto e della solidarietà tra gli alunni e tra alunni ed insegnanti. Si è evidenziato che l&#8217;intervento con bambini e ragazzi, deve essere preventivo rispetto a segnali più o meno sommersi del disagio e rispetto alle fisiologiche crisi evolutive. Per questi motivi è necessario attuare un programma di intervento pluriennale di carattere preventivo e diretto al gruppo classe/scuola. E&#8217; utile sottolineare che per rendere efficace e duraturo questo tipo di prevenzione, è necessario che gli insegnanti, gli educatori e le famiglie collaborino, come modelli e come soggetti promotori di modalità adeguate di interazione, affinché l&#8217;esempio possa essere acquisito e diventare uno stile di vita per i ragazzi. Il compito degli insegnanti è quindi quello di intervenire precocemente finché permangono le condizioni per modificare gli atteggiamenti inadeguati. Per migliorare la collaborazione con le famiglie è importante che si spieghi anche ai genitori che i loro figli possono assumere diversi atteggiamenti a seconda degli ambienti in cui si trovano. Questo è utile per prevenire la sorpresa delle famiglie nello scoprire modalità di comportamento differenti a casa e a scuola.</p>
<p>BULLISMO FEMMINILE</p>
<p>Può verificarsi anche il così detto &#8220;bullismo femminile&#8221;. Esso viene poco considerato perchè molto meno vistoso rispetto a quello maschile, ma a causa di ciò più subdolo. Esso si manifesta meno &#8220;fisicamente&#8221; e di più &#8220;verbalmente&#8221; ed &#8220;indirettamente&#8221;. Di solito  colei che infierisce s&#8217;atteggia ad &#8220;ape regina&#8221; e si circonda di altre api isolando chi non le è gradita. mette in atto nei confronti dell&#8217; &#8220;esclusa&#8221; un vero e proprio comportamento persecutorio fatto di pettegolezzi e falsità infondate. Per la vittima diventa difficile chiedere aiuto, perchè il comportamento bullistico e poco evidente e si tende ad attribuire l&#8217;isolamento della vittima ad una sua eventuale timidezza. Si può facilmente immaginare quali possano essere gli esiti per la propria autostima, esiti che possono anche comportare quei disturbi del comportamento alimentare tanto frequenti fra le ragazze.</p>
<p>Di seguito viene riportato un test (che in quanto strumento autocompilabile non possiede l&#8217;attendibilità dei test più rigorosi) per ottenere una generale indicazione ripsetto all&#8217;essere &#8220;vittima&#8221; di un &#8220;bullo&#8221;.</p>
<p>1 Si diverte a tormentarti ? V F<br />
2 Gli piace prenderti in giro o deriderti i? V F<br />
3 Considera divertente vederti sbagliare o farti male ? V F<br />
4 Sottrae o danneggia oggetti che ti appartenengono ? V F<br />
5 Si arrabbia spesso con te ? V F<br />
6 Ti accusa per le cose che gli vanno male ? V F<br />
7 E&#8217; vendicativo nei tuoi confronti se gli ha fatto qualcosa di spiacevole? V F<br />
8 Quando gioca o fa una partita con te vuole essere sempre il vincitore? V F<br />
9 Ricorre a minacce o ricatti per ottenere quello che vuole ? V F<br />
Se hai risposto Vero ad almeno 3 delle domande è molto probabile che tu sia vittima di un bullo, e le indicazioni seguenti potranno esserti utili.</p>
<p>Qualche utile consiglio per i più piccoli.</p>
<p>E&#8217; accaduto che qualcuno ha fatto il prepotente con te o con qualche tuo amico? Forse sarà successo. Viene chiamato bullo chi fa il prepotente o cerca di fare del male ad altri sia con le parole che con le azioni.</p>
<p>Hai di fronte un bullo se qualcuno:</p>
<p>1. E&#8217; aggressivo nei tuoi confronti picchiandoti, sputandoti, ti dà dei morsi, prende le tue cose.<br />
2. Ti insulta, ti fa fare cose che tu non vorresti fare, ti fa sentire uno stupido, ti fa stare male<br />
3. Ti provoca, ti scrive biglietti offensivi, mette in giro bugie su di te<br />
4. Cerca di convincere anche i tuoi amici a isolarti e prenderti in giro<br />
5. Minaccia di picchiare te o qualcuno a cui vuoi bene<br />
Il bullo cerca di usare la violenza per avere quello che vuole, cercando una &#8220;vittima&#8221; che non riesce a difendersi da solo o che considera &#8220;inferiore&#8221; a lui.<br />
Il bullo può essere qualcuno della tua scuola, o qualcuno che consideravi un amico.<br />
L&#8217; intenzione del bullo è quella di spaventare, di mettere paura, perché in questo modo si sente grande e forte, vuole che gli altri pensino che è potente, che ha successo, che tiene tutto e tutti sotto controllo. In realtà spesso è una persona che non ha nessuna di queste &#8220;qualità&#8221;, anzi cerca di nascondere i suoi &#8220;difetti&#8221;.</p>
<p>Gli effetti del bullismo<br />
Quando qualcuno fa il prepotente con te e ti fa stare male, potresti sentirti:</p>
<p>Di valere poco o niente, triste o arrabbiato, senza voglia di giocare o di uscire, con poco appetito o molto appetito<br />
Ti senti male come quando hai la nausea con mal di testa e mal di stomaco,<br />
senza desiderio di andare a scuola<br />
Ecco che cosa devi fare se qualcuno fà il bullo nei tuoi confronti:<br />
Cerca di farti vedere calmo e tranquillo, senza arrabiarti o aver paura, anche se lo sei.<br />
Cerca di evitare cose che non desideri fare<br />
Non pensare a quello che ti dice, anzi, pensa bene di te<br />
Cerca di capire quando è preferibile andare via, evitando il bullo<br />
Se non puoi evitarlo, di fronte alla sua violenza verbale, usa l&#8217;ironia (ti grida &#8220;Sei grasso come un maiale&#8221;. Replica &#8220;Ti sbagli, assomiglio più ad una Balena&#8221;)<br />
Se ti senti un po&#8217; solo cerca di farti nuovi amici, con loro sarà diverso<br />
Racconta a qualcuno di cui ti fidi quello che sta succedendo (un insegnante, un amico più grande di te, i tuoi genitori).<br />
Non avere paura di dirgli quello che succede, non è colpa tua! Parlare con chi ti può aiutare è il modo migliore per risolvere la situazione<br />
Non pensare che dicendolo a qualcuno andrai incontro a problemi peggiori, se chiedi aiuto allora non sei più da solo e potete pensare insieme a come risolvere questo problema<br />
Spiega chiaramente che la situazione ti crea dei problemi e che per te è importante che venga fatto qualcosa.<br />
Continua a parlare di quello che accade finché non otterrai qualche cambiamento.<br />
Non accettare che qualcuno sia aggressivo con te! Non è facile fermarlo ma neanche impossibile.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/psicologiaprato.wordpress.com/285/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/psicologiaprato.wordpress.com/285/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/psicologiaprato.wordpress.com/285/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/psicologiaprato.wordpress.com/285/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/psicologiaprato.wordpress.com/285/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/psicologiaprato.wordpress.com/285/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/psicologiaprato.wordpress.com/285/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/psicologiaprato.wordpress.com/285/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/psicologiaprato.wordpress.com/285/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/psicologiaprato.wordpress.com/285/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&blog=1945136&post=285&subd=psicologiaprato&ref=&feed=1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Dott. Cristiano Pacetti</media:title>
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		<title>Transessualità</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 08:29:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elcolombre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sessualità]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[psicologo a Prato]]></category>
		<category><![CDATA[trans]]></category>
		<category><![CDATA[trans e psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[transessuali]]></category>
		<category><![CDATA[Transessualità]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; &#160; Visto il clamore che di recente si è creato intorno ad una realtà che, diversamente da quanto il mondo politico vorrebbe farci credere, esiste da sempre, mi pare giusto spendere qualche considerazione sull&#8217;argomento transessualità. La prima domanda di fronte alla quale spesso si assiste all&#8217;ignoranza più disarmante o, peggio ancora, al [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&blog=1945136&post=281&subd=psicologiaprato&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_282" class="wp-caption aligncenter" style="width: 465px"><img class="size-full wp-image-282" title="kahlo" src="http://psicologiaprato.files.wordpress.com/2009/11/kahlo.jpg?w=455&#038;h=520" alt="kahlo" width="455" height="520" /><p class="wp-caption-text">Frida Kahlo, autoritratto.</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Visto il clamore che di recente si è creato intorno ad una realtà che, diversamente da quanto il mondo politico vorrebbe farci credere, esiste da sempre, mi pare giusto spendere qualche considerazione sull&#8217;argomento transessualità.</p>
<p>La prima domanda di fronte alla quale spesso si assiste all&#8217;ignoranza più disarmante o, peggio ancora, al pregiudizio altrui è questa:</p>
<p><strong>Chi sono le persone  transessuali?</strong></p>
<p>E&#8217; bene specificare subito chesi tratta di persone del tutto normali sotto il punto di vista biologico e anatomico, ma che soffrono nell&#8217;appartenere al sesso determinato geneticamente. Nutrono cioè  la persistente convinzione di appartenere al sesso opposto. Patiscono nel sentirsi prigionieri in un corpo che percepiscono diverso da quello che vorrebbero avere, desiderando di vivere nel ruolo dell’altro sesso e di essere riconosciuti dalla società come appartenenti al genere, verso il quale si sentono psicologicamente orientati. Questo disagio è così perturbante che per molti  individui l’intervento di riattribuzione chirurgica del sesso diventa una meta indispensabile. Elemento peggiorativo per l&#8217;esistenza  delle persone transessuali è il circuito  nel quale la società, attraverso un&#8217;azione discriminante ed espulsiva, spinge verso la prostituzione (spesso identificata come unico lavoro possibile) sovrapponendo l&#8217;immagine della persona transessuale a quella, dell’oggetto sessuale, della trasgressione e del meretricio.</p>
<p><strong>Molti si chiedono,spesso in termini moralistici e retorici, perchè sempre più uomini e donne siano attratti dai transessuali</strong>. E&#8217; bene specificare che fin dai tempi più remoti l’immaginario erotico dell&#8217;uomo si è alimentato di fantasie collegate a persone con caratteristiche  sessuali di entrambi i sessi. Nel transessuale, come è noto, vi è la compresenza del maschile e del femminile. Anche in alcune divinità si celebra la compresenza degli opposti, ad ogni modo anche le scelte sessuali come molti altri tratti dell&#8217;essere umano possono trascendere una direzione precisa, che esclude il suo opposto, ma contemplare la composizioni di elementi opposti.Secondo alcuni autori  il transessuale moltiplica i segni sessuali  realizzando così una nuova nozione  di &#8220;individuo&#8221;, tipico del nostro tempo, che si riconosce solo nella libertà illimita-ta, senza argini e senza confini. E&#8217; interessante prestare attenzione alle opinioni   di chi sceglie la compagnia dei trans, (pur avendo una vita familiare e di coppia ) e alle motivazioni che vengono da loro riportate:  il trans sembrerebbe ridurre l’ansia da prestazione permettendo di scegliere il ruolo da assumere (attivo/passivo) in base alle circostanze, gli eventi etc. Il rapporto transessuale consentirebbe inoltre  di aggirare l’angoscia  collegata al rapporto con un altro dello stesso sesso e delle stesse sembianze  dell&#8217;individuo.  In questo senso il transessuale  rappresenterebbe un’ideale di trasgressione.</p>
<p><strong>Altro stereotipo e luogo comune è quello di chi crede che e i frequentatori di trans siano omosessuali</strong>. La risposta è non sempre,  non necessariamente. Capita frequentemente  in persone eterosessuali (magari all’interno di coppie regolari e con figli) in forme episodiche e saltuarie che non sempre si traducono in atti sessuali veri e propri.</p>
<p>Come sempre nell&#8217;imbecillità del dibattito televisivo trova spazio qualcuno che non ha altre argomentazioni se non quella di accusare il mondo transessuale di essere sostanzialmente immorale, malato nell&#8217;anima. Questo aprirebbe una riflessione molto lunga e forse inutile, certi pregiudizi sono molto difficili da estirpare. Ci sarebbe da chiedersi se non sia malata una società che ha sempre opposto resistenza alla varietà e alla libertà sessuale; che nello stupido sforzo di negare, o quanto meno di far tacere ciò è sessualmente diverso, in realtà non fa altro che ripudiare  una parte di se stessa.</p>
<p style="text-align:right;">Dott. Ettore Bargellini</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/psicologiaprato.wordpress.com/281/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/psicologiaprato.wordpress.com/281/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/psicologiaprato.wordpress.com/281/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/psicologiaprato.wordpress.com/281/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/psicologiaprato.wordpress.com/281/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/psicologiaprato.wordpress.com/281/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/psicologiaprato.wordpress.com/281/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/psicologiaprato.wordpress.com/281/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/psicologiaprato.wordpress.com/281/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/psicologiaprato.wordpress.com/281/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&blog=1945136&post=281&subd=psicologiaprato&ref=&feed=1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Perversione/parafila: disturbo sessuale?</title>
		<link>http://psicologo-prato.com/2009/11/03/perversioneparafila-disturbo-sessuale/</link>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 13:33:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elcolombre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicopatologia]]></category>
		<category><![CDATA[Sessualità]]></category>
		<category><![CDATA[Disturbo dell'erezione]]></category>
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		<category><![CDATA[parafilia]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-276" title="bondage" src="http://psicologiaprato.files.wordpress.com/2009/11/bondage.jpg?w=340&#038;h=386" alt="bondage" width="340" height="386" /></p>
<p>Etimologicamente la parola perversione deriva dal greco antico “pervetere” cioè “andare contro”, contro la società, contro i suoi costumi, contro le sue leggi morali. La parola perversione porta con se dunque anche una marcata dose di giudizio, il pervertito non solo è quello che compie atti non comuni, ma li compie disattendendo le leggi che dovrebbero regolare il suo comportamento. Non a caso quando ci si riferisce a qualcuno etichettandolo come “pervertito” non lo si fa certo senza sapere di offenderlo in una qualche misura. Così già da tempo nella classificazione clinica dei disturbi mentali, si è sostituita la parola perversione con la parola “parafila” che etimologicamente significa “amare vicino”, quasi a dire che le pratiche del parafiliaco, non saranno convenzionali, ma non fanno male a nessuno… diciamo che il parafiliaco, arriva vicino ad un oggetto del desiderio “normale” ma non ci arriva (o lo supera direbbero loro), e allora per eccitarsi deve farsi camminare sopra con i tacchi a spillo, o farsi urinare addosso, o ancora farsi legare con cinghie di cuoio prima di abbandonarsi all’atto carnale. Va da se che questo cambio di lemma  porta un cambio di prospettiva. Il parafiliaco non fa niente d’illegale, non usa violenza e, solitamente,  chiede l’esaudimento dei suoi desideri a persone senzienti che si prestano a soddisfarle, traendo da quelle pratiche reciproco piacere.  Fin qui tutto bene, il problema è quando queste fantasie sono vissute come “infestanti” dalla persona che le subisce, quando cioè la parafila è “ego-distonica” non viene cioè accettata ma combattuta. Allora la consapevolezza del bisogno di atti così peculiari può far nascere una crisi personale anche molto profonda che può risolversi o negandosi l’accesso alla sfera sessuale oppure prendendone atto e accettandosi per quello che si è.  Nell’elenco che segue le forme più comuni di parafila.</p>
<ul>
<li><strong><a title="Esibizionismo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Esibizionismo">Esibizionismo</a></strong>: il bisogno o il comportamento che porta all&#8217;esposizione dei propri <a title="Apparato genitale" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Apparato_genitale">genitali</a> ad una persona ignara.</li>
<li><strong><a title="Feticismo (sessualità)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Feticismo_(sessualit%C3%A0)">Feticismo</a></strong>: l&#8217;uso esclusivo di oggetti non      direttamente attinenti alla sessualità (es. scarpe, indumenti) o parti del      corpo di una persona, al fine di innescare o aumentare l&#8217;eccitamento      sessuale;</li>
<li><strong><a title="Frottage" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Frottage">Frotteurismo</a></strong>: il bisogno o il comportamento che porta a      toccare o palpeggiare il corpo di una persona non consenziente;</li>
<li><strong><a title="Masochismo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Masochismo">Masochismo</a></strong>: bisogno o comportamento sessualmente      eccitante ricercato nel voler essere umiliati, provare dolore o soffrire      in altri modi;</li>
<li><strong><a title="Sadismo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sadismo">Sadismo</a></strong>: bisogno o comportamento sessualmente      eccitante nel produrre dolore o umiliazione della vittima;</li>
<li><strong><a title="Feticismo di travestimento" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Feticismo_di_travestimento">Feticismo di travestimento</a></strong>: eccitazione e/o piacere sessuale      nell&#8217;indossare abiti del sesso opposto;</li>
<li><strong><a title="Voyeurismo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Voyeurismo">Voyeurismo</a> </strong>( o scoptofilia): il bisogno o il      comportamento che porta a spiare persone ignare mentre sono nude, in      intimo o impegnate in attività/rapporti sessuali;</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dott. Cristiano Pacetti</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/psicologiaprato.wordpress.com/277/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/psicologiaprato.wordpress.com/277/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/psicologiaprato.wordpress.com/277/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/psicologiaprato.wordpress.com/277/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/psicologiaprato.wordpress.com/277/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/psicologiaprato.wordpress.com/277/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/psicologiaprato.wordpress.com/277/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/psicologiaprato.wordpress.com/277/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/psicologiaprato.wordpress.com/277/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/psicologiaprato.wordpress.com/277/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&blog=1945136&post=277&subd=psicologiaprato&ref=&feed=1" />]]></content:encoded>
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		<title>Psicofarmaci: una breve introduzione</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 15:06:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elcolombre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicofarmaci]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[Prato]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_270" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><img class="size-full wp-image-270" title="Andy-Warhol-Grevy-s-Zebra--1983--164405" src="http://psicologiaprato.files.wordpress.com/2009/10/andy-warhol-grevy-s-zebra-1983-164405.jpg?w=400&#038;h=400" alt="Andy-Warhol-Grevy-s-Zebra--1983--164405" width="400" height="400" /><p class="wp-caption-text">Andy Warhol, 1983</p></div>
<p>Proprio perchè gli psicofarmaci non rappresentano il rimedio esclusivo o definitivo per il trattamento delle diverse manifestazioni di patologia mentale, mi sembra giusto rimandare il lettore ad alcune informazioni indispensabili. Ogni persona, non solo il clinico, dovrebbe possedere alcune conoscenze basilari riguardo una categoria farmacologica così diffusa e potenzialmente pericolosa. Più volte è stato ribadito come il farmaco rappresenti un valido sostegno solo se saputo somministrare e saputo togliere al giusto momento. Il rimedio farmacologico infatti, a differenza di una psicoterapia, non restituisce senso alle nostre sofferenze. Le due strategie  ( farmacologica e psicoterapeutica) possono e devono sapersi integrare. Proprio per questo motivo , suggerisco la lettura di questo articolo di Michele Conte. Il testo è semplice e ben fatto, segue uno stile divulgativo ma certamente non superficiale.</p>
<p><span style="color:#ff0000;"><a href="http:/www.ipsico.org/Capitoli%20libri/Gli%20psicofarmaci_parte.prima.pdf">Scarica il PDF: Gli psicofarmaci</a></span></p>
<p style="text-align:right;">
<p style="text-align:right;">
<p style="text-align:right;">Dott. Ettore Bargellini</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/psicologiaprato.wordpress.com/269/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/psicologiaprato.wordpress.com/269/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/psicologiaprato.wordpress.com/269/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/psicologiaprato.wordpress.com/269/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/psicologiaprato.wordpress.com/269/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/psicologiaprato.wordpress.com/269/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/psicologiaprato.wordpress.com/269/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/psicologiaprato.wordpress.com/269/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/psicologiaprato.wordpress.com/269/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/psicologiaprato.wordpress.com/269/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&blog=1945136&post=269&subd=psicologiaprato&ref=&feed=1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Dott. Cristiano Pacetti</media:title>
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