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	<title>Psicologo a Prato &#187; Libri</title>
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	<description>Il cambiamento non è soltanto necessario per la vita. E' la vita.</description>
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		<title>Stress e Lavoro: istruzioni per l&#8217;uso.</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Mar 2011 13:38:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elcolombre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Stress]]></category>
		<category><![CDATA[Manuale di sopravvivenza allo stress sul lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; finalmente uscito il nostro libro, un pratico manuale su come poter rendere il modo di lavorare e l&#8217;ambiente lavorativo il meno stressante possibile. Riportiamo di seguito un estratto dall&#8217;introduzione. Se qualcuno fosse interessato all&#8217;acquisto può contattarci tramite email. Introduzione A un certo punto della sua lunga esistenza, quando ormai sentiva l’avvicinarsi della fine del [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&amp;blog=1945136&amp;post=329&amp;subd=psicologiaprato&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><a href="http://psicologiaprato.files.wordpress.com/2011/03/copertina2.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-330" title="COPERTINA" src="http://psicologiaprato.files.wordpress.com/2011/03/copertina2.jpg?w=451&#038;h=614" alt="" width="451" height="614" /></a></p>
<p>E&#8217; finalmente uscito il nostro libro, un pratico manuale su come poter rendere il modo di lavorare e l&#8217;ambiente lavorativo il meno stressante possibile. Riportiamo di seguito un estratto dall&#8217;introduzione. Se qualcuno fosse interessato all&#8217;acquisto può contattarci tramite email.</p>
<p><strong>Introduzione</strong></p>
<p>A un certo punto della sua lunga esistenza, quando ormai sentiva l’avvicinarsi della fine del suo tempo e la sua persona era circondata da un’aura quasi mistica, fu rivolta questa domanda al professor Freud: «Ma dottore, alla fine qual è la ricetta per vivere una vita felice?». Freud aspettò qualche secondo, ripassò la domanda nella sua mente e, come capita a volte alle menti geniali, riassunse la ricetta in due parole: «Amore e Lavoro». Può sembrare semplicistica ma davvero non lo è. Infatti è facile pensare che quando una persona vive una vita sentimentale appassionante e appagante e ha un lavoro che lo fa sentire realizzato, allora manca davvero poco affinché possa aspirare alla felicità.</p>
<p>Ciò però genera anche un’altra riflessione, una riflessione sull’importanza che il lavoro ha nella vita dell’essere umano, ma ancora prima: «Cosa significa lavorare?». Se guardiamo all’etimologia latina il termine Labor significa fatica, e per fatica s’intende proprio quella fisica, quella del sudore e delle mani spaccate, quella della schiena ricurva e dei pesi sollevati. Si faticava per vivere perché niente era concesso all’essere umano, tutto doveva essere conquistato. Oggi, nella società occidentale, il lavoro di “fatica” pura non esiste quasi più, o per meglio dire rappresenta una piccola percentuale sul totale dei lavoratori. Ci sono macchine che aiutano a spostare carichi pesanti, che aiutano a spaccare la pietra, che aiutano ad arare i campi. Certo non si scappa “dalla macchina”, non è possibile affrancarsi dal lavoro, la fatica permane anche se in forme diverse. Un altro cambiamento fondamentale è che il lavoro serve sempre alla sopravvivenza dell’uomo, ma serve a un particolare tipo di sopravvivenza, a quella che si potrebbe definire come “sopravvivenza sociale”. Non si lavora esclusivamente per procacciare il cibo alla fami- glia, ma anche per garantire a noi stessi e ai nostri cari la possibilità di godere degli agi che oggi sono dati per scontati, e che sono ormai alla base della nostra quotidianità. Il lavoro rappresenta (o per meglio dire “dovrebbe rappresentare”) la base sicura dalla quale poter far partire e sviluppare i nostri progetti di essere uma- no: una casa, una famiglia, una continuità temporale. Purtroppo non è più così. Il “posto fisso” è diventato quasi una chimera. Il mercato del lavoro ha subìto e sta continuando a subire una profonda trasformazione. Forme contrattuali di precariato non consentono più una progettualità a lungo termine, né una sicurezza sulla quale poter fare affidamento.</p>
<p>Con felicità per il lavoro svolto,</p>
<p>Dott. Cristiano Pacetti &amp; Dott. Ettore Bargellini</p>
<p>&nbsp;</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/psicologiaprato.wordpress.com/329/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/psicologiaprato.wordpress.com/329/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/psicologiaprato.wordpress.com/329/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/psicologiaprato.wordpress.com/329/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/psicologiaprato.wordpress.com/329/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/psicologiaprato.wordpress.com/329/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/psicologiaprato.wordpress.com/329/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/psicologiaprato.wordpress.com/329/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/psicologiaprato.wordpress.com/329/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/psicologiaprato.wordpress.com/329/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/psicologiaprato.wordpress.com/329/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/psicologiaprato.wordpress.com/329/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/psicologiaprato.wordpress.com/329/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/psicologiaprato.wordpress.com/329/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&amp;blog=1945136&amp;post=329&amp;subd=psicologiaprato&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Dott. Cristiano Pacetti</media:title>
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			<media:title type="html">COPERTINA</media:title>
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		<title>Il disagio della civiltà (2)</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 06:41:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elcolombre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Psicopatologia]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[disagio della civiltà]]></category>
		<category><![CDATA[Freud]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8230;segue dalla prima parte Ecco che finiresti per sottovalutare la potenza e l’attualità di questo saggio. Freud, infatti, non ha mai inteso legittimare una società costruita sulle fantasie d’onnipotenza alle quali l’individuo vorrebbe anelare. Questa sarebbe nient’altro che una prospettiva regredita alla fase orale, quella del tutto e subito, dove l’adulto, come un bambino tiranno, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&amp;blog=1945136&amp;post=264&amp;subd=psicologiaprato&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_265" class="wp-caption aligncenter" style="width: 465px"><img class="size-full wp-image-265" title="hopper_morning-sun" src="http://psicologiaprato.files.wordpress.com/2009/10/hopper_morning-sun.jpg?w=455&#038;h=310" alt="D. Hopper, morning sun" width="455" height="310" /><p class="wp-caption-text">D. Hopper, morning sun</p></div>
<p><a href="http:/psicologo-prato.com/2009/10/22/il-disagio-della-civilta-1/">&#8230;segue dalla prima parte</a></p>
<p style="text-align:justify;line-height:15px;font:12px Helvetica;margin:0;">Ecco che finiresti per sottovalutare la potenza e l’attualità di questo saggio.</p>
<p style="text-align:justify;line-height:15px;font:12px Helvetica;margin:0;">Freud, infatti, non ha mai inteso legittimare una società costruita sulle fantasie d’onnipotenza alle quali l’individuo vorrebbe anelare. Questa sarebbe nient’altro che una prospettiva regredita alla fase orale, quella del <em>tutto e subito,</em> dove l’adulto, come un bambino tiranno, si dimostrerebbe incapace d’integrare al principio di piacere quello più evoluto di realtà.</p>
<p style="text-align:justify;line-height:15px;font:12px Helvetica;margin:0;">In ogni caso, noi, uomini civilizzati, non siamo diventati esattamente così. La nostra civiltà ha preso un’altra e più sofisticata direzione, ed è proprio qui che le parole di Freud assumono un senso tragicamente profetico. Lo psicanalista introduce uno scenario nel quale il soggetto potrebbe perdere ogni volontà d’espressione della sua natura, sostituendo all’essere felice, un aborto: la riduzione dell’infelicità. Questo, inutile negarlo, è un’autoinganno, un meccanismo difensivo utile al sano come il delirio al folle. Nonostante il passare del tempo, Freud vorrebbe ancora metterci in guardia da un vecchio equivoco, quello slittamento, più o meno consapevole, che ci fa prendere per piacere la sopportazione della sofferenza.</p>
<p style="text-align:justify;line-height:15px;font:12px Helvetica;margin:0;">Certo, questa prospettiva potrà lasciarti pesanti strascichi di <em>frustrazione culturale,</em> ma contemporaneamente ne saggerai il prodigioso effetto disincantatore<em>. </em>Ti sarà più facile scorgere nell’ammiccamento costante alla libertà di fottere e consumare o nell’immagine d’individui sempre capaci di scegliere e di godere i frutti che la civiltà mette a disposizione, nient’altro che un grande sedativo.</p>
<p style="text-align:justify;line-height:15px;font:12px Helvetica;margin:0;">Ecco cosa vedrebbe ancora Freud e che, ne sono certo, potresti scorgere anche tu. La civiltà odierna, come quella di un secolo fa, impegnata a fornirci strumenti per rendere più tollerabile il compromesso con la nostra dimensione perennemente svuotata e inappagata. La nevrosi origina dunque dal paradosso al quale è esposto l’uomo moderno. Istituzione, religione, arte o scienza, possono rivelarsi le mura edificate dalla cultura per arginare le forze primitive che si agitano dentro e fuori l’individuo. Ma, mentre il re si arrocca in un castello inespugnabile, i suoi sintomi non possono far altro che ricordargli quanto sia solo e paralizzato.</p>
<p style="text-align:justify;line-height:15px;font:12px Helvetica;margin:0;">Purtroppo, nella fretta di difendersi, l’uomo non ha potuto progettare vie di fuga, eccetto qualche feritoia (i sintomi nevrotici) o la demolizione dell’intero edificio (la psicosi).</p>
<p style="text-align:justify;line-height:15px;font:12px Helvetica;margin:0;">A questo punto spetta come sempre a te, lettore caro, scegliere dove collocare Freud e le sue idee. Rammenta però, prima del rogo o della beatificazione, che per l’analista, le voragini dell’inferno come quelle dell’inconscio, non hanno mai rappresentato un confine invalicabile.</p>
<p style="text-align:justify;line-height:15px;font:12px Helvetica;margin:0;">Già nel febbraio del 1914 si congederà così da alcuni suoi contestatori incoraggiando altre intelligenze a seguirlo.</p>
<p style="text-align:justify;line-height:15px;font:12px Helvetica;margin:0;">“..che il fato riservi una comoda ascesa a tutti quelli per cui il soggiorno negli inferi della psicoanalisi sia diventato sgradevole. A noialtri  sia concesso di portare a termine in pace il nostro lavoro nel profondo.” (Vedi <em>Per la storia del movimento psicoanalitico</em> (1914), Biblioteca Boringhieri N.11, p.</p>
<p style="text-align:justify;line-height:15px;font:12px Helvetica;margin:0;">
<p style="text-align:justify;line-height:15px;font:12px Helvetica;margin:0;">
<p style="line-height:15px;font:normal normal normal 12px/normal Helvetica;text-align:right;margin:0;">Dott. Ettore Bargellini</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/psicologiaprato.wordpress.com/264/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/psicologiaprato.wordpress.com/264/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/psicologiaprato.wordpress.com/264/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/psicologiaprato.wordpress.com/264/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/psicologiaprato.wordpress.com/264/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/psicologiaprato.wordpress.com/264/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/psicologiaprato.wordpress.com/264/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/psicologiaprato.wordpress.com/264/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/psicologiaprato.wordpress.com/264/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/psicologiaprato.wordpress.com/264/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/psicologiaprato.wordpress.com/264/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/psicologiaprato.wordpress.com/264/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/psicologiaprato.wordpress.com/264/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/psicologiaprato.wordpress.com/264/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&amp;blog=1945136&amp;post=264&amp;subd=psicologiaprato&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Il disagio della civiltà (1)</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 17:48:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elcolombre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Psicopatologia]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[disagio della civiltà]]></category>
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		<description><![CDATA[Di seguito Vi propongo alcune riflessioni sull&#8217;opera freudiana: il disagio della civiltà. Troppo spesso si tende a considerare l&#8217;impianto teorico di Freud come esclusivamente rivolto alle dinamiche psichiche individuali. Questo interessante saggio ha il merito di allargare la prospettiva sulla complessa relazione uomo &#8211; società. Come sempre l&#8217;autore sa colpire e scavare nel profondo. Buona [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&amp;blog=1945136&amp;post=259&amp;subd=psicologiaprato&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-260" title="Office_in_a_small_city_hopper_1953" src="http://psicologiaprato.files.wordpress.com/2009/10/office_in_a_small_city_hopper_1953.jpg?w=455&#038;h=314" alt="Office_in_a_small_city_hopper_1953" width="455" height="314" /></p>
<p>Di seguito Vi propongo alcune riflessioni sull&#8217;opera freudiana: il disagio della civiltà.</p>
<p>Troppo spesso si tende a considerare l&#8217;impianto teorico di <a href="http:/psicologo-prato.com/2008/12/22/freud-e-la-cocaina/">Freud</a> come esclusivamente rivolto alle dinamiche psichiche individuali. Questo interessante saggio ha il merito di allargare la prospettiva sulla complessa relazione uomo &#8211; società. Come sempre l&#8217;autore sa colpire e scavare nel profondo.</p>
<p>Buona lettura</p>
<p style="text-align:justify;line-height:15px;font:12px Helvetica;margin:0;">Immagina, caro lettore, il fantasma di Sigmund Freud, gettare il suo occhio clinico e sulla civiltà di oggi. Diciamo che al padre della psicanalisi è venuto in mente di verificare se i disagi sofferti dalle sue vecchie pazienti (per la maggior parte erano donne) siano gli stessi che ancora adesso affliggono il genere umano e forse anche te. Il dottore vuole inoltre sincerarsi che le sue argomentazioni, sul rapporto tra uomo e civiltà, siano sempre attuali e attendibili. Capirai più tardi da dove lo spirito del primo psicoanilista osserva il nostro mondo. Forse dal paradiso dei lungimiranti, dove seguaci ed estimatori l’hanno sempre elevato, forse dal girone degli eretici e blasfemi, dove qualcuno l’avrebbe voluto cacciare volentieri dopo aver letto di un testo così irriverente.</p>
<p style="text-align:justify;line-height:15px;font:12px Helvetica;margin:0;">Con ogni probabilità l’autore resterebbe sorpreso nel constatare l’evoluzione e la diffusione dei disturbi mentali. Nel suo studio si erano per lo più presentate giovani donne borghesi e frustrate. Allora erano isteriche, pazienti designate da una società dominata da severe imposizioni e protocolli comportamentali. I loro sintomi erano l’unico compromesso tra un Super-io castrante e la componente più intima e vorace della psiche umana: l’Es.</p>
<p style="text-align:justify;line-height:15px;font:12px Helvetica;margin:0;">La psicopatologia moderna ha visto praticamente sparire quel tipo di quadro clinico, i rari casi che ancora resistono hanno dovuto cambiare almeno il nome. Oggi dobbiamo chiamare quel male, disturbo da conversione, isteria era “troppo freudiano”.</p>
<p style="text-align:justify;line-height:15px;font:12px Helvetica;margin:0;">Ma se l’isteria non dev’essere neppure diagnosticata, nel frattempo la nosologia psichiatrica annovera centinaia di declinazioni attraverso le quali la mente può urlare la sua insofferenza al mondo. La depressione si è aggiudicata il titolo di male del secolo, gli psicofarmaci detengono il primato nelle vendite medicinali e, <em>quel tentativo di rivolta che è la psicosi,</em> al quale Freud aveva dichiarato la sua impotenza, è diventata una tra le reazioni umane più frequenti quanto irrisolte.</p>
<p style="text-align:justify;line-height:15px;font:12px Helvetica;margin:0;">Detto questo sarebbe un errore se tu, alla luce di quest’epidemiologia, ritenessi il tentativo freudiano di comprendere e risolvere i conflitti psichici, sostanzialmente fallito, immaginandoti un Freud deluso.</p>
<p style="text-align:justify;line-height:15px;font:12px Helvetica;margin:0;">Sicuramente il neurologo viennese guarderebbe alla nostra triste e complessa civiltà con interesse e un certo orgoglio; è di fatto stato lui il primo a spingersi con metodo oltre il puro e semplice dato fisico della sofferenza psichica, aprendo la strada a tutte le successive teorie e classificazioni della mente.</p>
<p style="text-align:justify;line-height:15px;font:12px Helvetica;margin:0;">Immaginati quindi il dottor Freud concentrarsi, non tanto sulla dimensione individuale e intrapsichica dei conflitti umani, ma allargare la sua prospettiva sulla nostra intera società. In effetti una necessità simile l’aveva già avvertita intorno al 1829, quando pubblicò, per l’appunto, il saggio che stringi tra le mani.</p>
<p style="text-align:justify;line-height:15px;font:12px Helvetica;margin:0;">A differenza della maggior parte dei suoi lavori, dedicati alle dinamiche contrastanti che si giocano all’interno di ogni psiche, qui l’autore si riferisce alla responsabilità e all’impatto che l’istanza socioculturale ha sulle vicissitudini mentali. Com’è noto l’autore riconobbe nella funzione regolatrice, repressiva e superegoica della civiltà di allora un elemento di conflitto con la natura pulsionale umana. Da qui, l’inevitabile disagio.</p>
<p style="text-align:justify;line-height:15px;font:12px Helvetica;margin:0;">Ma che razza di mondo potrebbe osservare oggi Freud?</p>
<p style="text-align:justify;line-height:15px;font:12px Helvetica;margin:0;">Come conciliare le teoria freudiana, che vuole un individuo addomesticato nell’aggressività e libidicamente represso, al massimo sublimato, con quello che è diventato il nostro contesto?</p>
<p style="text-align:justify;line-height:15px;font:12px Helvetica;margin:0;">In un epoca dove in apparenza sembriamo pienamente liberi di autodeterminarci, dove sesso e ostentazione di forza imperversano incontrastati, quest’opera potrebbe seriamente rischiare di essere smentita.</p>
<p style="text-align:justify;line-height:15px;font:12px Helvetica;margin:0;">Volendo essere brutali, tu lettore, potresti obiettare:</p>
<p style="text-align:justify;line-height:15px;font:12px Helvetica;margin:0;">&lt;&lt;Ma com’è possibile sentirsi repressi ora che si può fare quasi tutto?&gt;&gt;</p>
<p style="text-align:justify;line-height:15px;font:12px Helvetica;margin:0;">Ecco che finiresti per sottovalutare la potenza e l’attualità di questo saggio.</p>
<p style="text-align:justify;line-height:15px;font:12px Helvetica;margin:0;">(continua)</p>
<div style="text-align:justify;"><span style="font-family:Helvetica, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif;font-size:small;"><span style="font-size:12px;line-height:normal;"> </span></span></div>
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			<media:title type="html">Dott. Cristiano Pacetti</media:title>
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		<title>Il tradimento</title>
		<link>http://psicologo-prato.com/2009/06/24/il-tradimento/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 08:56:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elcolombre</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[Hillman]]></category>
		<category><![CDATA[terapia di coppia]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-206" title="munch-il-vampiro-1893" src="http://psicologiaprato.files.wordpress.com/2009/06/munch-il-vampiro-1893.jpg?w=300&#038;h=273" alt="munch-il-vampiro-1893" width="300" height="273" /></p>
<p>Nel suo  ormai celebre saggio “Senex et puer”  lo psicoanalista <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/James_Hillman">Hillman</a> parla del <a href="http://www.tradimento.net/psicologia_tradimento.htm">tradimento</a> e lo fa, come suo solito, introducendo elementi di grande interesse e novità, all’interno di un dibattito che fino a prima soleva stagnare sulla ricerca del “colpevole”. Per parlare di tradimento bisogna prima definire e capire che cosa è la fiducia, e per farlo Hillman ricorre a quella <em>“fiducia primaria” </em>cui ogni essere umano anela e che è<em> “una situazione in cui si è protetti dal nostro inganno e dalla nostra stessa  ambivalenza”</em> .  Hillman prosegue poi con una verità essenziale sulla fiducia e sul tradimento e cioè che l’uno contiene l’altro e che non è possibile avere fiducia senza la possibilità del tradimento. Il tradimento ci viene solo ed esclusivamente da quei rapporti in dove la fiducia primaria è possibile <em>“noi possiamo essere veramente  traditi solo quando ci fidiamo veramente […] più grandi sono l’amore, la lealtà, l’impegno, l’abbandono e maggiore è il tradimento”</em>. Ne consegue che <em>“la fiducia ha in sé il germe del tradimento”</em> . Ma cosa succede quando si esperisce il tradimento? Cosa accade quando scopriamo che quella relazione a cui c’eravamo dati in totale abbandono, alla quale avevamo confessato cose inconfessabili a chiunque altro si trasforma in tradimento? Accade che l’oro è ridotto a feci e che perle che avevamo consegnato con tanto amore sono in realtà state consegnate ai porci. Accade che ci difendiamo distruggendo non solo quello che era (l’altro) ma anche quello che eravamo (noi stessi). Questa posizione è estremamente protettiva ma porta con sé un enorme pericolo che è quello dell’inganno perpetuato a nostro danno: non si vive una sofferenza autentica, ma <em>“si tradisce se stessi per mancanza di coraggio di essere”</em>. Piuttosto che soffrire dimentichiamo chi eravamo e cosa provavamo nei confronti di chi ci ha tradito. Così l’atteggiamento del cinico, del disilluso, trasformano le persone in qualcosa di diverso, di coartato di vendicativo, o di trattenuto di non vissuto. Ma allora, ci si può a questo punto domandare, che cosa si può fare quando si subisce un tradimento?</p>
<p>Hillman introduce allora il concetto di perdono: “<em>dobbiamo subito dire che il perdono non è cosa facile […] il perdono ha significato solo quando l’Io non può dimenticare né perdonare</em>” e continua: “<em>Né la fiducia né il perdono possono essere compresi fino in fondo senza il tradimento</em>”. E in questa frase che forse si compie il senso ultimo di questo saggio, Hillman infatti illumina il tradimento con una luce nuova e ci fa capire quanto possa essere fase essenziale nella vita di una coppia il capire e l’accettare il tradimento dell’altro (quando questo non è patologico o continuativo). Ci dice anche che mentre uno dovrebbe poter perdonare l’altro dovrebbe poter espiare: “<em>espiazione è mantenere il comportamento silenzioso […] sebbene comprenda fino in fondo quello che ha fatto non lo spiega all’altro, e con ciò espia,  cioè introietta l’accaduto.” </em>Attraverso il dramma del tradimento può rinascere l’amore, perché: “<em>dopo tutto, questo pieno riconoscimento dell’altro non è proprio amore?</em>”</p>
<p>Dott. Cristiano Pacetti</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/psicologiaprato.wordpress.com/205/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/psicologiaprato.wordpress.com/205/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/psicologiaprato.wordpress.com/205/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/psicologiaprato.wordpress.com/205/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/psicologiaprato.wordpress.com/205/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/psicologiaprato.wordpress.com/205/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/psicologiaprato.wordpress.com/205/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/psicologiaprato.wordpress.com/205/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/psicologiaprato.wordpress.com/205/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/psicologiaprato.wordpress.com/205/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/psicologiaprato.wordpress.com/205/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/psicologiaprato.wordpress.com/205/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/psicologiaprato.wordpress.com/205/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/psicologiaprato.wordpress.com/205/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&amp;blog=1945136&amp;post=205&amp;subd=psicologiaprato&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Quando le parole non bastano</title>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2009 13:14:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elcolombre</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:right;"><em></em></p>
<p style="text-align:right;"><em></em></p>
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<p style="text-align:right;"><em></em></p>
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<p style="text-align:right;"><em></em></p>
<p style="text-align:right;"><em></em></p>
<p style="text-align:justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-148" title="Primaveraok" src="http://psicologiaprato.files.wordpress.com/2009/05/primaveraok.jpg?w=455&#038;h=630" alt="Primaveraok" width="455" height="630" /></p>
<p style="text-align:justify;">Questa che segue è la prefazione al libretto che raccoglie i pensieri dei ragazzi delle scuole di Prato che hanno partecipato al progetto &#8220;Prima&#8230;vera Educazione stradale&#8221;. Noi, assieme all&#8217;<a href="http://www.figliodelvento.org/">Associazione Marco Michelini</a>, portiamo da ormai qualche anno nelle scuole che ne fanno richiesta, un messaggio che crediamo essere diverso dai soliti, abusati (e troppo spesso inascoltati), inviti alla prudenza. Quest&#8217;anno abbiamo voluto dare voce ache ai veri protagonisti, ai ragazzi. I quali, ancora una volta stupiscono per profondità e freschezza. Questo è un omaggio, a loro, a Marco, e a chi si impegna per rendere le strade un luogo più sicuro. </p>
<p style="text-align:justify;">La morte di un ragazzo di venticinque anni è qualcosa di orrendo ed ingiusto, qualcosa che le parole  fanno fatica a raccontare. Marco se ne è andato il 25 maggio del 2005. Da allora abbiamo cercato di incontrare quanti più giovani possibile per parlare di sicurezza stradale, nel tentativo di dare un senso a questa e ad altre tragedie. La strada è il luogo dove i ragazzi muoiono più spesso, dove la vita se ne può andare in un attimo; ma la strada è anche il <em>“viaggio e la scoperta”</em>, il punto di partenza per ogni momento rubato all’immobilità ed alla noia. Il viaggio è l’unico modo che abbiamo per crescere. Allora, al di là di tutti i numeri e di tutte le immagini di dolore che stanno dietro agli incidenti stradali, al di là delle grida rubate dalle telecamere e dei segni lasciati sull’asfalto, noi abbiamo preferito aiutare i ragazzi a cercare l’aspetto sano ed esaltante del muoversi. Per quanto i drammi e la morte ci colgano sempre impreparati, parlare di questi argomenti può trasformarsi, soprattutto con i più giovani, in un esercizio retorico che va ad aggiungersi alla decine di voci che quotidianamente ignoriamo. Così abbiamo deciso di rinunciare alla didattica fatta di norme e di moniti e abbiamo cominciato a raccontare delle storie. Storie di ragazzi sulla strada, storie di ragazzi a cui la strada ha chiesto un pedaggio terribile, storie di chi alla fine si è salvato, storie di chi, come Marco, ci ha lasciato troppo presto. Questo è stato il nostro tentativo di coinvolgere i ragazzi e lasciargli un messaggio sul quale riflettere. Niente di più. In mezzo al bombardamento costante e paradossale di chi si lamenta per le stragi mentre vende stili di vita tanto più remunerativi quanto più spingono a rischiare e sballarsi, il nostro progetto rappresenta solo un momento. Siamo consapevoli che un momento è poco, ma poco basterebbe anche per salvarsi la vita. Queste lettere ci dicono che il viaggio che abbiamo intrapreso assieme ai ragazzi, a volte guidandoli, altre volte semplicemente camminando vicini, è un percorso fatto di riso e pianto, di riflessione e svago, ma soprattutto fatto di emozioni. Emozioni che abbiamo vissuto senza risparmiarci, senza tirarsi indietro, con coraggio e cuore. Grazie ragazzi.</p>
<p style="text-align:right;"> </p>
<p style="text-align:right;">Dott. Ettore  Bargellini</p>
<p style="text-align:right;">Dott. Cristiano Pacetti</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/psicologiaprato.wordpress.com/147/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/psicologiaprato.wordpress.com/147/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/psicologiaprato.wordpress.com/147/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/psicologiaprato.wordpress.com/147/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/psicologiaprato.wordpress.com/147/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/psicologiaprato.wordpress.com/147/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/psicologiaprato.wordpress.com/147/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/psicologiaprato.wordpress.com/147/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/psicologiaprato.wordpress.com/147/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/psicologiaprato.wordpress.com/147/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/psicologiaprato.wordpress.com/147/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/psicologiaprato.wordpress.com/147/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/psicologiaprato.wordpress.com/147/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/psicologiaprato.wordpress.com/147/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&amp;blog=1945136&amp;post=147&amp;subd=psicologiaprato&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Freud e la cocaina</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Dec 2008 16:20:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elcolombre</dc:creator>
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		<description><![CDATA[    Quella che segue è l&#8217;introduzione scritta dal dottor Bargellini per una nuova edizione di un vecchio classico della psicoanalisi ovvero: &#8220;Sulla Cocaina&#8221; di S. Freud. Nella speranza che possa stimolare la vostra curiosità alla lettura.   Se escludiamo l&#8217;alcool sniffare, fumare, assumere cocaina rappresenta adesso la modalità più comune per accedere a stati di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&amp;blog=1945136&amp;post=99&amp;subd=psicologiaprato&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormalCxSpFirst" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:14pt;font-family:&quot;"><em></em></span> <img class="alignnone size-medium wp-image-101" title="vinmariani1" src="http://psicologiaprato.files.wordpress.com/2008/12/vinmariani1.jpg?w=238&#038;h=300" alt="vinmariani1" width="238" height="300" /></p>
<p class="MsoNormalCxSpFirst" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:14pt;font-family:&quot;"><em></em></span> </p>
<p class="MsoNormalCxSpFirst" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:14pt;font-family:&quot;"><em>Quella che segue è l&#8217;introduzione scritta dal dottor Bargellini per una nuova edizione di un vecchio classico della psicoanalisi ovvero: &#8220;Sulla Cocaina&#8221; di S. Freud. Nella speranza che possa stimolare la vostra curiosità alla lettura.</em></span></p>
<p class="MsoNormalCxSpFirst" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p>Se escludiamo l&#8217;alcool sniffare, fumare, assumere cocaina rappresenta adesso la modalità più comune per accedere a stati di alterazione psicofisica . La cocaina non è più esclusiva degli strati abbienti della società, non è appannaggio di fotomodelle o imprenditori, oggi la polvere bianca si trova  raccolta in &#8220;pezzi&#8221;, appallottolata in piccole confezioni di cellofan nelle tasche della gente comune, nelle borsette delle signore, nelle mutande degli spacciatori, negli zaini degli studenti, nella cassaforte dei politici,  ovunque. L&#8217;hanno beccata disciolta nelle acque dell&#8217;Arno in percentuali imbarazzanti, ce ne sono residui nella maggior parte delle banconote che maneggiamo (non tutti si possono permettere il foglio da cento come Scar face), viene scaldata, poi la si frantuma (di solito con la stessa carta di credito utilizzata per prelevare i soldi) suddivisa in strisce o &#8220;botti&#8221;,  poi si tira su. Sniff, da una narice, sniff ,dall&#8217;altra. Ecco fatto, niente aghi, nessuna traccia di sangue, nessun rischio di contrarre sindromi nefaste, nessuna stigmate sociale da eroinomane, se mai l&#8217;illusione di appartenere ad una folta schiera di personaggi  tra i quali si possono certamente riconoscere vip, attori,  calciatori, presidenti, insomma quelli che ci vengono reclamizzati come vincenti. Farsi di cocaina oggi è terribilmente semplice e a buon mercato, e sebbene si assista ad un crescente allarme e presa di coscienza attorno ai rischi connessi a questa sostanza, il fenomeno cocainomania continua la sua inesorabile espansione. Ma come si è arrivati a tutto questo? Ma la coca non era una pianta sudamericana utilizzata e masticata dalle popolazioni indigene durante le loro ritualità? Ma chi diamine ce l&#8217;ha portata dalle nostre parti? Vi sorprenderà  sapere che tra i primi sostenitori e diffusori dell&#8217;alcaloide in occidente possiamo placidamente riconoscere il veneratissimo Sigmund Freud. Quella che segue è una breve prefazione de me  scritta  per una ri-edizione del celebre saggio freudiano  Uber Coca, sua prima, inestimabile pubblicazione. &#8220;Nella mia ultima depressione ho fatto uso di cocaina e una piccola dose mi ha portato alle stelle in modo fantastico. Sto ora raccogliendo del materiale per scrivere un canto di preghiera a questa magica sostanza&#8221; Tali entusiastiche parole non appartengono a nessuna rock star degenerata né sono riconducibili ad uno dei tanti tossici durante la sua luna di miele con la sostanza. Può apparire paradossale, ma questa non è una lettera appassionata firmata   Diego Armando Maradona, trattasi invece di un prezioso carteggio intrattenuto dal Dottor Sigmund Freud con la sua signora:<em> Martha Bernays</em> . A Vienna correva l&#8217;anno 1884. Dovrà ancora passare del tempo prima che Freud incominci a frequentare le pionieristiche lezioni del Professor Charcot presso l&#8217;università della Sorbona, ancora non è al corrente dei fenomeni ipnotici e dissociativi, l&#8217;isteria non rappresenta affatto il centro dei suoi interessi,ergo teoria e metodo psicoanalitici  sono ben lungi dall&#8217;essere partoriti. Possiamo serenamente dire che all&#8217;epoca il giovane dottore, né aveva trovato una precisa collocazione all&#8217;interno del panorama medico &#8211; scientifico, né era riuscito  dare alla sua vita professionale e di coppia sufficiente stabilità. Certo niente di paragonabile alle difficoltà che un giovane di oggi deve incontrare per poter guardare al futuro con un minimo di tranquillità, ma è certamente interessante notare come l&#8217;incontro del padre della psicoanalisi con la cocaina va a collocarsi in una fase non facile e turbolenta della sua vita.</p>
<p>Si  laurea con sensibile ritardo in medicina (1881) e si trasferisce Inghilterra, poco dopo torna a Vienna dove si dedica alla studio e alla ricerca in zoologia. Quest&#8217;ultima disciplina lo lascia piuttosto insoddisfatto, decide allora di cambiare e concentrare i suoi sforzi nella fisiologia. In questo periodo della sua esistenza si applicherà alle seguenti branche mediche: neurologia, istologia, dermatologia, persino l&#8217;oftalmologia riuscirà a solleticare i suoi interessi. Ad ogni modo il successo ed i riconoscimenti ai quali Freud sarà destinato non si concederanno mai attraverso queste materie. E se dal punto di vista professionale la situazione non si è ancora del tutto definita,  il giovane sembra avere non trascurabili fragilità anche sul versante mentale. Come è noto a quel tempo Freud soffriva di depressione, fatica cronica ed altri sintomi  di natura nevrotica. E&#8217; quindi legittimo pensare che il rapporto dell&#8217;autore  con la sostanza andasse ben al di là di un semplice interesse scientifico per essa,  e che la cocaina rappresentasse piuttosto un possibile rimedio ai suoi disagi. Non a  caso  Freud si rivolge così alla fidanzata in una lettera  del 21 Aprile del 1884: &#8220;Ho letto della cocaina (&#8230;.) Me ne sto procurando un po&#8217; per me e poi vorrei provarla per curare le malattie cardiache e gli esaurimenti nervosi&#8230;&#8221;</p>
<p><span id="more-99"></span></p>
<p>A questo punto  asserire che il  saggio tra le vostre  mani : &#8221; Uber Coca&#8221;, sia esclusivamente un trattato scientifico di fine ottocento sarebbe a dir poco riduttivo. Ciò che dà spessore a questo volume, esattamente come ad una seduta di psicoterapia,  è il non detto anzi, visto che all&#8217;epoca non si conoscevano ancora gli effetti devastanti della sostanza, il non saputo. Sullo sfondo di una  pubblicazione scientifica serpeggia ammiccante  l&#8217;uso personale di Freud della cocaina, i suoi effetti esaltanti ed  euforici  si percepiscono dai toni insolitamente entusiastici  adottati dal medico per la stesura di un saggio, la percezione illusoria di energia ed infaticabilità che accompagna il consumo di quest&#8217; alcaloide è testimoniata dai tempi brevissimi con i quali il testo viene pubblicato. Freud  infatti assume la prima dose di cocaina nel mese di Aprile 1884 e a Giugno dello stesso anno consegna all&#8217;editore la stesura finale del suo lavoro. Difficile pensare ad un depresso ed astenico che scrive una trattazione scientifica con ritmi così spediti senza il sostegno continuativo di qualche &#8220;stimolante&#8221;. Ma questo scritto potrebbe suggerire al lettore conclusioni affrettate se, proprio chi legge, alla luce di ciò che oggi è la cocaina, non si sforzasse di vedere Freud come un uomo del suo tempo. Se utilizzare in dosi crescenti cocaina per almeno tre anni, somministrarla con amore alla propria compagna, prescriverla  ai propri pazienti, fare pressione persino sugli  amici più cari affinché si convincano della sua bontà, se questi interessanti scorci sulla vita di Freud, non servissero altro che a dipingerlo come un cocainomane, questo libro non avrebbe assolto alla sua funzione. Parlare del ventottenne Freud come di un cocainomane, non dico sia del tutto sbagliato, di certo risulta  inutile ed insufficiente dal punto di vista  storiografico. Sostengo questo, non per timore reverenziale nei suoi riguardi (atteggiamento assai diffuso soprattutto tra i suoi allievi e discepoli), ma per l&#8217;impossibilità di utilizzare una tale diagnosi in un momento storico dove i sintomi legati ad un uso prolungato della cocaina erano del tutto sconosciuti  all&#8217;intera comunità scientifica, Sigmund  Freud compreso.</p>
<p>Il concetto stesso di cocainomania, nella sua odierna connotazione , con le sue implicazioni morali e ripercussioni sociali, aveva ancora da nascere. Di conseguenza allargare la prospettiva di osservazione, non solo alle vicissitudini personali del giovane e depresso dottor Freud, ma al contesto sociale in cui era immerso, è d&#8217;imprescindibile importanza per comprendere l&#8217;esperienza di un uomo alle prese con una misteriosa ed esotica polverina bianca detta coca. In effetti  ciò che un occidentale poteva sapere della cocaina sul finire del  diciannovesimo secolo si riassume piuttosto brevemente: niente di male. Ecco quindi come la coca sbarcò in Europa per poi finire nell&#8217;augusto corpo di Freud. I primi studi tossicologici dotati di rilevanza scientifica sull&#8217;uso della cocaina  si registrano soltanto a partire dalla seconda metà dell&#8217;Ottocento, quando Paolo Mantegazza, eccentrico dottore  in patologia generale ed antropologia, pubblicava la sua opera (1859) con la seguente titolazione:  &#8220;Sulle virtù igieniche e medicinali della cocaina e degli alimenti nervosi in genere&#8221;. Il brillante saggio riscosse un successo straordinario  trasformandosi nel primo veicolo di promozione del &#8220;miracoloso&#8221; stimolante sudamericano.  A questo punto, ispirato  dalla promettente opera di Mantegazza, Angelo Mariani, un chimico farmacista dotato di grande e lungimirante senso del profitto, proponeva  sul mercato una bevanda ottenuta con coca sciolta in vino: il Vin Mariani. Era il 1863 e la bibita dall&#8217;eccezionali virtù tonificanti  riuscì persino ad aggiudicarsi il favore della classe medica che iniziò a somministrala neanche fosse la panacea. Il vin Mariani si riteneva un ottimo rimedio, utile nel sollevare il morale ai depressi e di curare praticamente ogni genere di disturbo fisico accusato dalla gente, dal mal di gola alle affezioni nervose, dall&#8217;impotenza all&#8217;insonnia, dall&#8217;anemia alle febbri, fino ad essere promosso come cura per i morbi di tipo contagioso. Ben presto Mariani fu acclamato  come un benefattore indiscusso della società, tanto che il papa in persona (Leone XIII) omaggiò il chimico corso della medaglia d&#8217;oro in segno di sincera gratitudine. A questo punto se la scienza aveva sancito la legittimazione e l&#8217;efficacia clinica della coca, con il vin Mariani, la sostanza  inizia a muovere i primi e decisivi passi verso la grande distribuzione  e commercializzazione. Volendo ironizzare potremmo dire che Mariani è stato il primo grande narcotrafficante della storia. Ad ogni modo la diffusione legale della coca dovrà ancora conoscere il suo periodo di massimo splendore e popolarità, perché è solo nel 1885 (l&#8217;anno successivo alla pubblicazione del saggio freudiano) che John Pemberton, un altro farmacista, deciderà di lanciare a Mariani la sua sfida. Il mondo intero potrà finalmente godere della sferzante energia  di coca-cola, frizzante, analcolica, ricca di caffeina, agrumi, pregiati oli essenziali e direttamente dalle migliori piantagioni sudamericane: cocaina pura. Ironizzando  ancora di più, se Mariani è stato il primo narcotrafficante di coca, diventa invisibile al cospetto dell&#8217;industria  coca cola, una sorta di  Escobar d&#8217; altri tempi. A cavallo tra il milleottocento ed il millenovecento milioni di persone, assumeranno così, innocentemente, quotidianamente, terapeuticamente, legalmente, cocaina. Attorno ad essa si concentrarono con fulminante rapidità l&#8217;entusiasmo e la curiosità della ricerca e l&#8217;interesse speculativo di case farmaceutiche ed industria.</p>
<p>E Freud?<br />
Freud non rappresenta un eccezione, come uomo  del suo tempo cercava soltanto  di alleviare i suoi mali  utilizzando una &#8220;sostanza magica&#8221;, come uomo di scienza e come precursore tenterà di promuovere  la cocaina attraverso  uno studio approfondito ed una attenta verifica sperimentale. Alla fine, pur ottenendo iniziali miglioramenti sul versante personale, ed importanti contributi teorici, fallirà sotto entrambi i profili. Non senza difficoltà e dopo lunghi anni di consumo dovrà interrompere il rapporto con l&#8217;alcaloide  non certo risolutivo  nell&#8217;estinguere le sue problematiche, o comunque meno efficace di una psicoanalisi. In aggiunta, e cosa ben più pesante per il suo Super-io, subirà lo smacco narcisistico di ritrattare  di fronte alla comunità scientifica viennese le conclusioni alle quali era approdato con il suo lavoro. Ecco perché questo libro, allo stessa maniera dei farmaci,  dovrebbe essere gustato previa lettura delle indicazioni all&#8217;uso. Uber coca se adoperato superficialmente, può avere l&#8217;effetto collaterale di fuorviare, tanto sulla cocaina quanto su Freud. All&#8217;improvviso, forti delle argomentazione freudiane sul tema, sniffare cocaina potrebbe apparirci insolitamente allettante, anzi visto che quella fastidiosa depressione non né vuole sapere di abbandonarci, si potrebbe seriamente prendere in considerazione qualche striscia di coca. Prima di somministrare cocaina alla moglie o di organizzare le prossime vacanze in Colombia,  sarebbe opportuno rammentare alla luce di quali conoscenze l&#8217;autore scrisse questo trattato e le conseguenze che egli stesso soffrì. Ne cito alcune: il patologo ed amico Ernst Fleischl, al quale Freud suggerì di curarsi con buone dosi di cocaina, diventerà  tristemente noto alla storia come il primo caso di psicosi cocainica. Morirà in seguito ad un pesante aggravamento del suo quadro clinico, in preda a terribili allucinazioni sensoriali e deliri persecutori, costretto ad iniettarsi per via sottocutanea fino ad un grammo di cocaina al giorno, dose cento volte superiore a quella di partenza. Il destino di Fleischl accomunerà presto un numero sempre maggiore di ex-morfinomani e cocainomani, spingendo infine la comunità medica ad abbandonare il ricorso a questo rimedio. Contro Freud si scaglierà il giudizio del mondo scientifico che non esiterà a marchiarlo con l&#8217;infamante accusa di aver scatenato sull&#8217;umanità quel &#8220;terzo flagello&#8221;che era la cocainomania (gli altri due erano l&#8217;alcolismo e il morfinismo). Con la questione della cocaina si apre così una lacerazione con la classe scientifica viennese che Freud non rimarginerà più, anzi, potrà soltanto approfondire con la rivoluzione psicoanalitica. Eccoci ad un altro effetto collaterale di Uber Coca: il lettore potrebbe trincerarsi in una posizione di biasimo ed indignazione, potrebbe limitarsi ad accusare Freud, screditarlo, additarlo, sminuirlo o peggio ancora fargli interpretare il ruolo di capro espiatorio come fecero i suoi colleghi più di cento anni or sono. Sigmund Freud rischierebbe di apparire un povero cocainomane esaltato, invece di uno sperimentatore con pochi mezzi. Uber coca può diventare pericoloso se si trasforma in uno strumento per svuotare Freud dei suoi meriti e delle sue intuizioni coraggiose, a volte geniali, a volte disastrose.  Ma qui entriamo in un discorso che va aldilà del suo celebre trattato giovanile. Parliamo di un destino che perseguiterà Freud per tutta la vita ed oltre, quello di essere circondato quasi sempre o da adoratori ottusi ed incapaci di evolvere un pensiero personale o da inquisitori prezzolati che non vedono l&#8217;ora di gettare fango su una figura alla quale devono molto.</p>
<p>Perciò attento caro lettore, maneggia con cautela.</p>
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		<title>Teorie e Nichilismo</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Dec 2008 14:46:42 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size:125%;font-style:normal;"><strong><span style="font-size:small;"><img class="alignnone size-full wp-image-96" title="galimberti" src="http://psicologiaprato.files.wordpress.com/2008/12/galimberti.jpg?w=455" alt="galimberti"   /></span></strong></span></p>
<p><em><span style="font-size:125%;font-style:normal;"><strong><span style="font-size:small;">«</span></strong></span> Ciò che io racconto è la storia dei prossimi due secoli. Io descrivo ciò che viene, ciò che non può fare a meno di venire: l&#8217;avvento del nichilismo. Questa storia può già ora essere raccontata; perché la necessità stessa è qui all&#8217;opera. Questo futuro parla già per mille segni, questo destino si annunzia dappertutto; per questa musica del futuro tutte le orecchie sono già in ascolto. Tutta la nostra cultura europea si muove in una torturante tensione che cresce da decenni in decenni, come protesa verso una catastrofe: irrequieta, violenta, precipitosa; simile ad una corrente che vuole giungere alla fine, che non riflette più ed ha paura di riflettere. </em><span style="font-size:125%;"><span style="font-size:small;"><strong><em>»</em>                                 </strong></span></span></p>
<p style="text-align:right;"><em><span style="font-size:125%;"><span style="font-size:small;">(</span></span><span style="font-size:125%;">Friedrich Nietzsche)</span></em></p>
<p> </p>
<p>Il Nichilismo come motore inconscio degli atti, altrimenti inspiegabili di alcuni dei giovani di oggi. Galimberi con lucidità e disincanto disegna una motivazione (nulla in realtà) al perché si gettano sassi dal calvalcavia, perché ci si accoltella per una tracklist, perché si da fuoco ad un barbone che dorme su di una panchina. Ne esce una ritratto amaro e sospeso. Le nuove generazioni come sacchi vuoti o come vuoti a rendere, incapaci di un emozione, incapaci di quella caratteristica fondamentale per il proseguio della specie che è l&#8217;empatia. Un buon testo su cui riflettere.</p>
<p>Dott. Cristiano Pacetti</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/psicologiaprato.wordpress.com/95/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/psicologiaprato.wordpress.com/95/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/psicologiaprato.wordpress.com/95/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/psicologiaprato.wordpress.com/95/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/psicologiaprato.wordpress.com/95/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/psicologiaprato.wordpress.com/95/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/psicologiaprato.wordpress.com/95/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/psicologiaprato.wordpress.com/95/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/psicologiaprato.wordpress.com/95/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/psicologiaprato.wordpress.com/95/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/psicologiaprato.wordpress.com/95/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/psicologiaprato.wordpress.com/95/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/psicologiaprato.wordpress.com/95/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/psicologiaprato.wordpress.com/95/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&amp;blog=1945136&amp;post=95&amp;subd=psicologiaprato&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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