Archive for novembre 2009

Bullismo: Vittime e aggressori

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Le azioni del bullo possono essere molteplici come le analisi che se ne possono fare.

Azioni individuali o collettive di tipo:
* fisico: prendere a pugni o calci, prendere o maltrattare gli oggetti personali della vittima;

* verbale: insultare, deridere, offendere;

* indirette: fare pettegolezzi, isolare dal gruppo.

Dura nel tempo (settimane o mesi) e la vittima è impossibilitata a difendersi.
Il bullismo può essere attuato da un singolo individuo o da un gruppo e la vittima può essere, a sua volta, un singolo individuo o un gruppo. Si può distinguere una forma di bullismo diretto, che si manifesta in attacchi relativamente aperti nei confronti della vittima, e di bullismo indiretto, caratterizzato da una forma di isolamento sociale ed in una intenzionale esclusione dal gruppo. E’ possibile affermare che la scuola sia senza dubbio il luogo in cui questi comportamenti si manifestano con maggiore frequenza, soprattutto durante i momenti di ricreazione, e nell’ uscita da scuola. Proprio a causa di ciò, le vittime dei bulli spesso rifiutono di andare a scuola. Rimproverati e rimproverandosi continuamente di “attirare” le prepotenze dei loro compagni, perdono sicurezza e autostima. Questo disagio può influire sulla loro concentrazione e sul loro apprendimento. Spesso ragazzi con sintomi da stress, mal di stomaco e mal di testa, incubi o attacchi d’ansia, o che marinano la scuola o, peggio ancora, hanno il timore di lasciare la sicurezza della propria casa, sono le vittime prescelte dal bullo. Le conseguenze di tale situazione sono spesso gravi e possono provocare strascichi anche in età di molto successive a quelle del sopruso stesso.nGeneralmente le vittime sono più deboli fisicamente della media dei ragazzi. Anche l’aspetto fisico (ad esempio l’obesità) può giocare un ruolo nella designazione della vittima, anche se non è determinante.

Le vittime sono, per lo più, soggetti sensibili e calmi, anche se al contempo sono ansiosi ed insicuri. Se attaccati, reagiscono chiudendosi in se stessi o, se si tratta di bambini piccoli, piangendo. Talvolta soffrono anche di scarsa autostima ed hanno un’opinione negativa di sé e della propria situazione. Le vittime sono caratterizzate da un modello reattivo ansioso o sottomesso, associato, soprattutto se maschi, ad una debolezza fisica, modello che viene rinforzato negativamente dalle conseguenze dei comportamenti sopraffattori. Tali conseguenze sono sempre a svantaggio della vittima perché non possiede le abilità per affrontare la situazione o, se le possiede, le padroneggia in maniera inefficace. Solitamente le vittime vivono a scuola una condizione di solitudine, di isolamento e di abbandono. Manifestano particolari preoccupazioni riguardo al proprio corpo: hanno paura di farsi male, sono incapaci nelle attività di gioco o sportive, sono abitualmente non aggressivi e non prendono in giro i compagni, ma hanno difficoltà ad affermare se stessi nel gruppo dei coetanei. Il rendimento scolastico è di vario tipo e tende a peggiorare nella scuola media. Queste caratteristiche sono tipiche delle vittime definite passive o sottomesse, che segnalano agli altri l’insicurezza, l’incapacità, l’impossibilità o difficoltà di reagire di fronte agli insulti ricevuti; così le ripetute aggressioni non fanno altro che peggiorare questo quadro di incertezza sulle proprie capacità.

La caratteristica più evidente del comportamento da bullo è chiaramente quella dell’aggressività rivolta verso i compagni, ma molto spesso anche verso i genitori e gli insegnanti. I bulli hanno un forte bisogno di dominare gli altri e si dimostrano spesso impulsivi. Vantano spesso la loro superiorità, vera o presunta, si arrabbiano facilmente e presentano una bassa tolleranza alla frustrazione. Manifestano grosse difficoltà nel rispettare le regole e nel tollerare le contrarietà e i ritardi. Tentano a volte di trarre vantaggio anche utilizzando l’inganno. Si dimostrano molto abili nelle attività sportive e di gioco e sanno trarsi d’impaccio anche nelle situazioni difficili. Al contrario di ciò che generalmente si pensa, non presentano ansia o insicurezze. Sono caratterizzati quindi da un modello reattivo-aggressivo associato, se maschi, alla forza fisica che, suscitando popolarità, tende ad auto-rinforzarsi negativamente raggiungendo i propri obiettivi. I bulli hanno generalmente un atteggiamento positivo verso l’utilizzo di mezzi violenti per ottenere i propri scopi e mostrano una buona considerazione di se stessi. Il rendimento scolastico è vario ma tende ad abbassarsi con l’aumentare dell’età e, parallelamente a questa, si manifesta un atteggiamento negativo verso la scuola. L’atteggiamento aggressivo prevaricatore di questi giovani sembra essere correlato con una maggiore possibilità, nelle età successive, ad essere coinvolti in altri comportamenti problematici, quali la criminalità o l’abuso da alcool o da sostanze. All’interno del gruppo vi possono essere i cosiddetti bulli passivi, ovvero i seguaci o sobillatori che non partecipano attivamente agli episodi di bullismo. È frequente che questi ragazzi provengano da condizioni familiari educativamente inadeguate, il che potrebbe provocare un certo grado di ostilità verso l’ambiente. Questo fatto spiegherebbe in parte la soddisfazione di vedere soffrire i loro compagni. Questo tipo di atteggiamento è rinforzato spesso da un accresciuto prestigio.

Esiste un’ “incrocio” tra vittima e bullo: le vittime provocatrici, caratterizzate da una combinazione di modalità di reazione ansiose e aggressive. Possono essere iperattivi, inquieti e offensivi. Tendono a controbattere e possono essere sgraditi anche agli adulti. Hanno la tendenza a prevaricare i compagni più deboli. Non è raro che il loro comportamento provochi reazioni negative da parte di molti compagni o di tutta la classe. Questo tipo di vittima è meno frequente rispetto alle precedenti e le vittime del primo tipo risultato maggiormente esposte a rischio di depressione. Le vittime presentano sin dall’infanzia un atteggiamento prudente e una forte sensibilità.

Condizioni che favoriscono il fenomeno

Vari studi hanno evidenziato alcuni fattori che sembrano essere alla base del comportamento aggressivo. Sicuramente un ruolo importante è da attribuire al temperamento del bambino. Un atteggiamento negativo di fondo, caratterizzato da mancanza di calore e di coinvolgimento, da parte delle persone che si prendono cura del bambino in tenera età, è un ulteriore fattore importante nello sviluppo di modalità aggressive nella relazione con gli altri. Anche l’eccessiva permissività e tolleranza verso l’aggressività manifestata verso i coetanei e i fratelli crea le condizioni per lo sviluppo di una modalità aggressiva stabile. Un ruolo importante è ricoperto anche dal modello genitoriale nel gestire il potere. L’uso eccessivo di punizioni fisiche porta il bambino ad utilizzarle come strumento per far rispettare le proprie regole. E’ importante che siano espresse le regole da rispettare e da seguire ma non è educativo ricorrere soltanto alla punizione fisica. Queste non sono sicuramente le uniche cause del fenomeno, anzi, si può dire che esso è inserito in un reticolo di fattori concatenati tra loro. È, comunque, certo che le condotte inadeguate si verifichino, con maggior probabilità quando i genitori non sono a conoscenza di ciò che fanno i figli o quando non hanno saputo fornire adeguatamente i limiti oltre i quali certi comportamenti non sono consentiti. Gli stili educativi rappresentano infatti un fattore cruciale per lo sviluppo o meno delle condotte inadeguate. È interessante sottolineare come il grado di istruzione dei genitori, il livello socio-economico non sembrano essere correlate con le condotte aggressive dei figli. A livello sociale si è visto come anche i fattori di gruppo favoriscano questi episodi. All’interno del gruppo c’è un indebolimento del controllo e dell’inibizione delle condotte negative e si sviluppa una riduzione della responsabilità individuale. Questi fattori fanno sì che in presenza di ragazzi aggressivi anche coloro che generalmente non lo sono lo possano diventare. Per evitare che un bambino ansioso e insicuro diventi una vittima è importante che i genitori lo aiutino a trovare una migliore autostima, una maggiore autonomia e gli forniscano degli strumenti adeguati per affermarsi nel gruppo dei coetanei.

La prevenzione del bullismo

Risulta poco utile agire sul disturbo e sulla psicopatologia ormai conclamata. La specificità di un intervento preventivo è rivolto a tutti gli alunni e non direttamente ai “bulli” e alle loro vittime, perché, al fine di un cambiamento stabile e duraturo, risulta maggiormente efficace agire sull’ intero sistema di appartenenza degli studenti. È importante sottolineare questo punto perché, come indicato in letteratura, è inefficace l’intervento psicologico individuale sul “bullo”. Infatti il “bullo” non è motivato al cambiamento in quanto le sue azioni non sono percepite da lui come un problema, e queste sono un problema soltanto per la vittima, gli insegnanti e il contesto. L’intervento diretto sulla vittima, pur efficace a fini individuali, non lo è per quanto riguarda la riduzione del fenomeno del “bullismo”. Quella vittima cesserà di essere tale e il bullo ne cercherà presto un’altra nel medesimo contesto. Quindi, la prevenzione deve interessare gli alunni, gli insegnanti e i genitori. Questi possono farsi carico dei problemi attivando una programmazione contro le prepotenze e promuovendo interventi tesi a costruire una cultura del rispetto e della solidarietà tra gli alunni e tra alunni ed insegnanti. Si è evidenziato che l’intervento con bambini e ragazzi, deve essere preventivo rispetto a segnali più o meno sommersi del disagio e rispetto alle fisiologiche crisi evolutive. Per questi motivi è necessario attuare un programma di intervento pluriennale di carattere preventivo e diretto al gruppo classe/scuola. E’ utile sottolineare che per rendere efficace e duraturo questo tipo di prevenzione, è necessario che gli insegnanti, gli educatori e le famiglie collaborino, come modelli e come soggetti promotori di modalità adeguate di interazione, affinché l’esempio possa essere acquisito e diventare uno stile di vita per i ragazzi. Il compito degli insegnanti è quindi quello di intervenire precocemente finché permangono le condizioni per modificare gli atteggiamenti inadeguati. Per migliorare la collaborazione con le famiglie è importante che si spieghi anche ai genitori che i loro figli possono assumere diversi atteggiamenti a seconda degli ambienti in cui si trovano. Questo è utile per prevenire la sorpresa delle famiglie nello scoprire modalità di comportamento differenti a casa e a scuola.

BULLISMO FEMMINILE

Può verificarsi anche il così detto “bullismo femminile”. Esso viene poco considerato perchè molto meno vistoso rispetto a quello maschile, ma a causa di ciò più subdolo. Esso si manifesta meno “fisicamente” e di più “verbalmente” ed “indirettamente”. Di solito colei che infierisce s’atteggia ad “ape regina” e si circonda di altre api isolando chi non le è gradita. mette in atto nei confronti dell’ “esclusa” un vero e proprio comportamento persecutorio fatto di pettegolezzi e falsità infondate. Per la vittima diventa difficile chiedere aiuto, perchè il comportamento bullistico e poco evidente e si tende ad attribuire l’isolamento della vittima ad una sua eventuale timidezza. Si può facilmente immaginare quali possano essere gli esiti per la propria autostima, esiti che possono anche comportare quei disturbi del comportamento alimentare tanto frequenti fra le ragazze.

Di seguito viene riportato un test (che in quanto strumento autocompilabile non possiede l’attendibilità dei test più rigorosi) per ottenere una generale indicazione ripsetto all’essere “vittima” di un “bullo”.

1 Si diverte a tormentarti ? V F
2 Gli piace prenderti in giro o deriderti i? V F
3 Considera divertente vederti sbagliare o farti male ? V F
4 Sottrae o danneggia oggetti che ti appartenengono ? V F
5 Si arrabbia spesso con te ? V F
6 Ti accusa per le cose che gli vanno male ? V F
7 E’ vendicativo nei tuoi confronti se gli ha fatto qualcosa di spiacevole? V F
8 Quando gioca o fa una partita con te vuole essere sempre il vincitore? V F
9 Ricorre a minacce o ricatti per ottenere quello che vuole ? V F
Se hai risposto Vero ad almeno 3 delle domande è molto probabile che tu sia vittima di un bullo, e le indicazioni seguenti potranno esserti utili.

Qualche utile consiglio per i più piccoli.

E’ accaduto che qualcuno ha fatto il prepotente con te o con qualche tuo amico? Forse sarà successo. Viene chiamato bullo chi fa il prepotente o cerca di fare del male ad altri sia con le parole che con le azioni.

Hai di fronte un bullo se qualcuno:

1. E’ aggressivo nei tuoi confronti picchiandoti, sputandoti, ti dà dei morsi, prende le tue cose.
2. Ti insulta, ti fa fare cose che tu non vorresti fare, ti fa sentire uno stupido, ti fa stare male
3. Ti provoca, ti scrive biglietti offensivi, mette in giro bugie su di te
4. Cerca di convincere anche i tuoi amici a isolarti e prenderti in giro
5. Minaccia di picchiare te o qualcuno a cui vuoi bene
Il bullo cerca di usare la violenza per avere quello che vuole, cercando una “vittima” che non riesce a difendersi da solo o che considera “inferiore” a lui.
Il bullo può essere qualcuno della tua scuola, o qualcuno che consideravi un amico.
L’ intenzione del bullo è quella di spaventare, di mettere paura, perché in questo modo si sente grande e forte, vuole che gli altri pensino che è potente, che ha successo, che tiene tutto e tutti sotto controllo. In realtà spesso è una persona che non ha nessuna di queste “qualità”, anzi cerca di nascondere i suoi “difetti”.

Gli effetti del bullismo
Quando qualcuno fa il prepotente con te e ti fa stare male, potresti sentirti:

Di valere poco o niente, triste o arrabbiato, senza voglia di giocare o di uscire, con poco appetito o molto appetito
Ti senti male come quando hai la nausea con mal di testa e mal di stomaco,
senza desiderio di andare a scuola
Ecco che cosa devi fare se qualcuno fà il bullo nei tuoi confronti:
Cerca di farti vedere calmo e tranquillo, senza arrabiarti o aver paura, anche se lo sei.
Cerca di evitare cose che non desideri fare
Non pensare a quello che ti dice, anzi, pensa bene di te
Cerca di capire quando è preferibile andare via, evitando il bullo
Se non puoi evitarlo, di fronte alla sua violenza verbale, usa l’ironia (ti grida “Sei grasso come un maiale”. Replica “Ti sbagli, assomiglio più ad una Balena”)
Se ti senti un po’ solo cerca di farti nuovi amici, con loro sarà diverso
Racconta a qualcuno di cui ti fidi quello che sta succedendo (un insegnante, un amico più grande di te, i tuoi genitori).
Non avere paura di dirgli quello che succede, non è colpa tua! Parlare con chi ti può aiutare è il modo migliore per risolvere la situazione
Non pensare che dicendolo a qualcuno andrai incontro a problemi peggiori, se chiedi aiuto allora non sei più da solo e potete pensare insieme a come risolvere questo problema
Spiega chiaramente che la situazione ti crea dei problemi e che per te è importante che venga fatto qualcosa.
Continua a parlare di quello che accade finché non otterrai qualche cambiamento.
Non accettare che qualcuno sia aggressivo con te! Non è facile fermarlo ma neanche impossibile.

Add comment novembre 12, 2009

Transessualità

 

 

kahlo

Frida Kahlo, autoritratto.

 

 

Visto il clamore che di recente si è creato intorno ad una realtà che, diversamente da quanto il mondo politico vorrebbe farci credere, esiste da sempre, mi pare giusto spendere qualche considerazione sull’argomento transessualità.

La prima domanda di fronte alla quale spesso si assiste all’ignoranza più disarmante o, peggio ancora, al pregiudizio altrui è questa:

Chi sono le persone  transessuali?

E’ bene specificare subito chesi tratta di persone del tutto normali sotto il punto di vista biologico e anatomico, ma che soffrono nell’appartenere al sesso determinato geneticamente. Nutrono cioè  la persistente convinzione di appartenere al sesso opposto. Patiscono nel sentirsi prigionieri in un corpo che percepiscono diverso da quello che vorrebbero avere, desiderando di vivere nel ruolo dell’altro sesso e di essere riconosciuti dalla società come appartenenti al genere, verso il quale si sentono psicologicamente orientati. Questo disagio è così perturbante che per molti  individui l’intervento di riattribuzione chirurgica del sesso diventa una meta indispensabile. Elemento peggiorativo per l’esistenza  delle persone transessuali è il circuito  nel quale la società, attraverso un’azione discriminante ed espulsiva, spinge verso la prostituzione (spesso identificata come unico lavoro possibile) sovrapponendo l’immagine della persona transessuale a quella, dell’oggetto sessuale, della trasgressione e del meretricio.

Molti si chiedono,spesso in termini moralistici e retorici, perchè sempre più uomini e donne siano attratti dai transessuali. E’ bene specificare che fin dai tempi più remoti l’immaginario erotico dell’uomo si è alimentato di fantasie collegate a persone con caratteristiche  sessuali di entrambi i sessi. Nel transessuale, come è noto, vi è la compresenza del maschile e del femminile. Anche in alcune divinità si celebra la compresenza degli opposti, ad ogni modo anche le scelte sessuali come molti altri tratti dell’essere umano possono trascendere una direzione precisa, che esclude il suo opposto, ma contemplare la composizioni di elementi opposti.Secondo alcuni autori  il transessuale moltiplica i segni sessuali  realizzando così una nuova nozione  di “individuo”, tipico del nostro tempo, che si riconosce solo nella libertà illimita-ta, senza argini e senza confini. E’ interessante prestare attenzione alle opinioni   di chi sceglie la compagnia dei trans, (pur avendo una vita familiare e di coppia ) e alle motivazioni che vengono da loro riportate: il trans sembrerebbe ridurre l’ansia da prestazione permettendo di scegliere il ruolo da assumere (attivo/passivo) in base alle circostanze, gli eventi etc. Il rapporto transessuale consentirebbe inoltre  di aggirare l’angoscia  collegata al rapporto con un altro dello stesso sesso e delle stesse sembianze  dell’individuo.  In questo senso il transessuale  rappresenterebbe un’ideale di trasgressione.

Altro stereotipo e luogo comune è quello di chi crede che e i frequentatori di trans siano omosessuali. La risposta è non sempre,  non necessariamente. Capita frequentemente  in persone eterosessuali (magari all’interno di coppie regolari e con figli) in forme episodiche e saltuarie che non sempre si traducono in atti sessuali veri e propri.

Come sempre nell’imbecillità del dibattito televisivo trova spazio qualcuno che non ha altre argomentazioni se non quella di accusare il mondo transessuale di essere sostanzialmente immorale, malato nell’anima. Questo aprirebbe una riflessione molto lunga e forse inutile, certi pregiudizi sono molto difficili da estirpare. Ci sarebbe da chiedersi se non sia malata una società che ha sempre opposto resistenza alla varietà e alla libertà sessuale; che nello stupido sforzo di negare, o quanto meno di far tacere ciò è sessualmente diverso, in realtà non fa altro che ripudiare  una parte di se stessa.

Dott. Ettore Bargellini

Add comment novembre 5, 2009

Perversione/parafila: disturbo sessuale?

bondage

Etimologicamente la parola perversione deriva dal greco antico “pervetere” cioè “andare contro”, contro la società, contro i suoi costumi, contro le sue leggi morali. La parola perversione porta con se dunque anche una marcata dose di giudizio, il pervertito non solo è quello che compie atti non comuni, ma li compie disattendendo le leggi che dovrebbero regolare il suo comportamento. Non a caso quando ci si riferisce a qualcuno etichettandolo come “pervertito” non lo si fa certo senza sapere di offenderlo in una qualche misura. Così già da tempo nella classificazione clinica dei disturbi mentali, si è sostituita la parola perversione con la parola “parafila” che etimologicamente significa “amare vicino”, quasi a dire che le pratiche del parafiliaco, non saranno convenzionali, ma non fanno male a nessuno… diciamo che il parafiliaco, arriva vicino ad un oggetto del desiderio “normale” ma non ci arriva (o lo supera direbbero loro), e allora per eccitarsi deve farsi camminare sopra con i tacchi a spillo, o farsi urinare addosso, o ancora farsi legare con cinghie di cuoio prima di abbandonarsi all’atto carnale. Va da se che questo cambio di lemma  porta un cambio di prospettiva. Il parafiliaco non fa niente d’illegale, non usa violenza e, solitamente,  chiede l’esaudimento dei suoi desideri a persone senzienti che si prestano a soddisfarle, traendo da quelle pratiche reciproco piacere.  Fin qui tutto bene, il problema è quando queste fantasie sono vissute come “infestanti” dalla persona che le subisce, quando cioè la parafila è “ego-distonica” non viene cioè accettata ma combattuta. Allora la consapevolezza del bisogno di atti così peculiari può far nascere una crisi personale anche molto profonda che può risolversi o negandosi l’accesso alla sfera sessuale oppure prendendone atto e accettandosi per quello che si è.  Nell’elenco che segue le forme più comuni di parafila.

  • Esibizionismo: il bisogno o il comportamento che porta all’esposizione dei propri genitali ad una persona ignara.
  • Feticismo: l’uso esclusivo di oggetti non direttamente attinenti alla sessualità (es. scarpe, indumenti) o parti del corpo di una persona, al fine di innescare o aumentare l’eccitamento sessuale;
  • Frotteurismo: il bisogno o il comportamento che porta a toccare o palpeggiare il corpo di una persona non consenziente;
  • Masochismo: bisogno o comportamento sessualmente eccitante ricercato nel voler essere umiliati, provare dolore o soffrire in altri modi;
  • Sadismo: bisogno o comportamento sessualmente eccitante nel produrre dolore o umiliazione della vittima;
  • Feticismo di travestimento: eccitazione e/o piacere sessuale nell’indossare abiti del sesso opposto;
  • Voyeurismo ( o scoptofilia): il bisogno o il comportamento che porta a spiare persone ignare mentre sono nude, in intimo o impegnate in attività/rapporti sessuali;

 

Dott. Cristiano Pacetti

1 comment novembre 3, 2009


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Dott. Ettore Bargellini
Psicologo; Psicoterapeuta
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