Archive for maggio 2009

Alcol e adolescenza

BOTERO L’incontro degli adolescenti con l’alcol è un momento sempre più precoce quanto preoccupante. Le ripercussioni del consumo in età giovanile di alcolici riguardano sia la sfera fisica, che psicologica, che sociale. Sul versante fisico l’aspetto deleterio riguarda soprattutto il fatto che l’organismo dei ragazzi non  possiede ancora gli enzimi necessari per elaborare l’alcol. Di conseguenza questa sostanza va ad incidere con tutto il suo impatto sui giovani, e non ancora formati, tessuti nervosi e del fegato. Sul versante  psicologico gli effetti possono essere diversi, ed ovviamente hanno a che vedere con le modalità di reazione e di contenimento che i contesti attorno all’ adolescente adottano. E’ chiaro che  bere  alcol è un comportamento legittimato e sollecitato nella nostra cultura, di conseguenza, prima o poi,  ogni adolescente stabilirà un qualche contatto con essa. Negare questa possibilità con eccessiva rigidità sarebbe forse peggio. La questione  si gioca però sul versante dei bisogni psicologici e relazionali che la sostanza va ad appagare o a coprire. Una cosa è bere qualcosa ad una festa o magari per semplice spirito emulativo, un altra è bere per non sentire il peso di un disagio altrimenti insopportabile o per richiamare a se un genitore troppo assente. In questo aspetto, il contesto ( familiare e non solo) deve essere ben sintonizzato e capace di intervenire. Oltre all’informazione e alla prevenzione che gli adulti devono saper fare, è necessario  leggere e comprendere quali bisogni profondi l’effetto dell’ alcol potrebbe incrociare. La famiglia, come primo sistema di riferimento dell’individuo, dovrebbe poi ” sostituire” la relazione con l’alcol con relazioni alternative  ma allo stesso tempo appaganti all’interno dei propri schemi .Sono  diversi anni che mi occupo, presso uno dei molti club per alcolisti in trattamento a Prato, dell’intervento su questa realtà. La mia personale esperienza mi porta a ritenere  che proprio l’ approccio familiare-ecologico (Hudolin) sia tra i più incisivi ed efficaci nel sollecitare il cambiamento verso un migliore stile di vita. Questo perchè vi è un coinvolgimento dell’intero sistema che ruota attorno a chi manifesta il problema.Il cambiamento viene così sollecitato attingendo da quelle che sono le risorse di ogni membro e modificandone eventuali dinamiche disfunzionali. Questo perchè i problemi alcol correlati, negli adolescenti soprattutto, si possono leggere ed affrontare meglio all’interno dei sistemi d’appartenenza entro i quali si sviluppano e si manifestano. Questo non significa che l’adolescente  non debba mettere a fuoco le proprie fragilità e  modificarsi in prima persona. Dico soltanto che quando un giovane beve troppo non solo lui, è coinvolto nel problema. L’attivazione del sistema famiglia,allora, può rappresentare lo strumento migliore per capire i perchè del bere ed i come smettere.

Dott. Ettore Bargellini

Add comment maggio 21, 2009

Quando le parole non bastano

Primaveraok

Questa che segue è la prefazione al libretto che raccoglie i pensieri dei ragazzi delle scuole di Prato che hanno partecipato al progetto “Prima…vera Educazione stradale”. Noi, assieme all’Associazione Marco Michelini, portiamo da ormai qualche anno nelle scuole che ne fanno richiesta, un messaggio che crediamo essere diverso dai soliti, abusati (e troppo spesso inascoltati), inviti alla prudenza. Quest’anno abbiamo voluto dare voce ache ai veri protagonisti, ai ragazzi. I quali, ancora una volta stupiscono per profondità e freschezza. Questo è un omaggio, a loro, a Marco, e a chi si impegna per rendere le strade un luogo più sicuro. 

La morte di un ragazzo di venticinque anni è qualcosa di orrendo ed ingiusto, qualcosa che le parole  fanno fatica a raccontare. Marco se ne è andato il 25 maggio del 2005. Da allora abbiamo cercato di incontrare quanti più giovani possibile per parlare di sicurezza stradale, nel tentativo di dare un senso a questa e ad altre tragedie. La strada è il luogo dove i ragazzi muoiono più spesso, dove la vita se ne può andare in un attimo; ma la strada è anche il “viaggio e la scoperta”, il punto di partenza per ogni momento rubato all’immobilità ed alla noia. Il viaggio è l’unico modo che abbiamo per crescere. Allora, al di là di tutti i numeri e di tutte le immagini di dolore che stanno dietro agli incidenti stradali, al di là delle grida rubate dalle telecamere e dei segni lasciati sull’asfalto, noi abbiamo preferito aiutare i ragazzi a cercare l’aspetto sano ed esaltante del muoversi. Per quanto i drammi e la morte ci colgano sempre impreparati, parlare di questi argomenti può trasformarsi, soprattutto con i più giovani, in un esercizio retorico che va ad aggiungersi alla decine di voci che quotidianamente ignoriamo. Così abbiamo deciso di rinunciare alla didattica fatta di norme e di moniti e abbiamo cominciato a raccontare delle storie. Storie di ragazzi sulla strada, storie di ragazzi a cui la strada ha chiesto un pedaggio terribile, storie di chi alla fine si è salvato, storie di chi, come Marco, ci ha lasciato troppo presto. Questo è stato il nostro tentativo di coinvolgere i ragazzi e lasciargli un messaggio sul quale riflettere. Niente di più. In mezzo al bombardamento costante e paradossale di chi si lamenta per le stragi mentre vende stili di vita tanto più remunerativi quanto più spingono a rischiare e sballarsi, il nostro progetto rappresenta solo un momento. Siamo consapevoli che un momento è poco, ma poco basterebbe anche per salvarsi la vita. Queste lettere ci dicono che il viaggio che abbiamo intrapreso assieme ai ragazzi, a volte guidandoli, altre volte semplicemente camminando vicini, è un percorso fatto di riso e pianto, di riflessione e svago, ma soprattutto fatto di emozioni. Emozioni che abbiamo vissuto senza risparmiarci, senza tirarsi indietro, con coraggio e cuore. Grazie ragazzi.

 

Dott. Ettore  Bargellini

Dott. Cristiano Pacetti

Add comment maggio 18, 2009


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