Archive for febbraio 2009
Attacchi di Panico

Quella che segue è la sbobinatura di un’intervista radiofonica registrata per Radio Fiesole 100
- Salve
Oggi parleremo degli attacchi di panico, una patologia molto diffusa. Ci può spiegare di cosa si tratta, con semplici parole?
- Certo. Gli attacchi di panico sono degli episodi di breve durata (infatti la loro durata media è di circa mezz’ora) in cui l’individuo si sente improvvisamente travolgere da una spaventosa sensazione di terrore, spesso legata all’urgenza di fuggire di fronte a particolari situazioni, dalle quali però sa di non potersi immediatamente allontanare. La sintomatologia è soprattutto organica ed assomiglia a quanto si può provare nelle prime fasi di un infarto, tanto che talvolta al presentarsi del primo attacco la persona chiede di essere portata all’ospedale.
E in quel caso che succede?
- Niente. Accertato subito che non si tratta di un infarto o di altre patologie di natura medica, e riconosciuto il malessere come un disturbo a carattere psicosomatico, la persona viene rimandata a casa, solitamente con l’indicazione di stare tranquilla. Naturale però che tranquilla la persona non ci starà perché l’esperienza che ha vissuto la farà stare nella costante apprensione che possa ripresentarsi un altro attacco di panico. Perché i sintomi vissuti sono realmente terrorizzanti.
Quali sono questi sintomi?
- La sintomatologia è molto varia e comprende: palpitazioni, sudorazione, tremori, dolore al petto, nausea, sensazione di sbandamento, svenimento, de realizzazione e cioè un senso di irrealtà, che non fa che aumentare il panico, depersonalizzazione, ovvero la sensazione di essere staccati da se stessi, quasi come se ci si stesse guardando dall’esterno. Sono quasi sempre presenti la Paura di morire o di stare impazzendo. Naturalmente non è detto che si presentino tutti assieme questi sintomi, ma ne bastano quattro di questi per poter parlare di attacco di panico.
Sembra un disturbo molto serio
- E per certi versi lo è. Una delle difficoltà maggiori che la persona che soffre di attacchi di panico ricorrenti ha è proprio quella di convincere gli altri della sua reale difficoltà. Spesso infatti quelli che ha d’introno tendono a minimizzare l’accaduto dicendo che se dalle analisi non risultano componenti organiche allora non c’è motivo per stare così male. Facendo intendere che, insomma, se sta così, la colpa è anche un po’ sua.
Ed è così?
- No che non è così.
Ma se ne può uscire e se sì, come?
- Certo che se può uscire. Gli attacchi di panico per quanto devastanti e frequenti sono comunque la manifestazione di un’ansia che pervade la persona. Questa ansia la si può combattere o con degli psicofarmaci (gli ansiolitici esistono per questo), che però sono dei sintomatici, agiscono cioè sulle manifestazioni del disturbo e non sulle cause. Oppure la si può affrontare con coraggio nel corso di una terapia psicologica.
Molti però non vanno in terapia per la paura che questa abbia una grande durata.
- So che nell’immaginario comune la terapia è un processo lunghissimo e costosissimo, ma questo non è necessariamente vero. Dipende dall’approccio del terapeuta, e da cosa il paziente vuole. La nostra esperienza dimostra, che nel caso degli attacchi di panico un numero di dieci sedute può essere sufficiente a far scomparire il sintomo.
Il nostro studio infatti può avvalersi di strategie integrate che mirano ad ottenere i migliori risultati nel minor tempo possibile.
Add comment febbraio 23, 2009
Il senso del ritmo è innato

Il senso del ritmo si manifesta nei bambini prima di quanto si pensasse. Un team di ricercatori internazionali ha osservato le reazioni del cervello di un gruppo di bebè di due o tre giorni di vita per mezzo della risonanza magnetica e ha scoperto che i neonati riuscivano a seguire in modo coerente il ritmo della musica, reagendo quando la si interrompeva.
LO STUDIO - Per lo studio, pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences, sono stati esaminati 14 piccolissimi. Gli scienziati hanno osservato nel loro cervello un’attività elettrica simile a quella delle rispettive 14 madri (che li tenevano in braccio) esaminate simultaneamente durante una seduta in cui è stata suonata musica con un forte ritmo. Le risonanze magnetiche al cervello hanno rivelato che i bebè seguivano il ritmo e, come chiunque ascolti della musica, hanno cominciato ad anticipare le note, aspettandosi che il batterista continuasse con lo stesso ritmo e reagendo se invece si interrompeva.
CONSEGUENZE - La scoperta potrebbe cambiare il modo in cui i medici considerano le abilità musicali dei bambini, ha dichiarato un o degli autori dello studio, Istvan Winkler della Hungarian Academy of Sciences di Budapest. Molti ricercatori hanno finora pensato che i bambini imparino la musica ascoltando gli adulti, ma la nuova ricerca suggerisce che il ritmo potrebbe essere un’abilità innata, «già scritta nel cervello umano». E sarebbe una qualità prettamente umana: non dipenderebbe dal fatto di sentire il battito del cuore della mamma o la sua voce quando il feto è ancora nell’utero. I ricercatori fanno infatti notare che i primati a noi più vicini, gli scimpanzè, sentono anch’essi il battito del cuore materno prima di nascere, e tuttavia non hanno il senso del ritmo.
Add comment febbraio 18, 2009