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	<title>Psicologo a Prato &#187; Dipendenze</title>
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	<description>Il cambiamento non è soltanto necessario per la vita. E' la vita.</description>
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		<title>Psicologo a Prato &#187; Dipendenze</title>
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		<title>Sconfiggere l&#8217;alcolismo</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 15:57:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elcolombre</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A definire l&#8217;alcool come droga è l&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l&#8217;alcool non fa &#8220;categoria a sé&#8221;, non è corretto dunque parlare di droga ed alcool perché l&#8217;una è l&#8217;altra cosa. Questo a livello di sostanza. A livello sociale invece la distinzione c&#8217;è ed è molto netta. Nessuno (o meglio quasi nessuno) insisterebbe affinché il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&#038;blog=1945136&#038;post=340&#038;subd=psicologiaprato&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.bella24.it/thumbnail.php?file=tenete_i_bambini_lontano_dal_alcool_per_le_vacanze_salute_vino_454193184.jpg&amp;size=article_medium" alt="" /></p>
<p>A definire l&#8217;alcool come droga è l&#8217;<a href="http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs349/en/" target="_blank">Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)</a>, l&#8217;alcool non fa &#8220;categoria a sé&#8221;, non è corretto dunque parlare di droga ed alcool perché l&#8217;una è l&#8217;altra cosa. Questo a livello di sostanza. A livello sociale invece la distinzione c&#8217;è ed è molto netta. Nessuno (o meglio quasi nessuno) insisterebbe affinché il proprio figlio di 8 anni festeggi il compleanno della zia facendo un tiro di marijuana, ma con un sorso di &#8220;spumantino&#8221; dolce sì. L&#8217;alcool e i suoi derivati sono fortemente inseriti e connaturati al nostro vivere sociale, alle occasioni speciali, allo stare insieme in convivialità; non a caso si parla di ENO-gastronomia, dove il suffisso &#8220;eno&#8221; (cioè vino) si è legato in maniera simbiotica al cibo, al buon mangiare e dunque buon vivere. In TV non è raro sentire opinioni che esaltano le qualità nutritive di un buon bicchiere di vino a pasto (pranzo e cena) e le pubblicità non fanno che rinforzare l&#8217;assioma bere=divertirsi=belle ragazze/i.</p>
<p>Da anni orami sono impegnato attraverso l&#8217;associazione <a href="http://www.acatpratese.org/ACAT_PRATESE_le_origini.html" target="_blank">ACAT</a>, nella conduzione dei gruppi di ex-alcolisti e la realtà è tristemente molto lontana dal mondo scintillante, innocuo ed ovattato che spesso viene dipinto attorno al consumo di alcool. L&#8217;alcool è infatti la prima causa di morte in UE prima di trenta anni e rappresenta in assoluto la DROGA più pericolosa per danni diretti ed indiretti. Uscire dall&#8217;alcolismo inoltre è spesso più difficile che abbandonare altre sostanze data l&#8217;elevatissima reperibilità e la grande accettazione sociale. Dicevamo, &#8220;è più difficile&#8221; il che non significa &#8220;impossibile&#8221;. Il senso di sconforto e di impotenza che spesso avvolge la famiglia dell&#8217;alcolista può trasformarsi in spinta a cambiare se si utilizza un approccio terapeutico che sappia sfruttare tutte le risorse possibili (famiglia o familiari su tutti). Uscire dall&#8217;alcolismo è possibile a patto però che l&#8217;impegno sia da parte di tutto il &#8220;sistema famiglia&#8221; e non solo del diretto interessato o del familiare che più soffre.</p>
<p>Dott. Cristiano Pacetti</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/psicologiaprato.wordpress.com/340/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/psicologiaprato.wordpress.com/340/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/psicologiaprato.wordpress.com/340/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/psicologiaprato.wordpress.com/340/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/psicologiaprato.wordpress.com/340/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/psicologiaprato.wordpress.com/340/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/psicologiaprato.wordpress.com/340/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/psicologiaprato.wordpress.com/340/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/psicologiaprato.wordpress.com/340/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/psicologiaprato.wordpress.com/340/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/psicologiaprato.wordpress.com/340/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/psicologiaprato.wordpress.com/340/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/psicologiaprato.wordpress.com/340/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/psicologiaprato.wordpress.com/340/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&#038;blog=1945136&#038;post=340&#038;subd=psicologiaprato&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Attacchi di panico ed ansiolitici</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 09:23:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elcolombre</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sempre più spesso è possibile assistere ad interventi da parte di medici sui diversi media che, senza troppo lasciare alla disanima dei casi proposti, consigliano di cominciare a prendere ansiolitici di varia natura alla prima comparsa di un attacco di panico (o addirittura alla prima comparsa di sintomi di natura ansiosa). Lungi da me l&#8217;idea [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&#038;blog=1945136&#038;post=295&#038;subd=psicologiaprato&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://psicologiaprato.files.wordpress.com/2010/05/pillola.jpg"><img src="http://psicologiaprato.files.wordpress.com/2010/05/pillola.jpg?w=300&h=281" alt="" title="pillola" width="300" height="281" class="alignnone size-medium wp-image-296" /></a><br />
Sempre più spesso è possibile assistere ad interventi da parte di medici sui diversi media che, senza troppo lasciare alla disanima dei casi proposti, consigliano di cominciare a prendere ansiolitici di varia natura alla prima comparsa di un attacco di panico (o addirittura alla prima comparsa di sintomi di natura ansiosa). Lungi da me l&#8217;idea di pensare che questi siano i dettami di una logica di mercato che vede nel farmaco (e dello psicofarmaco più in particolare) una fetta consistente degli introiti delle case farmaceutiche. Resta allora da capire perché, si consiglia l&#8217;immediata assunzione di benzodiazepine, quasi senza neanche ascoltare i motivi ed il CONTESTO in cui il paziente accusa la comparsa dei sintomi di matrice ansiosa. Quello che più e più volte, assieme al collega Bargellini, abbiamo detto sulle pagine di questo blog, e che ancora oggi voglio io ribadire è che <em>una pillola, per quanto efficace non da un senso alle cose</em>, e rimane pertanto efficace solo e solamente nel momento in cui la si assume. Con questo non intendo certo svilire l&#8217;efficacia della farmacopea, che in alcune situazione è essenziale al superamento della patologia psichica (come, ad esempio nel caso di gravi depressioni o in gravissime sindromi ansiose), MA a questa si dovrebbe sempre affiancare un supporto tipo psicoterapeutico. La psicoterapia ad oggi è il più mirato e preciso intervento di modificazione psichica cui disponiamo. Certo c&#8217;è da saperla fare, ed è molto più difficile della prescrizione di una medicina. </p>
<p>Dott. Cristiano Pacetti</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/psicologiaprato.wordpress.com/295/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/psicologiaprato.wordpress.com/295/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/psicologiaprato.wordpress.com/295/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/psicologiaprato.wordpress.com/295/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/psicologiaprato.wordpress.com/295/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/psicologiaprato.wordpress.com/295/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/psicologiaprato.wordpress.com/295/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/psicologiaprato.wordpress.com/295/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/psicologiaprato.wordpress.com/295/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/psicologiaprato.wordpress.com/295/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/psicologiaprato.wordpress.com/295/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/psicologiaprato.wordpress.com/295/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/psicologiaprato.wordpress.com/295/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/psicologiaprato.wordpress.com/295/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&#038;blog=1945136&#038;post=295&#038;subd=psicologiaprato&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Effetti della cannabis</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 10:10:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elcolombre</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ vero, per intossicazione da marijuana o hashish non è mai morto nessuno. È vero anche che la pianta della canapa ha una miriade di utilizzi, i quali se venissero attuati su scala industriale, abbasserebbero di molto l’inquinamento dovuto al petrolio e ai suoi derivati. Credo anche nella demonizzazione che ne è stata fatta ad [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&#038;blog=1945136&#038;post=249&#038;subd=psicologiaprato&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-250" title="cannabis" src="http://psicologiaprato.files.wordpress.com/2009/06/cannabis.jpg?w=250&h=300" alt="cannabis" width="250" height="300" /></p>
<p>E’ vero, per intossicazione da marijuana o hashish non è mai morto nessuno. È vero anche che la pianta della canapa ha una <a title="Divertente video reggae sulla Marijuana" href="http://www.youtube.com/watch?v=rz4Uk9hha7s">miriade di utilizzi</a>, i quali se venissero attuati su scala industriale, abbasserebbero di molto l’inquinamento dovuto al petrolio e ai suoi derivati. Credo anche nella demonizzazione che ne è stata fatta ad opera di chi, dal petrolio aveva da guadagnare. <em>Ma assolutamente non credo nella sua innocuità quando usata come droga</em>. La diffusione di queste droghe tra i giovani e giovanissimi in Italia è cosa risaputa, si stima che 3 ragazzi su 5 entro i 18 anni l’abbiano provata almeno una <strong>volta (</strong><strong>e l&#8217;Italia, nella classifica del consumo di cannabis, detiene addirittura il record in Europa: è prima insieme alla Spagna, con l&#8217;11,2% della popolazione tra i 15 e i 64 anni che ne fa uso)</strong>. Gli effetti sulla psiche umana nell’immediato sono ben conosciuti e studiati:  Il THC si lega nel cervello ai recettori per l’anandamide, una sostanza organica; questi recettori si trovano nel cervello, nel cervelletto ed in alcuni nuclei del mesencefalo. Queste strutture partecipano ai processi di percezione e riconoscimento, alla memoria, allo stato d’animo e a funzioni intellettive e motorie superiori. Si capisce pertanto come mai il consumo di Marijuana si ripercuota negativamente e in modo dannoso proprio su queste funzioni alterandole. La piacevole sensazione di euforia, di distacco dalle cose quotidiane, il senso di leggerezza che la “canna” da a chi la fuma sono indubbi (a meno che non si verifichi un attacco di panico ad insorgenza indotta proprio dal THC). Cosi come è indubbia la tendenza ad abusarne di molte delle persone che ne fanno uso. Questo post allora non vuole essere una demonizzazione della pratica del fumare cannabis, ma vorrebbe essere un monito per chi consuma questa droga. Anni fa si credeva e si diceva che la cannabis era la porta d’accesso alle droghe pesanti e si commentava questo in modo estremamente stupido, asserendo che il 90% degli eroinomani era prima passato dagli spinelli <strong>(che è esattamente come dire che il 90% dei piloti di jet ha anche la patente per la macchina)</strong>. Così <a title="L'erba proibita commentato da Beppe Grillo" href="http://www.youtube.com/watch?v=MgHNUkmQLGM">campagne su campagne</a> che certo non hanno colpito il bersaglio perché colme di bugie e di esagerazioni. Oggi un dato è certo e cioè che come di qualunque altra sostanza l’abuso di cannabinoidi ha pesati ripercussioni sulla vita mentale e, prima ancora, sociale di chi ne fa uso, porta alla slatentizzazione di tratti di personalità paranoici può  accelerare l’insorgenza della schizofrenia (in chi è predisposto). In generale rallenta le capacità cognitive e compromette le capacità di analisi situazionale.  Tutto qua, ma vi garantisco che non è poco.</p>
<p>Dott. Cristiano Pacetti</p>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://psicologo-prato.com/2009/06/29/effetti-della-cannabis/"><img src="http://img.youtube.com/vi/Lp1ap0ukdCc/2.jpg" alt="" /></a></span>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/psicologiaprato.wordpress.com/249/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/psicologiaprato.wordpress.com/249/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/psicologiaprato.wordpress.com/249/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/psicologiaprato.wordpress.com/249/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/psicologiaprato.wordpress.com/249/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/psicologiaprato.wordpress.com/249/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/psicologiaprato.wordpress.com/249/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/psicologiaprato.wordpress.com/249/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/psicologiaprato.wordpress.com/249/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/psicologiaprato.wordpress.com/249/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/psicologiaprato.wordpress.com/249/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/psicologiaprato.wordpress.com/249/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/psicologiaprato.wordpress.com/249/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/psicologiaprato.wordpress.com/249/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&#038;blog=1945136&#038;post=249&#038;subd=psicologiaprato&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Bevi responsabilmente</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2009 08:18:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elcolombre</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
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		<description><![CDATA[La frase che da il titolo a questo post è completamente priva d&#8217;ogni possibile significato. Non esiste un modo &#8220;responsabile&#8221; di bere alcolici perché non esistono quantità minime consigliate. L&#8217;OMS ha infatti da tempo classificato l&#8217;alcol nella categoria &#8220;droghe&#8221; togliendo qualunque soglia di sicurezza alle bevande alcoliche. L’alcol è altresì la principale causa di incidente [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&#038;blog=1945136&#038;post=197&#038;subd=psicologiaprato&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La frase che da il titolo a questo post è completamente priva d&#8217;ogni possibile significato. Non esiste un modo &#8220;responsabile&#8221; di bere alcolici perché non esistono quantità minime consigliate. L&#8217;<a href="http://www.who.int/en/">OMS</a> ha infatti da tempo classificato l&#8217;alcol nella categoria &#8220;droghe&#8221; togliendo qualunque soglia di sicurezza alle bevande alcoliche. L’alcol è altresì la principale causa di incidente stradale, come riportato in questo bell’articolo sul <a href="http://club.quotidianonet.ilsole24ore.com/cialuanto/lincidenza_di_alcol_e_droghe_sui_disastri_stradali">blog di Ciannilli Luigi Antonio</a>. Ogni giorno la conta dei giovanissimi morti in lamiere contorte è un macabro e infinitamente triste rito che si ripete uguale a sé stesso, per noi che lo guardiamo ma che ha dietro uno strazio (quello dei sopravvissuti, genitori e parenti) difficilmente immaginabile. Lo stato che fa? Citando De André si potrebbe dire che: “<em>S’arrabbia, s’indigna, s’impegna poi getta la spugna con gran dignità</em>”. Perché se da una parte abbassa il tasso alcolico rilevabile in un guidatore dall’altra permette cose vergognose come questa:</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-198" title="Jack" src="http://psicologiaprato.files.wordpress.com/2009/06/jack.jpg?w=204&h=300" alt="Jack" width="204" height="300" /></p>
<p>L’età media degli avventori di un noto locale fiorentino era attorno ai 17 anni, e fra i tavolini all’aperto vagano due ragazzi molti carini (un ragazzo e una ragazza), questi PR avvicinavano chiunque gli passasse a tiro ed il compito che avevano era quello di consegnare dei “gratta e vinci” sponsorizzati dalla <a href="http://www.jackdaniels.com/Responsibility/Default.aspx">Jack Daniel’s</a>. All’interno di questi tagliandi 4 possibili cocktails realizzabili con il suddetto whiskey. Grattando e trovando le giuste combinazioni di frutta si potevano vincere T-shirt, cappellini, moschettoni ecc, (tutto a marchio Jack Daniel’s). Senza contare lo slogan che accompagna la nuova campagna: “Jack on the Beach” (bere whiskey in spiaggia&#8230;l&#8217;apoteosi del benessere!).  A mio personale parere di uomo prima che di clinico trovo assolutamente riprovevole che si permetta la diffusione di certe strategie di marketing che vanno a colpire direttamente i giovanissimi, uno ad uno, istigandoli (perché di istigazione si tratta) a bere alcolici.  Non è moralmente accettabile che  si possa fare pubblicità così ad una delle principali cause di morte (diretta o indiretta) dei giovani.</p>
<p>Dott. Cristiano Pacetti</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/psicologiaprato.wordpress.com/197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/psicologiaprato.wordpress.com/197/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/psicologiaprato.wordpress.com/197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/psicologiaprato.wordpress.com/197/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/psicologiaprato.wordpress.com/197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/psicologiaprato.wordpress.com/197/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/psicologiaprato.wordpress.com/197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/psicologiaprato.wordpress.com/197/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/psicologiaprato.wordpress.com/197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/psicologiaprato.wordpress.com/197/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/psicologiaprato.wordpress.com/197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/psicologiaprato.wordpress.com/197/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/psicologiaprato.wordpress.com/197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/psicologiaprato.wordpress.com/197/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&#038;blog=1945136&#038;post=197&#038;subd=psicologiaprato&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Gli effetti della cocaina</title>
		<link>http://psicologo-prato.com/2009/06/16/emergenza-cocaina/</link>
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		<pubDate>Tue, 16 Jun 2009 09:01:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elcolombre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cocaina]]></category>
		<category><![CDATA[Dipendenze]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[Consumo]]></category>
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		<category><![CDATA[Droga]]></category>
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		<description><![CDATA[La cocaina è un alcaloide. Ma non credo che questa delucidazione serva. La cocaina è una droga. Ed è una droga maledettamente “cattiva”, perché a differenza dell’eroina non stigmatizza chi ne fa uso e a differenza degli allucinogeni non esige che il consumatore smetta di fare quello che sta facendo. La cocaina è una droga [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&#038;blog=1945136&#038;post=180&#038;subd=psicologiaprato&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-181" title="coca2" src="http://psicologiaprato.files.wordpress.com/2009/06/coca2.jpg?w=455" alt="coca2"   /></p>
<p>La cocaina è un alcaloide. Ma non credo che questa delucidazione serva. La cocaina è una droga. Ed è una droga maledettamente “cattiva”, perché a differenza dell’eroina non stigmatizza chi ne fa uso e a differenza degli allucinogeni non esige che il consumatore smetta di fare quello che sta facendo. La cocaina è una droga cattiva perché fa credere a chi la consuma che non è un drogato, ma che anzi è una persona iperattiva, piena d’energia e ben calata nella società contemporanea, magari anche un uomo di successo, non come quei “reietti” che si bucano o come quei “fulminati” che calano. Non ci vogliono aghi per la cocaina, non ci sono segni evidenti, la si tira su col naso, o la si fuma. Sembra normale farlo, e sembra, e questo è l’inganno di questa droga, che non ci siano particolari controindicazioni, che, tutto sommato, i benefici siano più dei costi, che fisicamente non lasci particolari segni. Poi “tiravano e tirano ” personaggi di successo del mondo della finanza, dello sport, dello spettacolo, e se lo fanno loro…</p>
<p>Fra qualche anno scoppierà una delle più grandi emergenza sanitarie che l’umanità abbia mai conosciuto, e sarà un emergenza sottesa che non avrà il clamore di un’epidemia di influenza o di un virus letale, ma ci coglierà ugualmente del tutto impreparati. Tra qualche anno (al massimo una decina) tutti quei ragazzi che oggi abusano di cocaina e che lo fanno con la stessa naturalezza con cui si può bere un caffè (che tra l’altro è anch’esso un alcaloide), saranno adulti e soffriranno delle innumerevoli conseguenze che l’uso della polvere bianca porta meschinamente con sé. Infatti, se saranno sopravvissuti al rischio d’infarto, di ictus, o di incidente stradale, avremo delle persone profondamente diverse, modificate nei loro tratti di personalità solitamente nella direzione paranoica. La cocaina, bloccando il riassorbimento della noradrenalina e della dopamina (due neurotrasmettitori) fa sì che il funzionamento normale del cervello si blocchi e che compaiano (sul lungo periodo) un ventaglio di disturbi spesso indistinguibile dalla psicosi, e per i quali non ci sono rimedi che possano riportare la persona allo stato pre-sintomi. L’unica soluzione che abbiamo è quella di non arrivare a questo. <a href="http://psicologiaprato.wordpress.com/2009/05/07/uscire-dalla-cocaina/">Smettere prima che sia troppo tardi</a>, con l’aiuto di chi (famiglia, psicoterapeuti e psichiatri) può farlo.</p>
<p>Dott. Cristiano Pacetti</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/psicologiaprato.wordpress.com/180/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/psicologiaprato.wordpress.com/180/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/psicologiaprato.wordpress.com/180/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/psicologiaprato.wordpress.com/180/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/psicologiaprato.wordpress.com/180/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/psicologiaprato.wordpress.com/180/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/psicologiaprato.wordpress.com/180/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/psicologiaprato.wordpress.com/180/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/psicologiaprato.wordpress.com/180/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/psicologiaprato.wordpress.com/180/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/psicologiaprato.wordpress.com/180/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/psicologiaprato.wordpress.com/180/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/psicologiaprato.wordpress.com/180/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/psicologiaprato.wordpress.com/180/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&#038;blog=1945136&#038;post=180&#038;subd=psicologiaprato&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">coca2</media:title>
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		<title>Introduzione al gioco d&#8217;azzardo patologico</title>
		<link>http://psicologo-prato.com/2009/05/29/introduzione-al-gioco-dazzardo-patologico/</link>
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		<pubDate>Fri, 29 May 2009 13:25:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elcolombre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dipendenze]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza da gioco]]></category>
		<category><![CDATA[G.A.P.]]></category>
		<category><![CDATA[gioco d&#039;azzardo patologico]]></category>
		<category><![CDATA[Prato]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia del giocatore]]></category>
		<category><![CDATA[psicologo]]></category>

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		<description><![CDATA[  Da tempo mi occupo con curiosità ed impegno clinico di quello che viene  descritto come gioco d’azzardo patologico (GAP). Tale dipendenza, come tutte le altre, trova la sua diffusione anche in corrispondenza dei processi di legittimazione e deresponsabilizzazione operati dalla nostra società. Vi propongo di seguito una breve riflessione su tale argomento. L&#8217;analisi del [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&#038;blog=1945136&#038;post=161&#038;subd=psicologiaprato&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="vecchi giocatori d'azzardo" src="http://psicologiaprato.files.wordpress.com/2009/05/storia_del_casino.jpg?w=418&h=352" alt="vecchi giocatori d'azzardo" width="418" height="352" /></p>
<p> </p>
<p>Da tempo mi occupo con curiosità ed impegno clinico di quello che viene  descritto come gioco d’azzardo patologico (GAP). Tale dipendenza, come tutte le altre, trova la sua diffusione anche in corrispondenza dei processi di legittimazione e deresponsabilizzazione operati dalla nostra società.<br />
Vi propongo di seguito una breve riflessione su tale argomento.</p>
<p>L&#8217;analisi del gioco d&#8217;azzardo ci porta a due diverse realtà.<br />
Una di grande diffusione e innocuità dove il gioco assume la forma di una attività libera che permette alla persona di esaltare, modificare, transfigurare la realtà oltre che a crescere in modo sano rispettando la propria autonomia.<br />
L &#8216;altra di grossa sofferenza e problematicità, contraddistinta da una situazione che spesso diviene intollerabile dal punto di vista personale, familiare e sociale. Riflettere sul gioco d&#8217;azzardo pretende dunque di tenere presenti entrambe le dimensioni. Il gioco d&#8217;azzardo evoca immagini contraddittorie, di divertimento e di preoccupazione, non solo relativamente all&#8217;ambito della morale e della legalità, ma anche nell&#8217;ambito più strettamente clinico ed in relazione ai sempre più evidenti e diffusi casi di patologia da gioco.Giocare può essere (dovrebbe essere) un occupazione spensierata, libera dai vincoli della vita reale, che pone tutti i giocatori sullo stesso piano. Solo così il momento ludico si traduce in esperienza irrinunciabile della vita umana, capace di rapire il soggetto, elargire gioia e liberarlo dalla ripetitività dell&#8217;esistenza.Si scopre così quell &#8216;importanza ontologica del gioco sostenuta da Eugen Fink nel suo saggio”Oasi della gioia” (1957).“Il gioco rassomiglia a un oasi di gioia raggiunta nel deserto del nostro tendere e della nostra tantalica ricerca .<br />
Il gioco ci rapisce .<br />
Giocando siamo un po&#8217; liberati dall&#8217;ingranaggio della vita, come trasferiti su un nuovo mondo dove la vita appare più leggera, più aerea, più felice”(p.8). D’altra parte giocare d’azzardo fa anche appello al nostro desiderio di onnipotenza, ambizione che non può far altro che scontrarsi con una quantità di fattori incontrollabili. Giocare è sinonimo d&#8217; interruzione della routine, prendersi una pausa e alleggerirsi del peso dell&#8217;esistenza. Ma se dovessimo parlare del gioco soltanto come un oasi della gioia volgeremmo la nostra attenzione solo sulla faccia luccicante di una medaglia che nel suo rovescio cela una realtà potenzialmente devastante. L&#8217;esperienza ludica può essere totalmente fagocitante da non aver più niente in comune con la sua funzione ricreativa. Così il gioco da magico può rivelarsi demoniaco.<br />
Il momento ludico può trascinare l&#8217;uomo ,talvolta nell&#8217;arco di un&#8217; esistenza ,talvolta con modalità più dirompenti, (ci sono storie di persone che si giocano tutto in una notte , dove sono sufficienti poche scommesse per decidere se affidare tutto ciò che si è e che si ha nelle mani della sorte) nel mondo incandescente che è tipico del gioco d&#8217;azzardo.Il mio impegno nell&#8217;affacciarmi a tale fenomeno è quello di considerarlo nei suoi molteplici aspetti , guardarlo nella globalità di una realtà antica quanto l&#8217;essere umano ma che ,da un punto di vista scientifico, è ancora ai suoi esordi. Giocatori d&#8217;azzardo lo sono potenzialmente e innocuamente tutti, in tutti albergano le stesse pulsioni di irresistibile attrazione verso il rischio contrapposte a quelle di censura e di rifiuto moralistico.Sono dinamiche che spaccano l&#8217;individuo a prescindere dalla sua patologicità.<br />
Rischiare e azzardare emergono come componenti che evadono dallo specifico del gioco e invadono ogni aspetto della nostra vita .Il caso infatti sembra dominare la vita dell&#8217;uomo, beffando di continuo il suo bisogno di previsioni certe (Ekeland,1992).Per molto tempo ha dominato una visione del gioco d&#8217;azzardo, oltre che moralistica, elitaria, dostoevskijana ,riferita a mondi passati e diversi . Forse, proprio perchè così distante, tale rappresentazione del gioco d&#8217;azzardo ci affascina lasciandoci allo stesso tempo indifferenti.Oggi giocare d&#8217;azzardo non appartiene più soltanto a classi sociali abbienti che annoiate e aliene alla vita comune sperperano il loro denaro nei casinò. Oggi , più semplicemente e più spesso ,sono le persone come noi che dilapidano uno stipendio al bar sotto casa . Ancora oggi ,come soprattutto nota Dickerson (1984) , l&#8217;introduzione del gambling nel D.S.M. manifesta grosse lacune .Lo studio del gioco d&#8217;azzardo patologico è terreno sul quale non si incontrano pareri unanimi , a partire dai criteri diagnostici fino alla semplice definzione della categoria nosografica di giocatore d&#8217;azzardo. In letteratura l&#8217;interesse è stato rivolto soprattutto alla dimensione patologica mirando ,non senza difficoltà ,al suo inquadramento diagnostico e al suo studio come forma di addiction, recentemente però l&#8217;attenzione si è anche indirizzata verso la comprensione dell&#8217;aspetto sociale del gioco d&#8217;azzardo e quindi all&#8217;aspetto non patologico dello scommettitore occasionale e di quello abituale (Lavanco,2001).<br />
Parlare di gioco d’azzardo vuol dire confrontarsi con un fenomeno la cui complessità e l&#8217;ambivalenza, si articola su un probabile e drammatico continuum che comprende una zona di gioco mondo mondo ricreativo Caratterizzato da divertimento e socializzazione, fino a giungere ad una deriva fatta d’abuso e di sofferenza. Si può perciò descrivere un&#8217;ampio percorso che nasce dalle origini storico-antropologiche del gioco e che nei secoli, attraverso diversi paradigmi, giunge a una visione medico-psicologica dell&#8217;azzardo. Perché dell&#8217;azzardo si può parlare come dell’eterna passione umana per il rischio, ma anche, nellla deriva della dipendenza, attraverso le più recenti prospettive terapeutiche.</p>
<p style="text-align:right;">Dott. Ettore Bargellini</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/psicologiaprato.wordpress.com/161/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/psicologiaprato.wordpress.com/161/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/psicologiaprato.wordpress.com/161/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/psicologiaprato.wordpress.com/161/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/psicologiaprato.wordpress.com/161/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/psicologiaprato.wordpress.com/161/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/psicologiaprato.wordpress.com/161/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/psicologiaprato.wordpress.com/161/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/psicologiaprato.wordpress.com/161/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/psicologiaprato.wordpress.com/161/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/psicologiaprato.wordpress.com/161/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/psicologiaprato.wordpress.com/161/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/psicologiaprato.wordpress.com/161/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/psicologiaprato.wordpress.com/161/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&#038;blog=1945136&#038;post=161&#038;subd=psicologiaprato&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Alcol e adolescenza</title>
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		<pubDate>Thu, 21 May 2009 09:59:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elcolombre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Adolescenza]]></category>
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		<category><![CDATA[Dipendenze]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;incontro degli adolescenti con l&#8217;alcol è un momento sempre più precoce quanto preoccupante. Le ripercussioni del consumo in età giovanile di alcolici riguardano sia la sfera fisica, che psicologica, che sociale. Sul versante fisico l&#8217;aspetto deleterio riguarda soprattutto il fatto che l&#8217;organismo dei ragazzi non  possiede ancora gli enzimi necessari per elaborare l&#8217;alcol. Di conseguenza [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&#038;blog=1945136&#038;post=146&#038;subd=psicologiaprato&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:left;"><img class="aligncenter size-full wp-image-157" title="BOTERO" src="http://psicologiaprato.files.wordpress.com/2009/05/botero1.jpg?w=455&h=568" alt="BOTERO" width="455" height="568" /> L&#8217;incontro degli adolescenti con l&#8217;alcol è un momento sempre più precoce quanto preoccupante. Le ripercussioni del consumo in età giovanile di alcolici riguardano sia la sfera fisica, che psicologica, che sociale. Sul versante fisico l&#8217;aspetto deleterio riguarda soprattutto il fatto che l&#8217;organismo dei ragazzi non  possiede ancora gli enzimi necessari per elaborare l&#8217;alcol. Di conseguenza questa sostanza va ad incidere con tutto il suo impatto sui giovani, e non ancora formati, tessuti nervosi e del fegato. Sul versante  psicologico gli effetti possono essere diversi, ed ovviamente hanno a che vedere con le modalità di reazione e di contenimento che i contesti attorno all&#8217; adolescente adottano. E&#8217; chiaro che  bere  alcol è un comportamento legittimato e sollecitato nella nostra cultura, di conseguenza, prima o poi,  ogni adolescente stabilirà un qualche contatto con essa. Negare questa possibilità con eccessiva rigidità sarebbe forse peggio. La questione  si gioca però sul versante dei bisogni psicologici e relazionali che la sostanza va ad appagare o a coprire. Una cosa è bere qualcosa ad una festa o magari per semplice spirito emulativo, un altra è bere per non sentire il peso di un disagio altrimenti insopportabile o per richiamare a se un genitore troppo assente. In questo aspetto, il contesto ( familiare e non solo) deve essere ben sintonizzato e capace di intervenire. Oltre all&#8217;informazione e alla prevenzione che gli adulti devono saper fare, è necessario  leggere e comprendere quali bisogni profondi l&#8217;effetto dell&#8217; alcol potrebbe incrociare. La famiglia, come primo sistema di riferimento dell&#8217;individuo, dovrebbe poi &#8221; sostituire&#8221; la relazione con l&#8217;alcol con relazioni alternative  ma allo stesso tempo appaganti all&#8217;interno dei propri schemi .Sono  diversi anni che mi occupo, presso uno dei molti club per alcolisti in trattamento a Prato, dell&#8217;intervento su questa realtà. La mia personale esperienza mi porta a ritenere  che proprio l&#8217; approccio familiare-ecologico (Hudolin) sia tra i più incisivi ed efficaci nel sollecitare il cambiamento verso un migliore stile di vita. Questo perchè vi è un coinvolgimento dell&#8217;intero sistema che ruota attorno a chi manifesta il problema.Il cambiamento viene così sollecitato attingendo da quelle che sono le risorse di ogni membro e modificandone eventuali dinamiche disfunzionali. Questo perchè i problemi alcol correlati, negli adolescenti soprattutto, si possono leggere ed affrontare meglio all&#8217;interno dei sistemi d&#8217;appartenenza entro i quali si sviluppano e si manifestano. Questo non significa che l&#8217;adolescente  non debba mettere a fuoco le proprie fragilità e  modificarsi in prima persona. Dico soltanto che quando un giovane beve troppo non solo lui, è coinvolto nel problema. L&#8217;attivazione del sistema famiglia,allora, può rappresentare lo strumento migliore per capire <em>i perchè</em> del bere ed <em>i come</em> smettere.</p>
<p style="text-align:right;">Dott. Ettore Bargellini</p>
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		<title>Uscire dalla cocaina</title>
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		<pubDate>Thu, 07 May 2009 14:51:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elcolombre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cocaina]]></category>
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		<description><![CDATA[Uscire dalla cocaina Nonostante la cocaina sia diventata una droga tra le più consumate i servizi territoriali e le comunità soffrono un grave ritardo rispetto alla messa a punto di programmi specifici per la cura e la riabilitazione dei cocainomani. Questo soprattutto in ragione dell’attenzione quasi esclusiva che per molti anni è stata rivolta all’eroina [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&#038;blog=1945136&#038;post=139&#038;subd=psicologiaprato&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_141" class="wp-caption aligncenter" style="width: 409px"><img class="size-full wp-image-141" title="tamara_de_lempicka_101" src="http://psicologiaprato.files.wordpress.com/2009/05/tamara_de_lempicka_101.jpg?w=455" alt="Tamara De Lempicka"   /><p class="wp-caption-text">Tamara De Lempicka</p></div>
<p><span style="color:#000000;">Uscire dalla cocaina</span></p>
<p>Nonostante la cocaina sia diventata una droga tra le più consumate  i servizi territoriali e le comunità  soffrono un grave ritardo rispetto alla messa a punto di programmi specifici per la cura e la riabilitazione dei cocainomani. Questo soprattutto in ragione dell’attenzione quasi esclusiva che per molti anni è stata rivolta all’eroina e all’alcol. Soltanto in tempi più recenti ci si è accorti che la cocaina stava rapidamente diventando la droga di tutti, anche della gente normale, e che probabilmente andava affrontata attraverso le sue specifiche caratteristiche e gli specifici effetti che provoca sulle persone che ne fanno uso.<br />
Come è noto la cocaina è un eccitante di conseguenza i suoi effetti agiscono sulla personalità dell’uomo in direzione dell’esaltazione, dell’euforia, dell’onnipotenza, in ogni caso allontanando il soggetto da quella condizione necessaria per riconoscere i propri limiti e chiedere aiuto. Questo è forse l’aspetto più incidente sulla difficoltà dei servizi nel curare la dipendenza da cocaina. Spesso chi ne fa uso, nonostante il bisogno crescente della sostanza, lavora, frequenta gli altri, si sente attivo, produttivo, è in qualche modo inserito. Di conseguenza l’immagine, se pur artefatta, che ha costruito di se stesso non lascia spazio alcuno all’accettazione di aver un problema e di essere collaborativo con chi vorrebbe aiutarlo ad accettarlo.Insomma, il Sert, le comunità, l’ospedale, sono per i drogati, per gli alcolisti, per i perdenti, non per chi si sente forte ed infallibile come molti cocainomani. Così sembrano ragionare, soprattutto all’inizio della terapia, molti cocainomani. E’ chiaro che niente come la cocaina può arrivare ad accarezzare così efficacemente il lato narcisista delle persone.E qui veniamo al nodo centrale della dipendenza da cocaina. Perchè sotto l’armatura luccicante che il cocainomane si è messo addosso, c’è forse un un uomo o una donna  che non può permettersi di sentirsi fragile, insicuro, bisognoso dell’aiuto dell’altro. La cocaina serve esattamente a quello, a scacciare la paura  intollerabile di essere debole, non all’altezza, inadeguato ad un mondo che può essere affrontato solo se aiutato dalla spinta della coca. Così mentre ci si sforza i convincere la gente a non usare cocaina e la si sottopone ai percorsi di disintossicazione, parallelamente ci deve essere chi aiuta la persona a mettersi in contatto con quella parte fragile e nascosta. Credo sia questo, in ultima analisi, il compito psicoterapeutico da porsi con chi fa uso di cocaina. Uscire dalla dipendenza, non può essere un semplice esercizio all’astinenza, ma anche una ricerca di quei bisogni inespressi che la sostanza, da un certo momento in poi, ti ha fatto credere di non avere più.</p>
<p>Dott. Ettore Bargellini</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/psicologiaprato.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/psicologiaprato.wordpress.com/139/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/psicologiaprato.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/psicologiaprato.wordpress.com/139/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/psicologiaprato.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/psicologiaprato.wordpress.com/139/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/psicologiaprato.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/psicologiaprato.wordpress.com/139/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/psicologiaprato.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/psicologiaprato.wordpress.com/139/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/psicologiaprato.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/psicologiaprato.wordpress.com/139/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/psicologiaprato.wordpress.com/139/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/psicologiaprato.wordpress.com/139/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&#038;blog=1945136&#038;post=139&#038;subd=psicologiaprato&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Freud e la cocaina</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Dec 2008 16:20:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elcolombre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cocaina]]></category>
		<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>
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		<category><![CDATA[vin Mariani]]></category>

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		<description><![CDATA[    Quella che segue è l&#8217;introduzione scritta dal dottor Bargellini per una nuova edizione di un vecchio classico della psicoanalisi ovvero: &#8220;Sulla Cocaina&#8221; di S. Freud. Nella speranza che possa stimolare la vostra curiosità alla lettura.   Se escludiamo l&#8217;alcool sniffare, fumare, assumere cocaina rappresenta adesso la modalità più comune per accedere a stati di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=psicologo-prato.com&#038;blog=1945136&#038;post=99&#038;subd=psicologiaprato&#038;ref=&#038;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormalCxSpFirst" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:14pt;font-family:&quot;"><em></em></span> <img class="alignnone size-medium wp-image-101" title="vinmariani1" src="http://psicologiaprato.files.wordpress.com/2008/12/vinmariani1.jpg?w=238&h=300" alt="vinmariani1" width="238" height="300" /></p>
<p class="MsoNormalCxSpFirst" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:14pt;font-family:&quot;"><em></em></span> </p>
<p class="MsoNormalCxSpFirst" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:14pt;font-family:&quot;"><em>Quella che segue è l&#8217;introduzione scritta dal dottor Bargellini per una nuova edizione di un vecchio classico della psicoanalisi ovvero: &#8220;Sulla Cocaina&#8221; di S. Freud. Nella speranza che possa stimolare la vostra curiosità alla lettura.</em></span></p>
<p class="MsoNormalCxSpFirst" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p>Se escludiamo l&#8217;alcool sniffare, fumare, assumere cocaina rappresenta adesso la modalità più comune per accedere a stati di alterazione psicofisica . La cocaina non è più esclusiva degli strati abbienti della società, non è appannaggio di fotomodelle o imprenditori, oggi la polvere bianca si trova  raccolta in &#8220;pezzi&#8221;, appallottolata in piccole confezioni di cellofan nelle tasche della gente comune, nelle borsette delle signore, nelle mutande degli spacciatori, negli zaini degli studenti, nella cassaforte dei politici,  ovunque. L&#8217;hanno beccata disciolta nelle acque dell&#8217;Arno in percentuali imbarazzanti, ce ne sono residui nella maggior parte delle banconote che maneggiamo (non tutti si possono permettere il foglio da cento come Scar face), viene scaldata, poi la si frantuma (di solito con la stessa carta di credito utilizzata per prelevare i soldi) suddivisa in strisce o &#8220;botti&#8221;,  poi si tira su. Sniff, da una narice, sniff ,dall&#8217;altra. Ecco fatto, niente aghi, nessuna traccia di sangue, nessun rischio di contrarre sindromi nefaste, nessuna stigmate sociale da eroinomane, se mai l&#8217;illusione di appartenere ad una folta schiera di personaggi  tra i quali si possono certamente riconoscere vip, attori,  calciatori, presidenti, insomma quelli che ci vengono reclamizzati come vincenti. Farsi di cocaina oggi è terribilmente semplice e a buon mercato, e sebbene si assista ad un crescente allarme e presa di coscienza attorno ai rischi connessi a questa sostanza, il fenomeno cocainomania continua la sua inesorabile espansione. Ma come si è arrivati a tutto questo? Ma la coca non era una pianta sudamericana utilizzata e masticata dalle popolazioni indigene durante le loro ritualità? Ma chi diamine ce l&#8217;ha portata dalle nostre parti? Vi sorprenderà  sapere che tra i primi sostenitori e diffusori dell&#8217;alcaloide in occidente possiamo placidamente riconoscere il veneratissimo Sigmund Freud. Quella che segue è una breve prefazione de me  scritta  per una ri-edizione del celebre saggio freudiano  Uber Coca, sua prima, inestimabile pubblicazione. &#8220;Nella mia ultima depressione ho fatto uso di cocaina e una piccola dose mi ha portato alle stelle in modo fantastico. Sto ora raccogliendo del materiale per scrivere un canto di preghiera a questa magica sostanza&#8221; Tali entusiastiche parole non appartengono a nessuna rock star degenerata né sono riconducibili ad uno dei tanti tossici durante la sua luna di miele con la sostanza. Può apparire paradossale, ma questa non è una lettera appassionata firmata   Diego Armando Maradona, trattasi invece di un prezioso carteggio intrattenuto dal Dottor Sigmund Freud con la sua signora:<em> Martha Bernays</em> . A Vienna correva l&#8217;anno 1884. Dovrà ancora passare del tempo prima che Freud incominci a frequentare le pionieristiche lezioni del Professor Charcot presso l&#8217;università della Sorbona, ancora non è al corrente dei fenomeni ipnotici e dissociativi, l&#8217;isteria non rappresenta affatto il centro dei suoi interessi,ergo teoria e metodo psicoanalitici  sono ben lungi dall&#8217;essere partoriti. Possiamo serenamente dire che all&#8217;epoca il giovane dottore, né aveva trovato una precisa collocazione all&#8217;interno del panorama medico &#8211; scientifico, né era riuscito  dare alla sua vita professionale e di coppia sufficiente stabilità. Certo niente di paragonabile alle difficoltà che un giovane di oggi deve incontrare per poter guardare al futuro con un minimo di tranquillità, ma è certamente interessante notare come l&#8217;incontro del padre della psicoanalisi con la cocaina va a collocarsi in una fase non facile e turbolenta della sua vita.</p>
<p>Si  laurea con sensibile ritardo in medicina (1881) e si trasferisce Inghilterra, poco dopo torna a Vienna dove si dedica alla studio e alla ricerca in zoologia. Quest&#8217;ultima disciplina lo lascia piuttosto insoddisfatto, decide allora di cambiare e concentrare i suoi sforzi nella fisiologia. In questo periodo della sua esistenza si applicherà alle seguenti branche mediche: neurologia, istologia, dermatologia, persino l&#8217;oftalmologia riuscirà a solleticare i suoi interessi. Ad ogni modo il successo ed i riconoscimenti ai quali Freud sarà destinato non si concederanno mai attraverso queste materie. E se dal punto di vista professionale la situazione non si è ancora del tutto definita,  il giovane sembra avere non trascurabili fragilità anche sul versante mentale. Come è noto a quel tempo Freud soffriva di depressione, fatica cronica ed altri sintomi  di natura nevrotica. E&#8217; quindi legittimo pensare che il rapporto dell&#8217;autore  con la sostanza andasse ben al di là di un semplice interesse scientifico per essa,  e che la cocaina rappresentasse piuttosto un possibile rimedio ai suoi disagi. Non a  caso  Freud si rivolge così alla fidanzata in una lettera  del 21 Aprile del 1884: &#8220;Ho letto della cocaina (&#8230;.) Me ne sto procurando un po&#8217; per me e poi vorrei provarla per curare le malattie cardiache e gli esaurimenti nervosi&#8230;&#8221;</p>
<p><span id="more-99"></span></p>
<p>A questo punto  asserire che il  saggio tra le vostre  mani : &#8221; Uber Coca&#8221;, sia esclusivamente un trattato scientifico di fine ottocento sarebbe a dir poco riduttivo. Ciò che dà spessore a questo volume, esattamente come ad una seduta di psicoterapia,  è il non detto anzi, visto che all&#8217;epoca non si conoscevano ancora gli effetti devastanti della sostanza, il non saputo. Sullo sfondo di una  pubblicazione scientifica serpeggia ammiccante  l&#8217;uso personale di Freud della cocaina, i suoi effetti esaltanti ed  euforici  si percepiscono dai toni insolitamente entusiastici  adottati dal medico per la stesura di un saggio, la percezione illusoria di energia ed infaticabilità che accompagna il consumo di quest&#8217; alcaloide è testimoniata dai tempi brevissimi con i quali il testo viene pubblicato. Freud  infatti assume la prima dose di cocaina nel mese di Aprile 1884 e a Giugno dello stesso anno consegna all&#8217;editore la stesura finale del suo lavoro. Difficile pensare ad un depresso ed astenico che scrive una trattazione scientifica con ritmi così spediti senza il sostegno continuativo di qualche &#8220;stimolante&#8221;. Ma questo scritto potrebbe suggerire al lettore conclusioni affrettate se, proprio chi legge, alla luce di ciò che oggi è la cocaina, non si sforzasse di vedere Freud come un uomo del suo tempo. Se utilizzare in dosi crescenti cocaina per almeno tre anni, somministrarla con amore alla propria compagna, prescriverla  ai propri pazienti, fare pressione persino sugli  amici più cari affinché si convincano della sua bontà, se questi interessanti scorci sulla vita di Freud, non servissero altro che a dipingerlo come un cocainomane, questo libro non avrebbe assolto alla sua funzione. Parlare del ventottenne Freud come di un cocainomane, non dico sia del tutto sbagliato, di certo risulta  inutile ed insufficiente dal punto di vista  storiografico. Sostengo questo, non per timore reverenziale nei suoi riguardi (atteggiamento assai diffuso soprattutto tra i suoi allievi e discepoli), ma per l&#8217;impossibilità di utilizzare una tale diagnosi in un momento storico dove i sintomi legati ad un uso prolungato della cocaina erano del tutto sconosciuti  all&#8217;intera comunità scientifica, Sigmund  Freud compreso.</p>
<p>Il concetto stesso di cocainomania, nella sua odierna connotazione , con le sue implicazioni morali e ripercussioni sociali, aveva ancora da nascere. Di conseguenza allargare la prospettiva di osservazione, non solo alle vicissitudini personali del giovane e depresso dottor Freud, ma al contesto sociale in cui era immerso, è d&#8217;imprescindibile importanza per comprendere l&#8217;esperienza di un uomo alle prese con una misteriosa ed esotica polverina bianca detta coca. In effetti  ciò che un occidentale poteva sapere della cocaina sul finire del  diciannovesimo secolo si riassume piuttosto brevemente: niente di male. Ecco quindi come la coca sbarcò in Europa per poi finire nell&#8217;augusto corpo di Freud. I primi studi tossicologici dotati di rilevanza scientifica sull&#8217;uso della cocaina  si registrano soltanto a partire dalla seconda metà dell&#8217;Ottocento, quando Paolo Mantegazza, eccentrico dottore  in patologia generale ed antropologia, pubblicava la sua opera (1859) con la seguente titolazione:  &#8220;Sulle virtù igieniche e medicinali della cocaina e degli alimenti nervosi in genere&#8221;. Il brillante saggio riscosse un successo straordinario  trasformandosi nel primo veicolo di promozione del &#8220;miracoloso&#8221; stimolante sudamericano.  A questo punto, ispirato  dalla promettente opera di Mantegazza, Angelo Mariani, un chimico farmacista dotato di grande e lungimirante senso del profitto, proponeva  sul mercato una bevanda ottenuta con coca sciolta in vino: il Vin Mariani. Era il 1863 e la bibita dall&#8217;eccezionali virtù tonificanti  riuscì persino ad aggiudicarsi il favore della classe medica che iniziò a somministrala neanche fosse la panacea. Il vin Mariani si riteneva un ottimo rimedio, utile nel sollevare il morale ai depressi e di curare praticamente ogni genere di disturbo fisico accusato dalla gente, dal mal di gola alle affezioni nervose, dall&#8217;impotenza all&#8217;insonnia, dall&#8217;anemia alle febbri, fino ad essere promosso come cura per i morbi di tipo contagioso. Ben presto Mariani fu acclamato  come un benefattore indiscusso della società, tanto che il papa in persona (Leone XIII) omaggiò il chimico corso della medaglia d&#8217;oro in segno di sincera gratitudine. A questo punto se la scienza aveva sancito la legittimazione e l&#8217;efficacia clinica della coca, con il vin Mariani, la sostanza  inizia a muovere i primi e decisivi passi verso la grande distribuzione  e commercializzazione. Volendo ironizzare potremmo dire che Mariani è stato il primo grande narcotrafficante della storia. Ad ogni modo la diffusione legale della coca dovrà ancora conoscere il suo periodo di massimo splendore e popolarità, perché è solo nel 1885 (l&#8217;anno successivo alla pubblicazione del saggio freudiano) che John Pemberton, un altro farmacista, deciderà di lanciare a Mariani la sua sfida. Il mondo intero potrà finalmente godere della sferzante energia  di coca-cola, frizzante, analcolica, ricca di caffeina, agrumi, pregiati oli essenziali e direttamente dalle migliori piantagioni sudamericane: cocaina pura. Ironizzando  ancora di più, se Mariani è stato il primo narcotrafficante di coca, diventa invisibile al cospetto dell&#8217;industria  coca cola, una sorta di  Escobar d&#8217; altri tempi. A cavallo tra il milleottocento ed il millenovecento milioni di persone, assumeranno così, innocentemente, quotidianamente, terapeuticamente, legalmente, cocaina. Attorno ad essa si concentrarono con fulminante rapidità l&#8217;entusiasmo e la curiosità della ricerca e l&#8217;interesse speculativo di case farmaceutiche ed industria.</p>
<p>E Freud?<br />
Freud non rappresenta un eccezione, come uomo  del suo tempo cercava soltanto  di alleviare i suoi mali  utilizzando una &#8220;sostanza magica&#8221;, come uomo di scienza e come precursore tenterà di promuovere  la cocaina attraverso  uno studio approfondito ed una attenta verifica sperimentale. Alla fine, pur ottenendo iniziali miglioramenti sul versante personale, ed importanti contributi teorici, fallirà sotto entrambi i profili. Non senza difficoltà e dopo lunghi anni di consumo dovrà interrompere il rapporto con l&#8217;alcaloide  non certo risolutivo  nell&#8217;estinguere le sue problematiche, o comunque meno efficace di una psicoanalisi. In aggiunta, e cosa ben più pesante per il suo Super-io, subirà lo smacco narcisistico di ritrattare  di fronte alla comunità scientifica viennese le conclusioni alle quali era approdato con il suo lavoro. Ecco perché questo libro, allo stessa maniera dei farmaci,  dovrebbe essere gustato previa lettura delle indicazioni all&#8217;uso. Uber coca se adoperato superficialmente, può avere l&#8217;effetto collaterale di fuorviare, tanto sulla cocaina quanto su Freud. All&#8217;improvviso, forti delle argomentazione freudiane sul tema, sniffare cocaina potrebbe apparirci insolitamente allettante, anzi visto che quella fastidiosa depressione non né vuole sapere di abbandonarci, si potrebbe seriamente prendere in considerazione qualche striscia di coca. Prima di somministrare cocaina alla moglie o di organizzare le prossime vacanze in Colombia,  sarebbe opportuno rammentare alla luce di quali conoscenze l&#8217;autore scrisse questo trattato e le conseguenze che egli stesso soffrì. Ne cito alcune: il patologo ed amico Ernst Fleischl, al quale Freud suggerì di curarsi con buone dosi di cocaina, diventerà  tristemente noto alla storia come il primo caso di psicosi cocainica. Morirà in seguito ad un pesante aggravamento del suo quadro clinico, in preda a terribili allucinazioni sensoriali e deliri persecutori, costretto ad iniettarsi per via sottocutanea fino ad un grammo di cocaina al giorno, dose cento volte superiore a quella di partenza. Il destino di Fleischl accomunerà presto un numero sempre maggiore di ex-morfinomani e cocainomani, spingendo infine la comunità medica ad abbandonare il ricorso a questo rimedio. Contro Freud si scaglierà il giudizio del mondo scientifico che non esiterà a marchiarlo con l&#8217;infamante accusa di aver scatenato sull&#8217;umanità quel &#8220;terzo flagello&#8221;che era la cocainomania (gli altri due erano l&#8217;alcolismo e il morfinismo). Con la questione della cocaina si apre così una lacerazione con la classe scientifica viennese che Freud non rimarginerà più, anzi, potrà soltanto approfondire con la rivoluzione psicoanalitica. Eccoci ad un altro effetto collaterale di Uber Coca: il lettore potrebbe trincerarsi in una posizione di biasimo ed indignazione, potrebbe limitarsi ad accusare Freud, screditarlo, additarlo, sminuirlo o peggio ancora fargli interpretare il ruolo di capro espiatorio come fecero i suoi colleghi più di cento anni or sono. Sigmund Freud rischierebbe di apparire un povero cocainomane esaltato, invece di uno sperimentatore con pochi mezzi. Uber coca può diventare pericoloso se si trasforma in uno strumento per svuotare Freud dei suoi meriti e delle sue intuizioni coraggiose, a volte geniali, a volte disastrose.  Ma qui entriamo in un discorso che va aldilà del suo celebre trattato giovanile. Parliamo di un destino che perseguiterà Freud per tutta la vita ed oltre, quello di essere circondato quasi sempre o da adoratori ottusi ed incapaci di evolvere un pensiero personale o da inquisitori prezzolati che non vedono l&#8217;ora di gettare fango su una figura alla quale devono molto.</p>
<p>Perciò attento caro lettore, maneggia con cautela.</p>
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		<title>Il fumo non spaventa nessuno</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Nov 2008 11:29:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elcolombre</dc:creator>
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		<category><![CDATA[campagna contro il fumo]]></category>
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		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[smettere di fumare]]></category>

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<p>Dal primo di ottobre in Inghilterra è cominciata una <a href="http://www.corriere.it/gallery/Esteri/vuoto.shtml?2006/05_Maggio/fumo/1&amp;1">campagna choc</a> per tentare di far smettere di fumare i sudditi di Sua Maestà. Ancora una volta per realizzare questo bell&#8217;intento i pubblicitari si sono serviti di tumori, bocche guaste e bambini sofferenti; hanno insomma messo in primo piano le nefaste e terribili conseguenze a cui il tabagismo può portare. Che tutti siano dimentichi di quell&#8217;esperimento fatto in America agli inizi degli anni 50 io non credo. Dovete infatti sapere che nel 1946 l&#8217;igiene orale era un lusso per pochi e il governo degli Stati Uniti s&#8217;intese di promuovere il bel sorriso in due modi diversi: ad una parte della popolazione venne proposta una campagna incentrata sui positivi effetti del lavarsi denti (quindi con sorrisi brillanti e aria felice sui cartelloni per strada), all&#8217;altra parte degli Americani si propose invece il terrorismo di marci denti. E indovinate un pò quale delle due strade dette i migliori risultati? Esatto. Quella che veicolava un messaggio positivo, perché la mente umana ha più facilità a recepire una cosa a favore della sua esistenza piuttosto che no. Quando ci fanno vedere immagini troppo forti i meccanismi di difesa che regolano il nostro quieto vivere entrano subito in funzione. Io che loro non lo sappiano non ci credo. A questo proposito consiglio il bel film sulla persusione dell&#8217;industria del tabacco dal titolo &#8220;Thank you for smoking&#8221;. E faccio i miei migliori auguri a tutti coloro i quali decideranno di smettere di fumare, per loro reale motivazione.</p>
<p>Dott. Cristiano Pacetti</p>
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