Gli effetti della cocaina

giugno 16, 2009

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La cocaina è un alcaloide. Ma non credo che questa delucidazione serva. La cocaina è una droga. Ed è una droga maledettamente “cattiva”, perché a differenza dell’eroina non stigmatizza chi ne fa uso e a differenza degli allucinogeni non esige che il consumatore smetta di fare quello che sta facendo. La cocaina è una droga cattiva perché fa credere a chi la consuma che non è un drogato, ma che anzi è una persona iperattiva, piena d’energia e ben calata nella società contemporanea, magari anche un uomo di successo, non come quei “reietti” che si bucano o come quei “fulminati” che calano. Non ci vogliono aghi per la cocaina, non ci sono segni evidenti, la si tira su col naso, o la si fuma. Sembra normale farlo, e sembra, e questo è l’inganno di questa droga, che non ci siano particolari controindicazioni, che, tutto sommato, i benefici siano più dei costi, che fisicamente non lasci particolari segni. Poi “tiravano e tirano ” personaggi di successo del mondo della finanza, dello sport, dello spettacolo, e se lo fanno loro…

Fra qualche anno scoppierà una delle più grandi emergenza sanitarie che l’umanità abbia mai conosciuto, e sarà un emergenza sottesa che non avrà il clamore di un’epidemia di influenza o di un virus letale, ma ci coglierà ugualmente del tutto impreparati. Tra qualche anno (al massimo una decina) tutti quei ragazzi che oggi abusano di cocaina e che lo fanno con la stessa naturalezza con cui si può bere un caffè (che tra l’altro è anch’esso un alcaloide), saranno adulti e soffriranno delle innumerevoli conseguenze che l’uso della polvere bianca porta meschinamente con sé. Infatti, se saranno sopravvissuti al rischio d’infarto, di ictus, o di incidente stradale, avremo delle persone profondamente diverse, modificate nei loro tratti di personalità solitamente nella direzione paranoica. La cocaina, bloccando il riassorbimento della noradrenalina e della dopamina (due neurotrasmettitori) fa sì che il funzionamento normale del cervello si blocchi e che compaiano (sul lungo periodo) un ventaglio di disturbi spesso indistinguibile dalla psicosi, e per i quali non ci sono rimedi che possano riportare la persona allo stato pre-sintomi. L’unica soluzione che abbiamo è quella di non arrivare a questo. Smettere prima che sia troppo tardi, con l’aiuto di chi (famiglia, psicoterapeuti e psichiatri) può farlo.

Dott. Cristiano Pacetti

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