Posts filed under 'Disturbi d'ansia'
Attacchi di panico ed ansiolitici

Sempre più spesso è possibile assistere ad interventi da parte di medici sui diversi media che, senza troppo lasciare alla disanima dei casi proposti, consigliano di cominciare a prendere ansiolitici di varia natura alla prima comparsa di un attacco di panico (o addirittura alla prima comparsa di sintomi di natura ansiosa). Lungi da me l’idea di pensare che questi siano i dettami di una logica di mercato che vede nel farmaco (e dello psicofarmaco più in particolare) una fetta consistente degli introiti delle case farmaceutiche. Resta allora da capire perché, si consiglia l’immediata assunzione di benzodiazepine, quasi senza neanche ascoltare i motivi ed il CONTESTO in cui il paziente accusa la comparsa dei sintomi di matrice ansiosa. Quello che più e più volte, assieme al collega Bargellini, abbiamo detto sulle pagine di questo blog, e che ancora oggi voglio io ribadire è che una pillola, per quanto efficace non da un senso alle cose, e rimane pertanto efficace solo e solamente nel momento in cui la si assume. Con questo non intendo certo svilire l’efficacia della farmacopea, che in alcune situazione è essenziale al superamento della patologia psichica (come, ad esempio nel caso di gravi depressioni o in gravissime sindromi ansiose), MA a questa si dovrebbe sempre affiancare un supporto tipo psicoterapeutico. La psicoterapia ad oggi è il più mirato e preciso intervento di modificazione psichica cui disponiamo. Certo c’è da saperla fare, ed è molto più difficile della prescrizione di una medicina.
Dott. Cristiano Pacetti
Add comment maggio 6, 2010
Disturbo ossessivo compulsivo
Il disturbo ossessivo compulsivo (DOC) è una realtà psicopatologica piuttosto diffusa. Tratti o caratteristiche di natura ossessiva si possono inoltre rintracciare in molti quadri clinici . La tendenza al controllo, all’ordine o alla schematicità è infatti un elemento assolutamente ubiquitario e, entro certi limiti, normale.Di conseguenza si potrebbe parlare di ossesivo-compulsività in continuum che si muove dalla normalità alle forme più severe di disturbo. Di seguito riporterò alcune tra le caratteristiche predominanti di questo disturbo. Vorrei però integrare a questo elenco diagnostico, che come tale non dice nè rappresenta affatto la storia di nessuno, alcune immagini tratte dal cinema. Mezzo d’espressione, assieme alla letteratura, che molto spesso sa affrontare più efficacemente di molti manuali clinici l’essenza di molti mali che affliggono l’essere umano. Qualcosa è cambiato è un film divertente ma con ottimi spunti di riflessione…..
Le caratteristiche essenziali del disturbo ossessivo compulsivo sono pensieri, immagini o impulsi ricorrenti che creano allarme o paura e che costringono la persona a mettere in atto comportamenti ripetitivi o azioni mentali.
Come il nome stesso lascia intendere, il disturbo ossessivo compulsivo è caratterizzato da ossessioni e compulsioni. Almeno l’80% dei pazienti con DOC ha sia ossessioni che compulsioni, meno del 20% ha solo ossessioni o solo compulsioni.
Le ossessioni sono pensieri, immagini o impulsi che si presentano più e più volte e sono al di fuori del controllo di chi li sperimenta. Tali idee sono sentite come disturbanti e intrusive, e, almeno quando le persone non sono assalite dall’ansia, sono giudicate come infondate ed insensate. Le persone con disturbo ossessivo compulsivo possono preoccuparsi eccessivamente dello sporco e dei germi. Possono essere terrorizzate dalla paura di avere inavvertitamente fatto del male a qualcuno, di poter perdere il controllo di sé e diventare aggressive in certe situazioni, di aver contratto malattie infettive o di essere omosessuali, anche se di solito riconoscono che tutto ciò non è realistico. Le ossessioni sono accompagnate da emozioni sgradevoli, come paura, disgusto, disagio, dubbi, o dalla sensazione di non aver fatto le cose nel “modo giusto”, e gli innumerevoli sforzi per contrastarle non hanno successo, se non momentaneo.
Le compulsioni tipiche del disturbo ossessivo compulsivo vengono anche definite rituali o cerimoniali e sono comportamenti ripetitivi (lavarsi le mani, riordinare, controllare) o azioni mentali (contare, pregare, ripetere formule mentalmente) messi in atto per ridurre il senso di disagio e l’ansia provocati dai pensieri e dagli impulsi tipici delle ossessioni. Costituiscono, cioè, un tentativo di elusione del disagio, un mezzo per cercare di conseguire un controllo sulla propria ansia. In generale tutte le compulsioni che includono la pulizia, il lavaggio, il controllo, l’ordine, il conteggio, la ripetizione ed il collezionare si trasformano in rigide regole di comportamento e sono spesso bizzarre e francamente eccessive.
Il disturbo ossessivo compulsivo colpisce, indistintamente per età e sesso, dal 2 al 3% della popolazione. Può infatti manifestarsi sia negli uomini sia nelle donne, indifferentemente, e può esordire nell’infanzia, nell’adolescenza o nella prima età adulta
L’età tipica in cui compare più frequentemente è tra i 6 e i 15 anni nei maschi e tra i 20 e i 29 nelle donne. I primi sintomi si manifestano nella maggior parte dei casi prima dei 25 anni (il 15% ha esordio intorno ai 10 anni) e in bassissima percentuale dopo i 40 anni.
Se il disturbo ossessivo compulsivo non viene curato, generalmente tende a cronicizzare e ad aggravarsi progressivamente.
Dottor Bargellini
Add comment giugno 8, 2009
Attacchi di panico

Descrivere un attacco di panico se non lo si è mai provato non è cosa facile. Infatti, al di là di qualsiasi definizione accademica, niente può rendere il senso di profondo terrore e la sensazione di morte o follia imminente che investe la persona senza che questa possa fare null’altro che subire. È come se non ci fosse niente oltre quei minuti, come se il mondo intero si fosse cristallizzato in un unico orribile attimo di terrore. La tachicardia, l’affanno la sensazione che nulla sia reale… parole. Queste sono solo parole di uno psicoterapeuta e non possono neanche avvicinarsi alla verità delle persone che l’hanno provata. Molto spesso le persone che soffrono di questo disturbo finiscono per vergognarsene, per rinunciare a parlarne perché per gli altri, sono loro “sani” non hanno niente di organico a scusare le loro crisi. Quasi vengono colpevolizzati “in fondo si ti senti male è perché ti ci vuoi sentire”.
Oggi in televisione si vedono sempre più di frequente psichiatri e medici generici che inneggiano all’uso di psicofarmaci, decantandone i benefici e l’immediatezza dei risultati. Una pasticca e l’attacco passa. Un’altra pasticca e un altro attacco passa. Poi, magari un giorno si finiscono le pasticche… e ci si accorge che la paura non è finita. Se una cosa la psicoterapia la sa fare bene è proprio quella di curare le patologie di spettro ansioso (cui gli attacchi di panico sono un esimio esponente). Allora il dubbio è che ancora una volta le case farmaceutiche si prendano il lusso di fare diagnosi e cura, senza considerare null’altro che il loro, già gonfio, portafoglio.
Dott. Cristiano Pacetti
Add comment giugno 4, 2009
Attacchi di Panico

Quella che segue è la sbobinatura di un’intervista radiofonica registrata per Radio Fiesole 100
- Salve
Oggi parleremo degli attacchi di panico, una patologia molto diffusa. Ci può spiegare di cosa si tratta, con semplici parole?
- Certo. Gli attacchi di panico sono degli episodi di breve durata (infatti la loro durata media è di circa mezz’ora) in cui l’individuo si sente improvvisamente travolgere da una spaventosa sensazione di terrore, spesso legata all’urgenza di fuggire di fronte a particolari situazioni, dalle quali però sa di non potersi immediatamente allontanare. La sintomatologia è soprattutto organica ed assomiglia a quanto si può provare nelle prime fasi di un infarto, tanto che talvolta al presentarsi del primo attacco la persona chiede di essere portata all’ospedale.
E in quel caso che succede?
- Niente. Accertato subito che non si tratta di un infarto o di altre patologie di natura medica, e riconosciuto il malessere come un disturbo a carattere psicosomatico, la persona viene rimandata a casa, solitamente con l’indicazione di stare tranquilla. Naturale però che tranquilla la persona non ci starà perché l’esperienza che ha vissuto la farà stare nella costante apprensione che possa ripresentarsi un altro attacco di panico. Perché i sintomi vissuti sono realmente terrorizzanti.
Quali sono questi sintomi?
- La sintomatologia è molto varia e comprende: palpitazioni, sudorazione, tremori, dolore al petto, nausea, sensazione di sbandamento, svenimento, de realizzazione e cioè un senso di irrealtà, che non fa che aumentare il panico, depersonalizzazione, ovvero la sensazione di essere staccati da se stessi, quasi come se ci si stesse guardando dall’esterno. Sono quasi sempre presenti la Paura di morire o di stare impazzendo. Naturalmente non è detto che si presentino tutti assieme questi sintomi, ma ne bastano quattro di questi per poter parlare di attacco di panico.
Sembra un disturbo molto serio
- E per certi versi lo è. Una delle difficoltà maggiori che la persona che soffre di attacchi di panico ricorrenti ha è proprio quella di convincere gli altri della sua reale difficoltà. Spesso infatti quelli che ha d’introno tendono a minimizzare l’accaduto dicendo che se dalle analisi non risultano componenti organiche allora non c’è motivo per stare così male. Facendo intendere che, insomma, se sta così, la colpa è anche un po’ sua.
Ed è così?
- No che non è così.
Ma se ne può uscire e se sì, come?
- Certo che se può uscire. Gli attacchi di panico per quanto devastanti e frequenti sono comunque la manifestazione di un’ansia che pervade la persona. Questa ansia la si può combattere o con degli psicofarmaci (gli ansiolitici esistono per questo), che però sono dei sintomatici, agiscono cioè sulle manifestazioni del disturbo e non sulle cause. Oppure la si può affrontare con coraggio nel corso di una terapia psicologica.
Molti però non vanno in terapia per la paura che questa abbia una grande durata.
- So che nell’immaginario comune la terapia è un processo lunghissimo e costosissimo, ma questo non è necessariamente vero. Dipende dall’approccio del terapeuta, e da cosa il paziente vuole. La nostra esperienza dimostra, che nel caso degli attacchi di panico un numero di dieci sedute può essere sufficiente a far scomparire il sintomo.
Il nostro studio infatti può avvalersi di strategie integrate che mirano ad ottenere i migliori risultati nel minor tempo possibile.
Add comment febbraio 23, 2009
Una domanda sull’Ipocondria

Ci è stata sottoposta una domanda riguardo l’ipocondria.
Nel seguente articolo oltre ad informazioni di carattere generale e descrittivo, proverò ad introdurre anche alcuni spunti interpretativi per tale condizione.
Domanda: E’ da circa un anno che mi sento teso e preoccupato di avere qualcosa che non va, dopo un anno di visite mediche di vario genere mi è stato detto che “ e’ SOLO IPOCONDRIA” come se la cosa mi potesse aiutare in qualche modo, potrebbe darmi qualche informazione in più?
Ringraziando in anticipo vi saluto.
I.I.
Risposta: Non è raro che dopo lunghi peregrinaggi da uno specialista all’altro senza ricevere né una diagnosi precisa né una risposta rassicurante , venga suggerita al paziente l’ipotesi di una generica “ipocondria”. Nel peggiore dei casi ci si può sentire liquidati da un’altrettanto generico “ Non si preoccupi lei è soltanto un po’ stressato”.Comunque dando per scontato che l’indicazione da lei ricevuta sia corretta, il nodo centrale del problema non ha tanto a che fare con l’essere affetto da una qualche malattia ( cosa che va in ogni modo verificata) ma con l’ansia e la preoccupazione di poterlo essere.
Capisco quanto possa essere spiacevole la sensazione di essere malati e non riuscire a trovare in chi ti dovrebbe aiutare una soluzione rapida e convincente.
Nella condizione ipocondriaca è come se la persona avesse la paradossale necessità di sentirsi dire che è malata per poter tirare un sospiro di sollievo.
L’ipocondria infatti viene definita come il timore , e a volte la convinzione, da parte del soggetto di essere affetto da un qualche tipo di malattia che però non viene riscontrata da un punto di vista strettamente medico.
Ciò che risulta importante sottolineare è che non si tratta né di simulazione, né di menzogna da parte del soggetto il quale si trova effettivamente a soffrire un insieme di disagi che ne minacciano l’autonomia, le relazioni ed il lavoro.
Molto frequentemente la persona trascorre il suo tempo in uno stato di allerta, sempre attenta a rilevare anche il più piccolo ed insignificante cambiamento corporeo, spesso interpretandolo, dopo lunghe e sofferte ruminazioni,come segni inequivocabili di patologia.
Con il tempo, la convinzione di essere affetti da qualche male non trova più conferma da parte dei medici e dei familiari,facendo sentire la persona sola, incompresa ed indifesa nei confronti della propria sofferenza.
A volte l’assidua frequentazione di medici, la lettura di riviste di settore, rende queste persone dei pazienti molto preparati ed esigenti.
Di conseguenza possono non accontentarsi di una semplice visita generica e delle rassicurazioni del proprio medico sulla loro salute, spesso continuano in una disperata ricerca della loro patologia attraverso visite ed analisi specialistiche sempre più approfondite.
Altro aspetto paradossale e complicante dell’ipocondria è che al momento in cui il medico, credendo di rassicurare il proprio paziente, comunica che non c’è niente di cui preoccuparsi, il soggetto può sentirsi deluso e trascurato da chi dovrebbe aiutarlo a guarire.
È chiaro che la persona ipocondriaca è vittima di una sequenza circolare ed auto rinforzante di eventi che irrigidiscono la sua situazione e sembrano impedire una via d’uscita:
MI SENTO MALATO E MOLTO ANSIOSO perché NON CAPISCO COSA POSSA ESSERE → MI RIVOLGO AD UN MEDICO PERCHE’ POSSA AIUTARMI→ QUESTO INVECE AUMENTA I MIEI DUBBI E LA MIA SENSAZIONE DI IMPOTENZA E RABBIA→ I SINTOMI ANSIOSI SI ACUISCONO ASSIEME ALLA PERCEZIONE DI DEBOLEZZA E FRAGILITA’………E IL CICLO SI RIAVVIA.
E’ ovvio che se questa sequenza di eventi non viene interrotta la persona difficilmente riuscirà da sola a risolvere le sue difficoltà
Un intervento psicoterapeutico in questo caso aiuta innanzitutto a spostare il fuoco dell’attenzione dalle presunte cause organiche del sintomo alle dinamiche psicologiche e relazionali sottostanti.
Spesso dietro al controllo che la persona cerca di esercitare sul proprio corpo e sulle sue reazioni si può celare la necessità di controllare e ricevere le attenzioni dalle persone che stanno più vicine al soggetto.
Come ogni altro sintomo l’ipocondria ha un suo significato ed una sua funzione se collocato all’interno della storia del paziente e del contesto in cui vive.
In molti casi la condizione di malato blocca il sia il soggetto che le persone che gli stanno attorno, magari “proteggendolo” da situazioni che non vorrebbe o non può affrontare.
La psicoterapia , una volta escluse le possibili cause mediche, può certamente aiutare le persone con tratti ipocondriaci ad intraprendere un cammino verso una maggiore autonomia. Tale “sentiero” potrebbe addirittura richiedere più coraggio che farsi diagnosticare una malattia.
1 comment gennaio 26, 2009
Attacchi di panico
La sintomatologia ansiosa che si concretizza in quegli che vengono definiti “attacchi di panico” è purtroppo una delle più diffuse specialmente nella fascia d’età che va dai 18 ai 30 anni. Descrivere in maniera veritiera la sensazione provata in quei momenti non è facile, e credo, neanche possibile. Ma cosa sono questi “attacchi”?
Sono episodi acuti di ansia caratterizzati da un vero e proprio terrore insostenibile che ostacola una qualsivoglia organizzazione del pensiero e dell’azione. Il panico che può associarsi e fenomeni di de-personalizzazione (sensazione di distacco da sé stessi) e di de-realizzazione (senso di irrealtà del mondo) è accompagnato da forti segnali fisici come ipersudorazione, pallore, palpitazioni, tremore, nausea, sensazione di soffocamento etc. Tra gli attacchi di panico si possono distinguere:
- Attacchi di panico provocati dalla situazione quando questi si verificano sempre in concomitanza con una data situazione ad esempio guidando la macchina o sul treno.
- Attacchi di panico sensibili al contesto quando esiste si una relazione col contesto ma meno stretta del precedente esempio
- Attacchi di panico non provocati (inaspettati) quando questi si verificano in presenza di stati mentali in apparenza benigni, come durante il rilassamento, oppure in situazione cui paiono del tutto ingiustificati
Perché si possa parlare di diagnosi di disturbo di panico vi debbono essere attacchi di panico inaspettati e ricorrenti; l’esclusiva presenza di attacchi di panico causati dalla situazione riflette invece, con ogni probabilità, la presenza di una fobia.
Fortunatamente le patologie dello spettro ansioso hanno un’eccellente probabilità di remissione se adeguatamente affrontate. A questo proposito un percorso di tipo psicoterapeutico è sicuramente quello che, oltre alla risoluzione in tempi relativamente brevi, offre anche la minor percentuale di possibilità di ritorno della sintomatologia.
Dott. Cristiano Pacetti
Add comment aprile 23, 2008