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	<title>Psicologo a Prato &#187; Infanzia</title>
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	<description>Il cambiamento non è soltanto necessario per la vita. E' la vita.</description>
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		<title>Bullismo: Vittime e aggressori</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 14:45:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elcolombre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[Psicopatologia]]></category>
		<category><![CDATA[Bullismo]]></category>
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		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>

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		<description><![CDATA[Le azioni del bullo possono essere molteplici come le analisi che se ne possono fare. Azioni individuali o collettive di tipo: * fisico: prendere a pugni o calci, prendere o maltrattare gli oggetti personali della vittima; * verbale: insultare, deridere, offendere; * indirette: fare pettegolezzi, isolare dal gruppo. Dura nel tempo (settimane o mesi) e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&amp;blog=1945136&amp;post=285&amp;subd=psicologiaprato&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-286" title="imagedispatcher-1.php" src="http://psicologiaprato.files.wordpress.com/2009/11/imagedispatcher-1-php.jpeg?w=455&#038;h=339" alt="imagedispatcher-1.php" width="455" height="339" /><br />
Le azioni del bullo possono essere molteplici come le analisi che se ne possono fare.</p>
<p>Azioni individuali o collettive di tipo:<br />
* fisico: prendere a pugni o calci, prendere o maltrattare gli oggetti personali della vittima;</p>
<p>* verbale: insultare, deridere, offendere;</p>
<p>* indirette: fare pettegolezzi, isolare dal gruppo.</p>
<p>Dura nel tempo (settimane o mesi) e la vittima è impossibilitata a difendersi.<br />
Il bullismo può essere attuato da un singolo individuo o da un gruppo e la vittima può essere, a sua volta, un singolo individuo o un gruppo. Si può distinguere una forma di bullismo diretto, che si manifesta in attacchi relativamente aperti nei confronti della vittima, e di bullismo indiretto, caratterizzato da una forma di isolamento sociale ed in una intenzionale esclusione dal gruppo.  E&#8217; possibile affermare che la scuola sia senza dubbio il luogo in cui questi comportamenti si manifestano con maggiore frequenza, soprattutto durante i momenti di ricreazione, e nell&#8217; uscita da scuola. Proprio a causa di ciò, le vittime dei bulli spesso rifiutono di andare a scuola. Rimproverati e rimproverandosi continuamente di &#8220;attirare&#8221; le prepotenze dei loro compagni, perdono sicurezza e autostima. Questo disagio può influire sulla loro concentrazione e sul loro apprendimento. Spesso ragazzi con sintomi da stress, mal di stomaco e mal di testa, incubi o attacchi d&#8217;ansia, o che marinano la scuola o, peggio ancora, hanno il timore di lasciare la sicurezza della propria casa, sono le vittime prescelte dal bullo. Le conseguenze di tale situazione sono spesso gravi e possono provocare strascichi anche in età di molto successive a quelle del sopruso stesso.nGeneralmente le vittime sono più deboli fisicamente della media dei ragazzi. Anche l&#8217;aspetto fisico (ad esempio l&#8217;obesità) può giocare un ruolo nella designazione della vittima, anche se non è determinante.</p>
<p>Le vittime sono, per lo più, soggetti sensibili e calmi, anche se al contempo sono ansiosi ed insicuri. Se attaccati, reagiscono chiudendosi in se stessi o, se si tratta di bambini piccoli, piangendo. Talvolta soffrono anche di scarsa autostima ed hanno un&#8217;opinione negativa di sé e della propria situazione. Le vittime sono caratterizzate da un modello reattivo ansioso o sottomesso, associato, soprattutto se maschi, ad una debolezza fisica, modello che viene rinforzato negativamente dalle conseguenze dei comportamenti sopraffattori. Tali conseguenze sono sempre a svantaggio della vittima perché non possiede le abilità per affrontare la situazione o, se le possiede, le padroneggia in maniera inefficace. Solitamente le vittime vivono a scuola una condizione di solitudine, di isolamento e di abbandono. Manifestano particolari preoccupazioni riguardo al proprio corpo: hanno paura di farsi male, sono incapaci nelle attività di gioco o sportive, sono abitualmente non aggressivi e non prendono in giro i compagni, ma hanno difficoltà ad affermare se stessi nel gruppo dei coetanei. Il rendimento scolastico è di vario tipo e tende a peggiorare nella scuola media. Queste caratteristiche sono tipiche delle vittime definite passive o sottomesse, che segnalano agli altri l&#8217;insicurezza, l&#8217;incapacità, l&#8217;impossibilità o difficoltà di reagire di fronte agli insulti ricevuti; così le ripetute aggressioni non fanno altro che peggiorare questo quadro di incertezza sulle proprie capacità.</p>
<p>La caratteristica più evidente del comportamento da bullo è chiaramente quella dell&#8217;aggressività rivolta verso i compagni, ma molto spesso anche verso i genitori e gli insegnanti. I bulli hanno un forte bisogno di dominare gli altri e si dimostrano spesso impulsivi. Vantano spesso la loro superiorità, vera o presunta, si arrabbiano facilmente e presentano una bassa tolleranza alla frustrazione. Manifestano grosse difficoltà nel rispettare le regole e nel tollerare le contrarietà e i ritardi. Tentano a volte di trarre vantaggio anche utilizzando l&#8217;inganno. Si dimostrano molto abili nelle attività sportive e di gioco e sanno trarsi d&#8217;impaccio anche nelle situazioni difficili. Al contrario di ciò che generalmente si pensa, non presentano ansia o insicurezze. Sono caratterizzati quindi da un modello reattivo-aggressivo associato, se maschi, alla forza fisica che, suscitando popolarità, tende ad auto-rinforzarsi negativamente raggiungendo i propri obiettivi. I bulli hanno generalmente un atteggiamento positivo verso l&#8217;utilizzo di mezzi violenti per ottenere i propri scopi e mostrano una buona considerazione di se stessi. Il rendimento scolastico è vario ma tende ad abbassarsi con l&#8217;aumentare dell&#8217;età e, parallelamente a questa, si manifesta un atteggiamento negativo verso la scuola. L&#8217;atteggiamento aggressivo prevaricatore di questi giovani sembra essere correlato con una maggiore possibilità, nelle età successive, ad essere coinvolti in altri comportamenti problematici, quali la criminalità o l&#8217;abuso da alcool o da sostanze. All&#8217;interno del gruppo vi possono essere i cosiddetti bulli passivi, ovvero i seguaci o sobillatori che non partecipano attivamente agli episodi di bullismo. È frequente che questi ragazzi provengano da condizioni familiari educativamente inadeguate, il che potrebbe provocare un certo grado di ostilità verso l&#8217;ambiente. Questo fatto spiegherebbe in parte la soddisfazione di vedere soffrire i loro compagni. Questo tipo di atteggiamento è rinforzato spesso da un accresciuto prestigio.</p>
<p>Esiste un&#8217; &#8220;incrocio&#8221; tra vittima e bullo: le vittime provocatrici, caratterizzate da una combinazione di modalità di reazione ansiose e aggressive. Possono essere iperattivi, inquieti e offensivi. Tendono a controbattere e possono essere sgraditi anche agli adulti. Hanno la tendenza a prevaricare i compagni più deboli. Non è raro che il loro comportamento provochi reazioni negative da parte di molti compagni o di tutta la classe. Questo tipo di vittima è meno frequente rispetto alle precedenti e le vittime del primo tipo risultato maggiormente esposte a rischio di depressione. Le vittime presentano sin dall&#8217;infanzia un atteggiamento prudente e una forte sensibilità.</p>
<p>Condizioni che favoriscono il fenomeno</p>
<p>Vari studi hanno evidenziato alcuni fattori che sembrano essere alla base del comportamento aggressivo. Sicuramente un ruolo importante è da attribuire al temperamento del bambino. Un atteggiamento negativo di fondo, caratterizzato da mancanza di calore e di coinvolgimento, da parte delle persone che si prendono cura del bambino in tenera età, è un ulteriore fattore importante nello sviluppo di modalità aggressive nella relazione con gli altri. Anche l&#8217;eccessiva permissività e tolleranza verso l&#8217;aggressività manifestata verso i coetanei e i fratelli crea le condizioni per lo sviluppo di una modalità aggressiva stabile. Un ruolo importante è ricoperto anche dal modello genitoriale nel gestire il potere. L&#8217;uso eccessivo di punizioni fisiche porta il bambino ad utilizzarle come strumento per far rispettare le proprie regole. E&#8217; importante che siano espresse le regole da rispettare e da seguire ma non è educativo ricorrere soltanto alla punizione fisica. Queste non sono sicuramente le uniche cause del fenomeno, anzi, si può dire che esso è inserito in un reticolo di fattori concatenati tra loro. È, comunque, certo che le condotte inadeguate si verifichino, con maggior probabilità quando i genitori non sono a conoscenza di ciò che fanno i figli o quando non hanno saputo fornire adeguatamente i limiti oltre i quali certi comportamenti non sono consentiti. Gli stili educativi rappresentano infatti un fattore cruciale per lo sviluppo o meno delle condotte inadeguate. È interessante sottolineare come il grado di istruzione dei genitori, il livello socio-economico non sembrano essere correlate con le condotte aggressive dei figli. A livello sociale si è visto come anche i fattori di gruppo favoriscano questi episodi. All&#8217;interno del gruppo c&#8217;è un indebolimento del controllo e dell&#8217;inibizione delle condotte negative e si sviluppa una riduzione della responsabilità individuale. Questi fattori fanno sì che in presenza di ragazzi aggressivi anche coloro che generalmente non lo sono lo possano diventare. Per evitare che un bambino ansioso e insicuro diventi una vittima è importante che i genitori lo aiutino a trovare una migliore autostima, una maggiore autonomia e gli forniscano degli strumenti adeguati per affermarsi nel gruppo dei coetanei.</p>
<p>La prevenzione del bullismo</p>
<p>Risulta poco utile agire sul disturbo e sulla psicopatologia ormai conclamata. La specificità di un intervento preventivo è rivolto a tutti gli alunni e non direttamente ai &#8220;bulli&#8221; e alle loro vittime, perché, al fine di un cambiamento stabile e duraturo, risulta maggiormente efficace agire sull&#8217; intero sistema di appartenenza degli studenti. È importante sottolineare questo punto perché, come indicato in letteratura, è inefficace l&#8217;intervento psicologico individuale sul &#8220;bullo&#8221;. Infatti il &#8220;bullo&#8221; non è motivato al cambiamento in quanto le sue azioni non sono percepite da lui come un problema, e queste sono un problema soltanto per la vittima, gli insegnanti e il contesto. L&#8217;intervento diretto sulla vittima, pur efficace a fini individuali, non lo è per quanto riguarda la riduzione del fenomeno del &#8220;bullismo&#8221;. Quella vittima cesserà di essere tale e il bullo ne cercherà presto un&#8217;altra nel medesimo contesto. Quindi, la prevenzione deve interessare gli alunni, gli insegnanti e i genitori. Questi possono farsi carico dei problemi attivando una programmazione contro le prepotenze e promuovendo interventi tesi a costruire una cultura del rispetto e della solidarietà tra gli alunni e tra alunni ed insegnanti. Si è evidenziato che l&#8217;intervento con bambini e ragazzi, deve essere preventivo rispetto a segnali più o meno sommersi del disagio e rispetto alle fisiologiche crisi evolutive. Per questi motivi è necessario attuare un programma di intervento pluriennale di carattere preventivo e diretto al gruppo classe/scuola. E&#8217; utile sottolineare che per rendere efficace e duraturo questo tipo di prevenzione, è necessario che gli insegnanti, gli educatori e le famiglie collaborino, come modelli e come soggetti promotori di modalità adeguate di interazione, affinché l&#8217;esempio possa essere acquisito e diventare uno stile di vita per i ragazzi. Il compito degli insegnanti è quindi quello di intervenire precocemente finché permangono le condizioni per modificare gli atteggiamenti inadeguati. Per migliorare la collaborazione con le famiglie è importante che si spieghi anche ai genitori che i loro figli possono assumere diversi atteggiamenti a seconda degli ambienti in cui si trovano. Questo è utile per prevenire la sorpresa delle famiglie nello scoprire modalità di comportamento differenti a casa e a scuola.</p>
<p>BULLISMO FEMMINILE</p>
<p>Può verificarsi anche il così detto &#8220;bullismo femminile&#8221;. Esso viene poco considerato perchè molto meno vistoso rispetto a quello maschile, ma a causa di ciò più subdolo. Esso si manifesta meno &#8220;fisicamente&#8221; e di più &#8220;verbalmente&#8221; ed &#8220;indirettamente&#8221;. Di solito  colei che infierisce s&#8217;atteggia ad &#8220;ape regina&#8221; e si circonda di altre api isolando chi non le è gradita. mette in atto nei confronti dell&#8217; &#8220;esclusa&#8221; un vero e proprio comportamento persecutorio fatto di pettegolezzi e falsità infondate. Per la vittima diventa difficile chiedere aiuto, perchè il comportamento bullistico e poco evidente e si tende ad attribuire l&#8217;isolamento della vittima ad una sua eventuale timidezza. Si può facilmente immaginare quali possano essere gli esiti per la propria autostima, esiti che possono anche comportare quei disturbi del comportamento alimentare tanto frequenti fra le ragazze.</p>
<p>Di seguito viene riportato un test (che in quanto strumento autocompilabile non possiede l&#8217;attendibilità dei test più rigorosi) per ottenere una generale indicazione ripsetto all&#8217;essere &#8220;vittima&#8221; di un &#8220;bullo&#8221;.</p>
<p>1 Si diverte a tormentarti ? V F<br />
2 Gli piace prenderti in giro o deriderti i? V F<br />
3 Considera divertente vederti sbagliare o farti male ? V F<br />
4 Sottrae o danneggia oggetti che ti appartenengono ? V F<br />
5 Si arrabbia spesso con te ? V F<br />
6 Ti accusa per le cose che gli vanno male ? V F<br />
7 E&#8217; vendicativo nei tuoi confronti se gli ha fatto qualcosa di spiacevole? V F<br />
8 Quando gioca o fa una partita con te vuole essere sempre il vincitore? V F<br />
9 Ricorre a minacce o ricatti per ottenere quello che vuole ? V F<br />
Se hai risposto Vero ad almeno 3 delle domande è molto probabile che tu sia vittima di un bullo, e le indicazioni seguenti potranno esserti utili.</p>
<p>Qualche utile consiglio per i più piccoli.</p>
<p>E&#8217; accaduto che qualcuno ha fatto il prepotente con te o con qualche tuo amico? Forse sarà successo. Viene chiamato bullo chi fa il prepotente o cerca di fare del male ad altri sia con le parole che con le azioni.</p>
<p>Hai di fronte un bullo se qualcuno:</p>
<p>1. E&#8217; aggressivo nei tuoi confronti picchiandoti, sputandoti, ti dà dei morsi, prende le tue cose.<br />
2. Ti insulta, ti fa fare cose che tu non vorresti fare, ti fa sentire uno stupido, ti fa stare male<br />
3. Ti provoca, ti scrive biglietti offensivi, mette in giro bugie su di te<br />
4. Cerca di convincere anche i tuoi amici a isolarti e prenderti in giro<br />
5. Minaccia di picchiare te o qualcuno a cui vuoi bene<br />
Il bullo cerca di usare la violenza per avere quello che vuole, cercando una &#8220;vittima&#8221; che non riesce a difendersi da solo o che considera &#8220;inferiore&#8221; a lui.<br />
Il bullo può essere qualcuno della tua scuola, o qualcuno che consideravi un amico.<br />
L&#8217; intenzione del bullo è quella di spaventare, di mettere paura, perché in questo modo si sente grande e forte, vuole che gli altri pensino che è potente, che ha successo, che tiene tutto e tutti sotto controllo. In realtà spesso è una persona che non ha nessuna di queste &#8220;qualità&#8221;, anzi cerca di nascondere i suoi &#8220;difetti&#8221;.</p>
<p>Gli effetti del bullismo<br />
Quando qualcuno fa il prepotente con te e ti fa stare male, potresti sentirti:</p>
<p>Di valere poco o niente, triste o arrabbiato, senza voglia di giocare o di uscire, con poco appetito o molto appetito<br />
Ti senti male come quando hai la nausea con mal di testa e mal di stomaco,<br />
senza desiderio di andare a scuola<br />
Ecco che cosa devi fare se qualcuno fà il bullo nei tuoi confronti:<br />
Cerca di farti vedere calmo e tranquillo, senza arrabiarti o aver paura, anche se lo sei.<br />
Cerca di evitare cose che non desideri fare<br />
Non pensare a quello che ti dice, anzi, pensa bene di te<br />
Cerca di capire quando è preferibile andare via, evitando il bullo<br />
Se non puoi evitarlo, di fronte alla sua violenza verbale, usa l&#8217;ironia (ti grida &#8220;Sei grasso come un maiale&#8221;. Replica &#8220;Ti sbagli, assomiglio più ad una Balena&#8221;)<br />
Se ti senti un po&#8217; solo cerca di farti nuovi amici, con loro sarà diverso<br />
Racconta a qualcuno di cui ti fidi quello che sta succedendo (un insegnante, un amico più grande di te, i tuoi genitori).<br />
Non avere paura di dirgli quello che succede, non è colpa tua! Parlare con chi ti può aiutare è il modo migliore per risolvere la situazione<br />
Non pensare che dicendolo a qualcuno andrai incontro a problemi peggiori, se chiedi aiuto allora non sei più da solo e potete pensare insieme a come risolvere questo problema<br />
Spiega chiaramente che la situazione ti crea dei problemi e che per te è importante che venga fatto qualcosa.<br />
Continua a parlare di quello che accade finché non otterrai qualche cambiamento.<br />
Non accettare che qualcuno sia aggressivo con te! Non è facile fermarlo ma neanche impossibile.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/psicologiaprato.wordpress.com/285/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/psicologiaprato.wordpress.com/285/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/psicologiaprato.wordpress.com/285/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/psicologiaprato.wordpress.com/285/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/psicologiaprato.wordpress.com/285/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/psicologiaprato.wordpress.com/285/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/psicologiaprato.wordpress.com/285/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/psicologiaprato.wordpress.com/285/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/psicologiaprato.wordpress.com/285/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/psicologiaprato.wordpress.com/285/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/psicologiaprato.wordpress.com/285/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/psicologiaprato.wordpress.com/285/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/psicologiaprato.wordpress.com/285/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/psicologiaprato.wordpress.com/285/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&amp;blog=1945136&amp;post=285&amp;subd=psicologiaprato&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Psicologia infantile: la terapia (2)</title>
		<link>http://psicologo-prato.com/2009/06/22/psicologia-infantile-la-terapia-2/</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2009 08:08:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elcolombre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>

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		<description><![CDATA[La possibilità di coinvolgere  un bambino in un percorso di terapia familiare è qualcosa che solitamente suscita qualche perplessità e resistenza. Spesso sono gli stessi genitori ad avanzare delle legittime richieste di chiarimento. In questa sede  sarà sufficiente dire che i bambini si prestano più o meno volentieri a qualche colloquio se i genitori sono [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&amp;blog=1945136&amp;post=201&amp;subd=psicologiaprato&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La possibilità di coinvolgere  un bambino in un percorso di <a href="http://psicologiaprato.wordpress.com/2009/06/18/psicologia-infantile-la-terapia-1/">terapia familiare</a> è qualcosa che solitamente suscita qualche perplessità e resistenza. Spesso sono gli stessi genitori ad avanzare delle legittime richieste di chiarimento. In questa sede  sarà sufficiente dire che i bambini si prestano più o meno volentieri a qualche colloquio se i genitori sono più o meno convinti che sia utile dover andare in<a href="http://psicologiaprato.wordpress.com/2007/10/24/cose-la-terapia-familiare/"> terapia</a>.Di frequente  gli adulti valutano ed interpretano differentemente il problema, questa, assieme ad altre divergenze, sono proprio uno degli aspetti fondamentali per individuare modalità alternative e condivise di gestione e risoluzione delle difficoltà sofferte dai figli. Non di rado l&#8217;intera famiglia si presenta in seduta con una visione del problema o del sintomo poco chiara, come se fosse qualcosa di apparentemente incomprensibile. Mi preme di conseguenza insistere su quelle che ritengo essere  le funzioni principali del processo terapeutico familiare: 1) Fornire alla famiglia gli strumenti per vedere e comprendere il sintomo come l&#8217;espressione di un qualche disagio dotato di storia, di funzione e quindi di senso 2) Operare di conseguenza questa trasformazione di significato, dove il il sintomo non è più qualcosa di incomprensibile e terrorizzante, ma, proprio perché dotato di senso, qualcosa che potrebbe essere compreso, condiviso e risolto in base al suo essere relazionabile.</p>
<p>Vorrei  adesso approfittare di questo spazio in maniera paradossale mostrandovi cosa  e come NON DOVREBBE ESSERE LA TERAPIA FAMILIARE. Buona visione</p>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://psicologo-prato.com/2009/06/22/psicologia-infantile-la-terapia-2/"><img src="http://img.youtube.com/vi/nVBd8htiI2E/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p style="text-align:right;">Dottor Ettore Bargellini</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/psicologiaprato.wordpress.com/201/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/psicologiaprato.wordpress.com/201/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/psicologiaprato.wordpress.com/201/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/psicologiaprato.wordpress.com/201/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/psicologiaprato.wordpress.com/201/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/psicologiaprato.wordpress.com/201/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/psicologiaprato.wordpress.com/201/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/psicologiaprato.wordpress.com/201/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/psicologiaprato.wordpress.com/201/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/psicologiaprato.wordpress.com/201/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/psicologiaprato.wordpress.com/201/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/psicologiaprato.wordpress.com/201/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/psicologiaprato.wordpress.com/201/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/psicologiaprato.wordpress.com/201/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&amp;blog=1945136&amp;post=201&amp;subd=psicologiaprato&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Psicologia infantile: la terapia (1)</title>
		<link>http://psicologo-prato.com/2009/06/18/psicologia-infantile-la-terapia-1/</link>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2009 16:57:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elcolombre</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il modello sistemico relazionale propone come &#8220;setting&#8221; ideale per l&#8217;osservazione ed il trattamento delle problematiche infantili quello che si riferisce al bambino e ai genitori congiuntamente. Oggi  ci troviamo in un periodo storico e scientifico dove la fase d&#8217;inquadramento psicodiagnostico nei bambini ha integrato le importanti indicazioni fornite dalla psicologia familiare  proprio riguardo alle dinamiche [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&amp;blog=1945136&amp;post=192&amp;subd=psicologiaprato&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<p>Il <a href="http://psicologiaprato.wordpress.com/2007/10/24/cose-la-terapia-familiare/">modello sistemico relazionale</a> propone come &#8220;setting&#8221; ideale per l&#8217;osservazione ed il trattamento delle problematiche infantili quello che si riferisce al bambino e ai genitori congiuntamente. Oggi  ci troviamo in un periodo storico e scientifico dove la fase d&#8217;inquadramento psicodiagnostico nei bambini ha integrato le importanti indicazioni fornite dalla psicologia familiare  proprio riguardo alle dinamiche relazionali-familiari sottostanti all&#8217;evoluzione di molti disturbi. Agli esordi della psicologia infantile hanno dominato le posizioni ed interpretazioni psicodinamiche (d&#8217;estrazione freudiana) oggi assistiamo invece ad un allargamento verso &#8220;la relazione&#8221;, in particolare modo verso la relazione diadica con i care giver. Allo stesso tempo c&#8217;è stato un ulteriore ampliamento verso il così detto &#8220;triangolo primario&#8221;, aggiungendo finalmente anche la terza figura del padre all&#8217;interno della relazione di primaria importanza per lo sviluppo del bambino. Già a 3 mesi il piccolo riconosce le due figure genitoriali distintamente e, all&#8217;interno delle diverse relazione, si creano alleanze alterne. I disturbi dei bambini sono quindi particolarmente sensibili e reattivi al contesto familiare, di conseguenza i genitori, spesso in modo inconsapevole, possono stimolare o irrigidire comportamenti problematici o sintomatici. Questo non significa certamente che esista un rapporto di causa effetto tra coniugalità disfunzionale e psicopatologia dello sviluppo, sicuramente le due cose sono strettamente legate. A volte , per esempio, non è la coniugalità ma la genitorialità a non funzionare bene ( ripetersi di modelli familiari disfunzionali, rigida divisione di ruoli culturali, ecc.). Secondo diversi autori (vedi per es. Minuchin) spesso il bambino si trova all&#8217;interno di triangoli relazionali dove c&#8217;è tensione. Di conseguenza l&#8217;obiettivo della psicoterapia è mettere in carico i genitori rispetto alle difficoltà dei figli e a far sperimentare direttamente in terapia modalità relazionali alternative. Spesso si giunge alla terapia familiare come ultima spiaggia ( prima vengono il neuropsichiatra, i farmaci ecc,) Al contrario più è precoce l&#8217;intervento familiare e più velocemente possono rientrare i sintomi, soprattutto se di area psicosomatica e nevrotica. Spesso i genitori di figli con problemi ( soprattutto legati alla condotta) arrivano sfiniti ed esasperati e con una certa punteggiatura verso il bambino: &#8221; Noi siamo così perchè lui è così !&#8221; , in questa maniera non se ne esce. La terapia familiare rivela la sua innovazione ed efficacia nel creare le condizioni per consentire ai genitori di pensare ed agire come parte in causa&#8230;&#8230; ( questo intervento verrà concluso a breve attraverso una secondo e conclusiva parte. Di conseguenza, a presto caro Lettore.)</p>
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		<title>Infanzia e Videogiochi</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jul 2008 13:50:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elcolombre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Infanzia]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="///tmp/moz-screenshot.jpg" alt="" /></p>
<p><a href="http://psicologiaprato.files.wordpress.com/2008/07/thumb_1163579940_pegi1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-51" src="http://psicologiaprato.files.wordpress.com/2008/07/thumb_1163579940_pegi1.jpg?w=180&#038;h=231" alt="" width="180" height="231" /></a></p>
<p>Quanto segue è l&#8217;articolo che ho scritto per una testata giornalistica specializzata in videogiochi. Vista l&#8217;attualità dello stesso volentieri lo riporto.</p>
<p>Piazza della Signoria era gremita. una moltitudine si sussurri, voci e grida. Sul volto dei bambini attoniti ed eccitati tremolava la luce del fuoco, la fuliggine come nera neve scendeva placida sulle teste degli astanti, una colonna di fumo toccava il cielo. Era una bella giornata di Maggio e correva l&#8217;Anno Domini 1498. Lo spettacolo per Firenze era il rogo di Savonarola.<br />
San Marino è una Repubblica famosa dentro le cui mura si trova il “Museo della Tortura” gita istruttiva questa. Dalla crocifissione, alla ruota, dal gatto a nove code allo schiaccia-dita. Tanti gingilli che sono serviti per straziare le carni e lacerare l&#8217;anima di dolore a tanta gente, innocente o colpevole che fosse non importa. Le torture di piazza nel medioevo erano un&#8217;attrazione, la morte era la compagnia di ogni uomo o bambino, la si trovava senza fatica dappertutto, nelle strade, nelle case, nei pensieri. Il concetto d&#8217;infanzia è relativamente moderno. Prima non esisteva e il piccolo era semplicemente un uomo in miniatura, cui non spettava nulla di più (o niente di meno) di ciò che spettasse ad un individuo formato. L&#8217;uomo è sempre simile a se stesso. La rivoluzione tecnologica, ha cambiato solamente i mezzi con cui mediare, filtrare e modificare il senso di realtà ma non ha portato nessuna evoluzione o involuzione nel costituirsi dell&#8217;essere umano. Cambia il contesto ma non l&#8217;essenza.<br />
Tutto ciò che c&#8217;era esiste ancora anche se in forma diversa.</p>
<p>Fatto questo prologo a mo d&#8217;introduzione spero di potermi addentrare adesso con calma e coscienza in quello che sarà l&#8217;argomento di questo mio scritto, ovvero la violenza nei videogiochi.<br />
Molto prima che si mettesse il suffisso “video” esistevano (e fortunatamente per qualcuno esistono ancora) i giochi, quelli da fare in strada. Quei giochi spesso erano violenti, o simulavano violenza. I bambini sanno essere terribilmente crudeli, e non hanno mediatori culturali atti a sfavorire la discriminazione: vedono un difetto e lì picchiano, stigmatizzano, offendono e allontanano. Questa è violenza psicologica, poi ci sono spesso le zuffe, i calci, i cazzotti. Questa è violenza fisica. Certo, le cose non vanno sempre così, ma spesso si. E&#8217; compito di un buon genitore insegnare il lecito ed il non lecito, ciò che è male e ciò che è bene, in sintesi è compito dei genitori in primis, e delle istituzione poi EDUCARE i bambini, dargli quello che Freud chiama super-io. E finché si tratta di qualcosa che un genitore conosce, perché ci è passato anche lui, allora la cosa è fattibile, anche se difficilissima. Quando la cosa è addirittura sconosciuta come può essere un videogioco allora la questione diventa irrisolvibile. Di qui la paura.</p>
<p>Più volte ho sentito colleghi psicologi sparare a zero sulla violenza nei videogiochi, li capisco, non sapevano ciò di cui parlavano. Più volte ho sentito redattori difendere a spada tratta i videogiochi, di fronte a qualunque attacco, li capisco, non sapevano ciò di cui parlavano. I primi parlano senza conoscere il prodotto, i secondi senza considerare le implicazioni psicologiche sugli utenti. Come scritto nell&#8217;introduzione questo è un mondo violento, governato da persone violente, e, checché se ne dica retto dalla legge del più forte. In questo mondo grondante di sangue, negli ultimi duecento anni abbiamo voluto ritagliare un posto d&#8217;onore all&#8217;infanzia, a quel periodo sacro e inviolabile che va dagli 0 ai (più o meno) 12 anni. Un&#8217;isola felice, cui non dovrebbero arrivare altro che giochi, sorrisi e zucchero. Eppure basta accendere una volta la televisione in casa per farne uscire budella e storie di turpe umanità alle prese con sgozzamenti, assassinii e guerre varie. E se provate a togliere dallo schermo la violenza e il sesso rimarrete con la stupidità e l&#8217;ingordigia (al cinema spesso non va meglio). Ma l&#8217;umanità occidentale contemporanea vuole (secondo me a ragione) che, utopisticamente almeno l&#8217;infanzia sia, quando possibile preservata da questo. Vogliono questo, ma spesso si dimenticano di fare i genitori, si scordano, che esiste anche il “no” e che questo deve essere dosato con giusto tempismo e soprattutto con grande fermezza. L&#8217;importante sembra essere che il “bambino non pianga”, perché se piange c&#8217;è da durare fatica, bisogna spiegare il perché della nostra decisione, sopportarne le grida e poi consolarlo in qualche altro modo, insomma c&#8217;è da perderci un bel po&#8217; di tempo. E ai genitori moderi proprio questo manca. Quindi hai 8 anni e vuoi GTA, Scarface o Saints Row? Bene, dopo passo dal negozio e te lo compro. Basta che tu sia felice.</p>
<p><span id="more-49"></span><br />
Ed eccoci al nocciolo della questione. Forse non lo sapete ma esiste un organo preposto alla valutazione dei prodotti (in Europa il PEGI), che può vietare un gioco ai minori, e in più si prende la briga di scrivere dietro la confezione se il gioco in questione contiene scene di sesso o di violenza o tratta di droga e così via. Ma al negoziante che deve vendere la scatola a 69 euro non interessano quei simboli e alla mamma che non vuol sentire piangere il suo pargolo non è mai venuto in mente di controllare, perché in fondo “si tratta di giochini”.<br />
La questione è una questione di IO. Se sei una persona formata, ben controllata (presumibilmente un un post adolescente), che tutt&#8217;al più si muove sul versante nevrotico del disagio psichico, sparare con gran spargimento di sangue, non intaccherà minimamente la percezione della tua realtà, non ti spingerà ad atti inconsulti, anzi, potrebbe essere anche terapeutico, un buon modo di sfogare la rabbia senza conseguenza.<br />
Ma se sei un bambino (o un adulto con tendenze psicotiche), il discorso cambia e di molto. I bambini non sanno infatti diversificare con facilità il reale dell&#8217;immaginifico, non hanno una visione delle cose che gli permetta di prendere le distanze, sono esseri in divenire, ed assorbono da dove capita informazioni, sensazioni, esperienze. Un gioco molto violento può intaccare davvero la crescita sana di un individuo più che la televisione, più che un film, perché nel gioco c&#8217;è interattività. Siamo noi che decidiamo di sparare alla testa di un altro, che vogliamo caricare la puttana in macchina, che ci fingiamo spacciatori per un pomeriggio.<br />
Con questo non dico che basti un videogioco violento a fare di un bambino un adulto disturbato ma sicuramente aiuta.</p>
<p>I genitori oggi quarantenni dovrebbero capire che i videogiochi NON sono “giochini” ma sono prodotti culturali (prodotti cioè dalla nostra cultura) e che come tali possono modificare l&#8217;esperienza di vita al pari (se non di più) di un libro o di un film, e che se compreranno un gioco vietato ai minori di 18 anni al loro figlio di 8 allora tanto vale che noleggino anche un DVD porno da vedere tutti assieme la domenica pomeriggio.</p>
<p>Dott. Cristiano Pacetti</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/psicologiaprato.wordpress.com/49/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/psicologiaprato.wordpress.com/49/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/psicologiaprato.wordpress.com/49/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/psicologiaprato.wordpress.com/49/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/psicologiaprato.wordpress.com/49/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/psicologiaprato.wordpress.com/49/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/psicologiaprato.wordpress.com/49/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/psicologiaprato.wordpress.com/49/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/psicologiaprato.wordpress.com/49/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/psicologiaprato.wordpress.com/49/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/psicologiaprato.wordpress.com/49/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/psicologiaprato.wordpress.com/49/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/psicologiaprato.wordpress.com/49/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/psicologiaprato.wordpress.com/49/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/psicologiaprato.wordpress.com/49/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/psicologiaprato.wordpress.com/49/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&amp;blog=1945136&amp;post=49&amp;subd=psicologiaprato&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Ritalin</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jun 2008 14:17:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elcolombre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[Psicofarmaci]]></category>
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<p>In America ormai da decenni una delle diagnosi più frequentemente utilizzate nei confronti dei bambini con un età compresa tra i 6 e i 13 anni è quella di &#8220;disturbo da deficit dell&#8217;attenzione e iperattività&#8221;. Questa diagnosi autorizza gli psichiatri a prescrivere al piccolo una medicina il cui nome è &#8220;Ritalin&#8221;. Purtroppo questa usanza si sta sviluppando anche da noi. Ma prima di parlare della diagnosi (cosa che avverrà nel prossimo articolo) vorrei illustrarvi che cosa è il questa pillola. Il Ritalin (cui nomi commerciali possono essere: Ritalin, Ritalina, Concerta (capsule a rilascio prolungato), Metadate, Methylin e Rubife) è composto da uno stimolante analogo alle amfetamine, il metilfenidato (MPH). Dall&#8217;otto Marzo 2007 è possibile acquistarlo anche in Italia sotto la prescrizione medica. I bambini sotto trattamento con Ritalin hanno spesso nel breve termine dei miglioramenti comportamentali (almeno per quanto riguarda le persone che devono avere a che fare con loro), risultano più gestibili e attenti in classe, meno &#8220;bizzosi&#8221; coi genitori e più ligi alle regole che fino a quel momento i genitori non erano riusciti a far rispettare. A lungo termine però gli effetti del Ritalin non sono ancora stati indagati con efficacia, si sa però che nel bambino si struttura una dipendenza dalla sostanza, cosa questa che da sola, potrebbe bastare a sconsigliarne l&#8217;uso, ma i denaro in gioco è tanto (troppo) e molto spesso la via più semplice (una pasticca) è certo più luccicante di quella più difficile (imparare a fare il genitore).</p>
<p style="margin-bottom:0;">Dott. Cristiano Pacetti</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/psicologiaprato.wordpress.com/36/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/psicologiaprato.wordpress.com/36/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/psicologiaprato.wordpress.com/36/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/psicologiaprato.wordpress.com/36/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/psicologiaprato.wordpress.com/36/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/psicologiaprato.wordpress.com/36/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/psicologiaprato.wordpress.com/36/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/psicologiaprato.wordpress.com/36/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/psicologiaprato.wordpress.com/36/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/psicologiaprato.wordpress.com/36/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/psicologiaprato.wordpress.com/36/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/psicologiaprato.wordpress.com/36/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/psicologiaprato.wordpress.com/36/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/psicologiaprato.wordpress.com/36/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/psicologiaprato.wordpress.com/36/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/psicologiaprato.wordpress.com/36/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&amp;blog=1945136&amp;post=36&amp;subd=psicologiaprato&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Incontro di sensibilizzazione alle Scuole Elementari di Prato</title>
		<link>http://psicologo-prato.com/2007/11/19/incontro-di-sensibilizzazione-alle-scuole-elementari/</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Nov 2007 10:52:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elcolombre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza stradale]]></category>

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		<description><![CDATA[Stiamo attivando per le scuole elementari pratesi un corso di sensibilizzazione. L&#8217;incontro si propone di offrire agli insegnati delle scuole elementari, e delle medie inferiori, le informazioni necessarie per meglio comprendere le problematiche di ordine psicologico che possono verificarsi durante le prime fasi dello sviluppo dell&#8217;individuo. Il nostro modello teorico di riferimento focalizza l&#8217;attenzione sui [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&amp;blog=1945136&amp;post=26&amp;subd=psicologiaprato&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<p>Stiamo attivando per le scuole elementari pratesi un corso di sensibilizzazione.</p>
<p>L&#8217;incontro si propone di offrire agli insegnati delle scuole elementari, e delle medie inferiori, le informazioni necessarie per meglio comprendere le problematiche di ordine psicologico che possono verificarsi durante le prime fasi dello sviluppo dell&#8217;individuo.<br />
Il nostro modello teorico di riferimento focalizza l&#8217;attenzione sui sistemi e i contesti nei quali il bambino vive e si relaziona, e vede il sintomo, o il comportamento problematico, come un elemento da valutare, interpretare e risolvere attraverso il coinvolgimento dei contesti di riferimento (famiglia, scuola, gruppo dei pari). La scuola è uno dei principali contesti di formazione e scambio entro il quale l&#8217;individuo cresce e si relaziona, è quindi importante per il corpo docenti saper registrare tempestivamente comportamenti disfunzionali al fine di attivare risorse idonee alla promozione del comportamento del minore.</p>
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			<media:title type="html">Dott. Cristiano Pacetti</media:title>
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