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	<title>Psicologo a Prato &#187; Scienza</title>
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		<title>Psicologo a Prato &#187; Scienza</title>
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		<title>Progressi nella ricerca contro la malattia di Alzheimer</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Mar 2009 14:22:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elcolombre</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riportiamo questo interessante articolo tratto da &#8220;sanità News&#8221;. Una variante di un gene localizzato sul cromosoma X è associata all’aumento del rischio nelle donne di sviluppare la malattia di Alzheimer. E&#8217; quanto rende noto uno studio condotto al Mayo Clinic College of Medicine di Jacksonville (Florida), pubblicato da Nature Genetics. La forma tardiva di Alzheimer [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&amp;blog=1945136&amp;post=121&amp;subd=psicologiaprato&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<p><em>Riportiamo questo interessante articolo tratto da &#8220;sanità News&#8221;.</em></p>
<p>Una variante di un gene localizzato sul cromosoma X è associata all’aumento del  rischio nelle donne di sviluppare la malattia di Alzheimer. E&#8217; quanto rende noto  uno studio condotto al Mayo Clinic College of Medicine di Jacksonville  (Florida), pubblicato da Nature Genetics. La forma tardiva di Alzheimer è un  disordine neurodegenerativo che rappresenta la causa più frequente di demenza  nell’anziano. La variazione del gene APOE è l’unico consistente fattore genetico  conosciuto. In particolare, il gene APOE risulta maggiormente associato alla  suscettibilità per la forma tardiva di malattia di Alzheimer. Il prodotto di  tale gene è una proteina inserita nel complesso lipoproteico HDL, coinvolta nel  metabolismo dei lipidi esogeni. Il gruppo di ricerca guidato da Steven G  Younkin, del Dipartimento di Neuroscienze del college americano, ha condotto uno  studio sul genoma di pazienti affetti da Alzheimer, che ha portato  all’identificazione di una variante nel gene PCDH11X la quale è risultata  altamente associata alla suscettibilità alla malattia. Analizzando i dati per  sesso, gli studiosi hanno rilevato che questa variazione è specificamente  limitata al sesso femminile. PCDH11X decodifica una proteina denominata  protocaderina, che fa parte di una famiglia di molecole che favoriscono  l’aderenza cellula-cellula e lo scambio dei segnali nel sistema nervoso  centrale. Alcune evidenze suggeriscono inoltre che le protocaderine possono  essere spezzate da un enzima legato alle forme precoci della malattia di  Alzheimer.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/psicologiaprato.wordpress.com/121/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/psicologiaprato.wordpress.com/121/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/psicologiaprato.wordpress.com/121/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/psicologiaprato.wordpress.com/121/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/psicologiaprato.wordpress.com/121/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/psicologiaprato.wordpress.com/121/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/psicologiaprato.wordpress.com/121/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/psicologiaprato.wordpress.com/121/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/psicologiaprato.wordpress.com/121/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/psicologiaprato.wordpress.com/121/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/psicologiaprato.wordpress.com/121/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/psicologiaprato.wordpress.com/121/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/psicologiaprato.wordpress.com/121/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/psicologiaprato.wordpress.com/121/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&amp;blog=1945136&amp;post=121&amp;subd=psicologiaprato&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Dott. Cristiano Pacetti</media:title>
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		<item>
		<title>Psicologia e malattie reumatiche.</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Sep 2008 11:55:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elcolombre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[malattie reumatiche]]></category>
		<category><![CDATA[Prato]]></category>
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		<description><![CDATA[Riportiamo alcuni celebri articoli a sostegno di un’ approccio multidisciplinare per la cura ed il sostegno dei pazienti Reumatici. Le evidenze scientifiche, a cui siamo felici di poter aggiungere anche il nostro studio, dimostrano come la componente psichica, non solo quella strettamente fisiologica, sia uno dei fattori scatenanti per l’insorgere di molti disturbi autoimmuni. In [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&amp;blog=1945136&amp;post=58&amp;subd=psicologiaprato&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riportiamo alcuni  celebri articoli a sostegno di un’ approccio multidisciplinare per la cura ed il sostegno dei pazienti Reumatici. Le evidenze scientifiche, a cui siamo felici di poter aggiungere anche il nostro studio, dimostrano come la componente psichica, non solo quella strettamente fisiologica,  sia uno dei fattori scatenanti  per l’insorgere di molti disturbi autoimmuni. In questa prospettiva l’intervento di tipo psicologico rappresenta certamente una valido strumento per aiutare i pazienti a raggiungere un livello più soddisfacente di adattamento migliorandone la qualità della vita.</p>
<p>I cinque tratti comuni nella personalità di persone affette da artrite reumatoide.<br />
La gente che soffre di artrite reumatoide si trova in uno stato di tormento interiore; è probabile che sia eccessivamente cosciente del male, timorosa della critica, depressa con frequenza e con una cattiva immagine di sé stessa, dice il Dr. Robert Fathman, psicologo clinico di Dubli, Ohio. Lui e il medico Norman Rothermich, emerito professore presso l&#8217;Università Statale dell&#8217;Ohio, a Columbus, intrapresero uno studio per valutare i tratti di personalità di pazienti con artrite reumatoide.&#8221;Scoprimmo che hanno una personalità che li induce a sforzarsi eccessivamente ad essere gentili con gli altri, a non appoggiarsi sugli altri per cercare un sostegno emozionale e ad immagazzinare cose nel loro interiore, specialmente la rabbia&#8221; &#8211; spiega il dr. Fathman. E&#8217; notevole la loro conformazione con questi tratti, che sembrano precedere al male invece di esserne il risultato.</p>
<p>Dicono: &#8220;tutto va bene&#8221;; ma non è così. Molti pazienti affetti da artrite reumatoide sono passati inoltre per una situazione prolungata di tensione o rabbia durante la loro vita, continua il dr. Fathman. Ma questa è gente che dirà che tutto è perfetto anche quando tale affermazione dista molto dalla verità.<br />
&#8220;Una donna disse all&#8217;inizio che suo marito era meraviglioso &#8211; ricorda lo stesso medico ; ma quando cominciai a farle più domande, le lacrime cominciarono ad affiorirle agli occhi e confessò che prima di uscire per una passeggiata doveva sottomettersi ad una ispezione. Il marito prendeva un pettine per darle gli ultimi tocchi ai capelli, o le diceva quello di cui aveva bisogno per apparire meglio prima di uscire con lui. Il marito era molto &#8220;controllatore&#8221; e lei gli aveva permesso di esserlo.&#8221;<br />
In ultima analisi, avverte il dr. Fathman, queste persone hanno tanta rabbia repressa, che &#8220;le divora&#8221;.<br />
&#8220;La rabbia va contro la persona stessa &#8221; e in questo caso, il simile può essere autentica realtà. Si considera che l&#8217;artrite reumatoide è una malattia autoimmune, in cui detto sistema va contro il corpo.</p>
<p><span id="more-58"></span></p>
<p>PROVE FISIOLOGICHE DI UN NESSO PSICOLOGICO<br />
In uno studio classico, nel campo della psiconeuroimmunologia, il Dr.George Solomon (psichiatra californiano), e il Dr.Rudolf H.Moos, che all&#8217;epoca era nella facoltà di medicina di Stanford, scoprirono che la gente con predisposizione genetica all&#8217;artrite, ma che è emozionalmente sana, mantiene lontana la malattia.<br />
I dottori Solom e Moos concentrarono la loro attenzione su un fattore sanguineo presente nella maggioranza dei pazienti di artrite reumatoide e in un 20% aprossimativo dei loro pazienti sani. Questo &#8220;fattore reumatoide&#8221; (è il nome con il quale si conosce) è un autoanticorpo che, per qualche peculiarità del sistema immunitario; &#8220;Una bomba ad orologeria genetica che scatta attraverso la salute emozionale.Il problema che si pone è il seguente: perché ci sono persone che rimangono in perfetta salute, nonostante la presenza nel sangue di questo autoanticorpo minaccioso? I dottori Salomon e Moos affermano che la risposta risiede nel loro profilo psicologico. I familiari, fisicamente sani, dei pazienti con artrite la cui prova del fattore reumatoide è risultata positiva, erano senza eccezione, persone emozionalmente sane. Invece i familiari liberi dall&#8217;autoanticorpo costituivano un campione psicologico rappresentativo della popolazione generale, in una scala che andava da gente emozionalmente sana a individui con disturbi considerevoli.itario, reagisce contro gli stessi anticorpi protettori dell&#8217;organismo.</p>
<p style="margin-bottom:0;line-height:100%;" align="left"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Arial,sans-serif;"><span style="font-size:x-small;">&#8220;Questo ci fa pensare che se qualcuno ha il fattore reumatoide nel sangue, ma si mantiene in buone condizioni psicologiche, non contrae l&#8217;artrite &#8211; dice il dr. Solomon. Invece, se ha una predisposizione genetica e soffre lunghi periodi di ansia e/o depressione, o meglio vive un disturbo emozionale grave, ha un alto rischio di contrarre l&#8217;artrite.&#8221;</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;line-height:100%;" align="left"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Arial,sans-serif;"><span style="font-size:x-small;">Poiché un 5% della popolazione generale è portatore di questo autoanticorpo legato all&#8217;artrite, le parole del Dr. Salomon risultano essere un avvertimento per tutti. La sua teoria di una certa relazione tra l&#8217;artrite reumatoide e la tensione emozionale sta incontrando ogni volta maggiore appoggio tra</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;line-height:100%;" align="left"><span style="color:#000000;"> <span style="font-family:Arial,sans-serif;"><span style="font-size:x-small;">medici e ricercatori.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;line-height:100%;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;line-height:100%;" align="left"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Arial,sans-serif;"><span style="font-size:x-small;"><strong>LA TENSIONE COME DETONATORE</strong></span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;line-height:100%;" align="left"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Arial,sans-serif;"><span style="font-size:x-small;">Prima il divorzio; poi l&#8217;artrite reumatoide giovanile.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;line-height:100%;" align="left"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Arial,sans-serif;"><span style="font-size:x-small;">Per esempio il dr. John Baum dell&#8217;Università di Rochester, esaminò le cartelle cliniche di 88 bambini che erano stati trattati per artrite reumatoide giovanile in un ospedale di Rochester. Scoprì che una gran percentuale di essi, molto maggiore che tra la popolazione generale, proveniva da famiglie &#8220;rotte&#8221; e nella metà di questi casi il divorzio o la morte di uno dei progenitori era accaduto entro un lasso di due anni dopo la manifestazione della malattia.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;line-height:100%;" align="left"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Arial,sans-serif;"><span style="font-size:x-small;">&#8220;E&#8217; molto probabile che la tensione sia un detonatore dell&#8217;artrite giovanile&#8221; &#8211; afferma il dr. Baum. Probabilmente non la causa ma sì il detonatore&#8221;.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;line-height:100%;" align="left"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Arial,sans-serif;"><span style="font-size:x-small;">La stessa cosa si applica agli adulti, dice il medico Geroge Ehrlich, vecchio direttore della divisione di reumatologia alla Facoltà di Medicina Hahnemann e all&#8217;Ospedale di Filadelfia. La tensione emozionale può iniziare l&#8217;artrite reumatoide in una persona suscettibile, ed una volta che la malattia si è formalizzata, la tensione può peggiorarla.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;line-height:100%;" align="left"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Arial,sans-serif;"><span style="font-size:x-small;">&#8220;Una tensione acuta (perdita del lavoro, morte in famiglia, divorzio) può causare un&#8217;esplosione di artrite, perché diventa vulnerabile nell&#8217;individuo. Quando si è sotto tensione è facile aprire una breccia nelle difese del corpo. &#8220;Le irritazioni minori e continue sono meno impressionanti, ma possono essere ugualmente nocive.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;line-height:100%;" align="left"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Arial,sans-serif;"><span style="font-size:x-small;">&#8220;Esiste questa cosa che si chiama tensione sana, conviene il Dr.Ehrlich; per esempio, un lavoro stimolante che esercita la mente. E&#8217; la tensione malsana e la frustrazione che lascia la persona esposta alla malattia.&#8221;</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;line-height:100%;" align="left"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Arial,sans-serif;"><span style="font-size:x-small;">Perché le donne contraggono l&#8217;artrite quattro volte di più degli </span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Arial,sans-serif;"><span style="font-size:x-small;">uomini.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;line-height:100%;" align="left"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Arial,sans-serif;"><span style="font-size:x-small;">Ci sono anche implicazioni sociali. &#8221; Le donne soffrono di artrite reumatoidea fino a quattro volte di più degli uomini &#8211; spiega il dr. Robert Fathman &#8211; e credo che si deve a quello che facciamo alle bambine piccole nella nostra società. Insegnamo loro che arrabbiarsi non va bene.&#8221;</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;line-height:100%;" align="left"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Arial,sans-serif;"><span style="font-size:x-small;">Il dr.Fathman assicura che un addestramento in materia di autoaffermazione, tecniche di rilassamento e terapia di gruppo tradizionale , aiutano i suoi pazienti affetti da artrite reumatoidea a vivere meglio. &#8220;Hanno dichiarato di sentire meno dolore e hanno potuto agire meglio. Sono stati capaci di identificare molto chiaramente la tensione con l&#8217;aumento del dolore.&#8221;</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;line-height:100%;" align="left"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Arial,sans-serif;"><span style="font-size:x-small;">Secondo il dr. Ehrlich, nel reparto di artrite del Centro Medico Albert Einstein di Filadelfia, gli psicologi e psichiatri lavorano con i pazienti, insegnando loro ad affrontare la frustrazione e la tensione. Altre cliniche hanno usato tecniche di rilassamento per ridurre il dolore.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;line-height:100%;" align="left"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Arial,sans-serif;"><span style="font-size:x-small;">Anche l&#8217;attività sessuale può servire per alleviare il dolore. Quando i medici della Clinica di Disfunzione Sessuale, nell&#8217;Ospedale della Contea di Cook a Chicago, hanno interrogato 55 persone artritiche sull&#8217;attività sessuale, 24 &#8211; quasi la metà &#8211; ha dichiarato che il sesso non solo le faceva sentire meglio, ma che in realtà alleviava il dolore.</span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Arial,sans-serif;"><span style="font-size:x-small;">L&#8217;età di questi pazienti variavano, dai ventenni fino ai settantenni. La maggioranza si trovava nella scala della maggiore età. &#8221; I dati erano spesso impressionanti &#8211; commenta la d.ssa Wanda Sadoughi &#8211; direttrice della clinica. Non solo si riduceva il dolore, ma la persona ne era libera per varie ore.&#8221;</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;line-height:100%;" align="left"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Arial,sans-serif;"><span style="font-size:x-small;">In che modo il sesso allevia i dolori artritici? &#8221; Le ragioni possono essere varie &#8211; dice la d.ssa Sadoughi: qualcosa di biochimico e/o ormonale [n.d.t. avviene una scarica di cortisolo, emesso dalle ghiandole surrenali]; ma in ogni caso l&#8217;aspetto emozionale ha una grande importanza. E&#8217; possibile che siano compresi i due fattori. Dopotutto la tensione è psicologica e fisiologica e il sesso può alleviare la tensione.&#8221;</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;line-height:100%;" align="left"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Arial,sans-serif;"><span style="font-size:x-small;">Molte persone artritiche permettono che la malattia ponga un freno sessuale maggiore del necessario , continua la d.ssa Sadoughi, ed è un peccato. &#8220;Il sesso è una fonte meravigliosa di autostima, è quel sentimento di potersi dire &#8220;sono ancora desiderato&#8221;, &#8220;valgo ancora&#8221;.</span></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Arial,sans-serif;"><span style="font-size:x-small;">Un buon aggiustamento sessuale può migliorare la prospettiva che ha la persona della vita. Questi pazienti dello studio non hanno permesso che la malattia diventasse un impedimento.</span></span></span></p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/psicologiaprato.wordpress.com/58/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/psicologiaprato.wordpress.com/58/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/psicologiaprato.wordpress.com/58/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/psicologiaprato.wordpress.com/58/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/psicologiaprato.wordpress.com/58/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/psicologiaprato.wordpress.com/58/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/psicologiaprato.wordpress.com/58/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/psicologiaprato.wordpress.com/58/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/psicologiaprato.wordpress.com/58/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/psicologiaprato.wordpress.com/58/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/psicologiaprato.wordpress.com/58/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/psicologiaprato.wordpress.com/58/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/psicologiaprato.wordpress.com/58/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/psicologiaprato.wordpress.com/58/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/psicologiaprato.wordpress.com/58/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/psicologiaprato.wordpress.com/58/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&amp;blog=1945136&amp;post=58&amp;subd=psicologiaprato&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Rapporto tra psiche e malattie autoimmuni</title>
		<link>http://psicologo-prato.com/2008/09/04/rapporto-tra-psiche-e-malattie-autoimmuni/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Sep 2008 13:48:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elcolombre</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  La nostra esperienza di ricerca e clinica all’interno del reparto di reumatologia di Prato, ci ha permesso di approfondire i determinanti  rapporti tra psiche, comportamento, sistemi nervoso, neuroendocrino e immunitario. Per attività neuroendocrina si intende la capacità del sistema nervoso di secernere sostanze (ormoni) che, immesse nel circolo sanguigno andranno ad agire su organi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&amp;blog=1945136&amp;post=54&amp;subd=psicologiaprato&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<tbody>
<tr>
<td width="603" valign="top">
<p class="MsoNormal" style="text-align:left;"><span>La nostra esperienza   di ricerca e clinica all’interno del reparto di reumatologia di Prato, ci ha   permesso di approfondire i determinanti <span> </span>rapporti tra psiche, comportamento, sistemi   nervoso, neuroendocrino e immunitario. Per attività neuroendocrina si intende   la capacità del sistema nervoso di secernere sostanze (ormoni) che, immesse   nel circolo sanguigno andranno ad agire su organi e cellule di altre parti   del corpo.</span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="603" valign="top">
<p class="MsoNormal" align="left"><span>Le ricerche hanno   evidenziato come la psiche e i grandi sistemi biologici (ormonale, nervoso,   immunitario), lavorano in sinergia in influenzandosi a vicenda grazie a   numerose vie di comunicazione bidirezionali.</span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="603" valign="top">
<p class="MsoNormal" align="left"><span>Queste vie sono   rappresentate sia dai nervi, sia da numerose sostanze prodotte e riconosciute   dalle cellule dei diversi sistemi che costituiscono il linguaggio attraverso   cui essi comunicano. Si notato <span> </span>infatti   che le cellule del sistema immunitario hanno recettori per le sostanze   prodotte dal sistema nervoso che in tal modo regola la funzione immunitaria.   Le cellule immunitarie d&#8217;altra parte producono sostanze importanti nei   fenomeni infiammatori (citochine) che una volta raggiunto il cervello, sono   in grado di influenzare l&#8217;umore, il pensiero, il comportamento. </span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="603" valign="top">
<p class="MsoNormal" align="left"><span>Varie molecole   agiscono nei vari sistemi (nervoso ormonale e immunitario) venendo spesso   solo artificiosamente assegnate all&#8217;uno o all&#8217;altro. Ad esempio alcune   cellule del sistema immunitario non solo sono sensibili, ma anche producono   una molecola importante per lo sviluppo e le funzioni del sistema nervoso (il   fattore di crescita nervoso NGF) il quale ha importanti effetti anche   sull&#8217;immunità, sulle infiammazioni e la riparazione dei tessuti.</span></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="603" valign="top">
<p class="MsoNormal" align="left"><span>Tutto ciò spiega i   meccanismi che sono alla base di circostanze note da tempo come ad esempio il   fatto che eventi stressanti, in particolare di perdita, deprimono la funzione   immunitaria o che l&#8217;isolamento psicosociale è predittivo di una maggiore   probabilità di contrarre malattie e di mortalità per tumore, malattia   cardiovascolare e una moltitudine di altre cause. Di contro relazioni   personali di supporto hanno un effetto benefico sull&#8217;immunità e la salute.<span id="more-54"></span><br />
</span></p>
<p> </td>
</tr>
<tr>
<td width="603" valign="top">
<p class="MsoNormal" align="left"><span>La depressione del   sistema immunitario abbassa le difese contro le malattie infettive e lo   sviluppo di tumori; una disregolazione dello stesso sistema indotta da   traumi, emozioni, stress può favorire lo sviluppo di malattie autoimmuni di   vario tipo; dati recenti indicano che la depressione dell&#8217;umore, attraverso   la via neuroendocrina, favorisce l&#8217;insorgenza dell&#8217;aterosclerosi e che la   disregolazione immunitaria può essere il meccanismo centrale per l&#8217;insorgenza   di varie patologie associate all&#8217;invecchiamento come il diabete,   l&#8217;osteoporosi, l&#8217;artrite ecc.. L&#8217;azione delle citochine sul cervello può   avere un effetto su molte attività biologiche da esso regolate (fame, febbre)   o psicologiche (ansia, depressione) con effetti sul comportamento e ciò   spiega ad esempio la sintomatologia generale degli stati infiammatori.</span></p>
<p> </td>
</tr>
<tr>
<td width="603" valign="top">
<p class="MsoNormal" align="left"><span>Alla luce di queste ricerche interventi psicologici che favoriscano il ripristino   di situazioni relazionali armoniche, consentendo un migliore adattamento alle   sfide che pone la vita, sono destinati ad assumere una crescente importanza   nelle strategie da adottare per il mantenimento e il recupero della salute.</span></p>
<p style="text-align:left;"> </p>
</td>
</tr>
</tbody>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/psicologiaprato.wordpress.com/54/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/psicologiaprato.wordpress.com/54/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/psicologiaprato.wordpress.com/54/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/psicologiaprato.wordpress.com/54/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/psicologiaprato.wordpress.com/54/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/psicologiaprato.wordpress.com/54/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/psicologiaprato.wordpress.com/54/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/psicologiaprato.wordpress.com/54/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/psicologiaprato.wordpress.com/54/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/psicologiaprato.wordpress.com/54/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/psicologiaprato.wordpress.com/54/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/psicologiaprato.wordpress.com/54/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/psicologiaprato.wordpress.com/54/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/psicologiaprato.wordpress.com/54/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/psicologiaprato.wordpress.com/54/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/psicologiaprato.wordpress.com/54/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&amp;blog=1945136&amp;post=54&amp;subd=psicologiaprato&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Elettroshock!</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Mar 2008 12:19:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elcolombre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Depressione]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[elettroshock]]></category>

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		<description><![CDATA[  Quando le conoscenze sul funzionamento del cervello umano erano agli albori si pensava che, in casi di conclamata gravità una forte scossa localizzata potesse smuovere la materia cerebrale, come se all&#8217;interno del cranio ci fossero dei &#8220;cristalli&#8221; che in conseguenza dell&#8217;elettricità si mettessero in moto, e poi, si riposizionassero, nella speranza di una conformazione [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&amp;blog=1945136&amp;post=30&amp;subd=psicologiaprato&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://psicologiaprato.files.wordpress.com/2008/03/lampo2hd0.jpg" title="lampo2hd0.jpg"><img src="http://psicologiaprato.files.wordpress.com/2008/03/lampo2hd0.thumbnail.jpg?w=455" alt="lampo2hd0.jpg" /></a></p>
<p>Quando le conoscenze sul funzionamento del cervello umano erano agli albori si pensava che, in casi di conclamata gravità una forte scossa localizzata potesse smuovere la materia cerebrale, come se all&#8217;interno del cranio ci fossero dei &#8220;cristalli&#8221; che in conseguenza dell&#8217;elettricità si mettessero in moto, e poi, si riposizionassero, nella speranza di una conformazione migliore della precedente. Nel frattempo il soggetto pativa convulsioni talmente forti da provocargli in alcuni casi lussazioni alle articolazioni o rottura degli arti. E i giorni seguenti il trattamento non erano certo migliori. Oggi l&#8217;intervento lo si fa in anestesia completa e l&#8217;elettricità viene mirata in zone particolari della corteccia cerebrale, il voltaggio si è abbassato, ma ancora non sappiamo con certezza perché dovrebbe funzionare. Certo qualche caso di gravissima depressione lo avrà anche guarito, ma i risultati non sono permanenti e gli effetti collaterali possono essere devastanti.  Oggi (Anno Domini 2008) c&#8217;è chi propone di aumentare il numero di centri italiani in cui poter effettuare questa &#8220;delicata&#8221; pratica. (Dott. Cristiano Pacetti)</p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Terapia_elettroconvulsivante">Terapia Elettro Convulsivante</a></p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/www1/fatti/elettro/elettro/elettro.html">Aricolo su LaRepubblica </a></p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/psicologiaprato.wordpress.com/30/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/psicologiaprato.wordpress.com/30/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/psicologiaprato.wordpress.com/30/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/psicologiaprato.wordpress.com/30/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/psicologiaprato.wordpress.com/30/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/psicologiaprato.wordpress.com/30/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/psicologiaprato.wordpress.com/30/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/psicologiaprato.wordpress.com/30/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/psicologiaprato.wordpress.com/30/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/psicologiaprato.wordpress.com/30/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/psicologiaprato.wordpress.com/30/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/psicologiaprato.wordpress.com/30/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/psicologiaprato.wordpress.com/30/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/psicologiaprato.wordpress.com/30/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/psicologiaprato.wordpress.com/30/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/psicologiaprato.wordpress.com/30/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&amp;blog=1945136&amp;post=30&amp;subd=psicologiaprato&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Dott. Cristiano Pacetti</media:title>
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		<title>Il fumo e le decisioni</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Mar 2008 10:20:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elcolombre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dipendenze]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[decisione]]></category>
		<category><![CDATA[fumatore]]></category>
		<category><![CDATA[Prato]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno studio diretto dal neuroscienziato Read Montague del Baylor College of Medicine di Houston, sosterrebbe che il fumare abbia delle conseguenze negative sulla capacità decisionale delle persone soprattutto quando queste devono compiere delle scelte in campo economico. Sembra infatti che nella situazione sperimentale creata dagli studiosi americani i soggetti che fanno uso di tabacco non [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&amp;blog=1945136&amp;post=29&amp;subd=psicologiaprato&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno studio diretto dal neuroscienziato Read Montague del Baylor College of Medicine di Houston, sosterrebbe che il fumare abbia delle conseguenze negative sulla capacità decisionale delle persone soprattutto quando queste devono compiere delle scelte in campo economico. Sembra infatti che nella situazione sperimentale creata dagli studiosi americani i soggetti che fanno uso di tabacco non riescano ad imparare dagli investimenti sbagliati tanto quanto invece fanno i non fumatori. Azzardo da parte mia che forse non è il tabacco come sostanza psicoattiva a creare questa differenza ma i tratti di personalità peculiari del fumatore (della persona dipendente), la quale davanti ad evidenze scientifiche, comprovate e indubitabili sui danni del fumo non smette il suo vizio (e cioè non impara).</p>
<p>L&#8217;articolo lo trovate <a href="http://it.notizie.yahoo.com/ansa/20080302/tts-il-fumo-annebbia-la-capacita-decisio-97cd5f9.html">qui. </a> (Dott. Cristiano Pacetti)</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/psicologiaprato.wordpress.com/29/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/psicologiaprato.wordpress.com/29/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/psicologiaprato.wordpress.com/29/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/psicologiaprato.wordpress.com/29/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/psicologiaprato.wordpress.com/29/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/psicologiaprato.wordpress.com/29/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/psicologiaprato.wordpress.com/29/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/psicologiaprato.wordpress.com/29/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/psicologiaprato.wordpress.com/29/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/psicologiaprato.wordpress.com/29/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/psicologiaprato.wordpress.com/29/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/psicologiaprato.wordpress.com/29/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/psicologiaprato.wordpress.com/29/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/psicologiaprato.wordpress.com/29/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/psicologiaprato.wordpress.com/29/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/psicologiaprato.wordpress.com/29/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&amp;blog=1945136&amp;post=29&amp;subd=psicologiaprato&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Dubbi sugli antidepressivi</title>
		<link>http://psicologo-prato.com/2008/02/29/dubbi-sugli-antidepressivi/</link>
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		<pubDate>Fri, 29 Feb 2008 14:43:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elcolombre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[antidepressivi]]></category>
		<category><![CDATA[articolo]]></category>
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		<description><![CDATA[Il quotidiano inglese &#8220;Indipendent&#8221; ha pubblicato qualche giorno fa il risultato di uno studio sugli antidepressivi i quali, stando ai ricercatori non avrebbero mostrato risultati significativi rispetto al placebo nella cura della depressione. «Stando ai risultati - ha osservato il professor Kirsch &#8211; non sembrano esserci grandi motivi per prescrivere gli antidepressivi se non alle [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&amp;blog=1945136&amp;post=28&amp;subd=psicologiaprato&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il quotidiano inglese &#8220;Indipendent&#8221; ha pubblicato qualche giorno fa il risultato di uno studio sugli antidepressivi i quali, stando ai ricercatori non avrebbero mostrato risultati significativi rispetto al placebo nella cura della depressione. «<i>Stando ai risultati </i>- ha osservato il professor Kirsch &#8211; <i>non sembrano esserci grandi motivi per prescrivere gli antidepressivi se non alle persone affette da depressione grave</i>».</p>
<p>L&#8217;articolo intero pubblicato sul Corriere della Sera lo potete trovare <a href="http://www.corriere.it/salute/08_febbraio_26/antidepressivi_placebo_678246e6-e462-11dc-9486-0003ba99c667.shtml">qui.</a> (Dott. Cristiano Pacetti)</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/psicologiaprato.wordpress.com/28/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/psicologiaprato.wordpress.com/28/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/psicologiaprato.wordpress.com/28/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/psicologiaprato.wordpress.com/28/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/psicologiaprato.wordpress.com/28/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/psicologiaprato.wordpress.com/28/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/psicologiaprato.wordpress.com/28/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/psicologiaprato.wordpress.com/28/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/psicologiaprato.wordpress.com/28/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/psicologiaprato.wordpress.com/28/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/psicologiaprato.wordpress.com/28/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/psicologiaprato.wordpress.com/28/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/psicologiaprato.wordpress.com/28/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/psicologiaprato.wordpress.com/28/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/psicologiaprato.wordpress.com/28/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/psicologiaprato.wordpress.com/28/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&amp;blog=1945136&amp;post=28&amp;subd=psicologiaprato&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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