Archive for ottobre 2008
Adolescenza e televisione
Il consumo televisivo da parte dei teenager dal 1997 a oggi è aumentato di circa il 75%. Nel 1997 guardava la tv più di 3 ore al giorno il 19% degli adolescenti, oggi questa percentuale sfiora il 30%. Parallelamente, si è dimezzo il numero di adolescenti che guarda meno di 1 ora di tv al giorno. E questo aumento di ‘video dipendenza’ incide molto sia sull’aumento del consumo di alcol tra i giovanissimi, sia sulla moltiplicazione di fenomeni come il bullismo. E’ quanto emerge da un’indagine presentata al 64esimo congresso nazionale della Società italiana di pediatria, che si chiude oggi a Genova, su ‘Abitudini e stili di vita degli adolescenti’, che la Sip svolge dal 1997, su un campione nazionale di 1200 studenti di terza media. L’indagine ha evidenziato, in particolare, che tra chi vede più di tre ore di tv al giorno a chi ne vede meno c’è una nettissima differenza, in peggio, nei comportamenti e nello stile di vita. “Sia in ambiti nei quali era prevedibile aspettarselo, spiegano i pediatri, come sudditanza dalla pubblicità, aumento dell’aggressività, maggiore insoddisfazione del proprio aspetto fisico, sia in ambiti meno prevedibili, con un netto aumento nel consumo di sostanze alcoliche, fumo e droga, peggiore qualità della alimentazione, rapporti più rarefatti con gli adulti”. Spiega il vice presidente della Sip, Gianni Bona: “A incidere negativamente non è solo la quantità di televisione, ma anche la qualità. La Tv popone sempre più modelli fisici e comportamentali basati su una scala di valori decisamente discutibile: bellezza, coraggio, forza, ricchezza, invincibilità, che condiziona inevitabilmente gli adolescenti sia nel rapporto con il mondo degli adulti che con il gruppo dei pari. A questo si aggiunge l’overdose di spot pubblicitari che a dispetto di codici di comportamento e autoregolamentazione che si sono succeduti negli anni continuano ad aumentare”. Ai tempi di ‘Carosello’ la quasi totalità della pubblicità trasmessa dalla tv era concentrata in quei 5 ‘siparietti’ da poco più di un minuto l’uno. Oggi, secondo le rilevazioni effettuate dalla Società italiana di pediatria, “Italia 1, la rete più seguita dagli adolescenti italiani, nella fascia oraria pomeridiana, che dovrebbe essere protetta, di spot ne trasmette circa 50 ogni ora. Facendo semplici calcoli risulta che se uno spettatore guardasse solo 2 ore di questa emittente nella fascia oraria pomeridiana in un anno vedrebbe oltre 35.000 spot pubblicitari”.
Add comment ottobre 22, 2008
Giusto un consiglio…
Vorrei in questo breve articolo fare chiarezza una volta per tutte su quella figura, spesso pubbicizzata su elefantiaci manifesti anche nella nostra città che risponde al nome di Counselor, ovvero l’esperto di couselling psicologico.
Lo psicologo uscito dall’Università ha dovuto studiare almeno 5 anni, farsi un anno di tirocino e sostenere l’esame per l’iscrizione all’albo. Lo psicoterapeuta dopo l’iscrizione all’Ordine (dei medici o degli psicologi) diventa tale dopo altri 4 anni di studio (più vari tirocini).
Counselor lo si diventa dopo 3 anni di corso. Il counselor deve svolgere un lavoro diverso da quello dello psicologo e dello psicoterapeuta. IL COUSELOR NON PUÒ FARE TERAPIA. L’Ordine degli Psicologi della Toscana a questo proposito ricorda che: “[...] occorre ricordare che spesso i promotori di corsi di “counselling” di varia declinazione sostengono che gli stessi non hanno la funzione, né tantomeno la possibilità legale, di trasmettere competenze e tecniche di natura psicologica, essendo tale aspetto appannaggio esclusivo della nostra professione; questa è la stessa posizione sostenuta dai colleghi che insegnano nei corsi di counselling, in quanto essi sono vincolati dall’articolo 21 del nostro Codice Deontologico: “Lo psicologo, a salvaguardia dell’utenza e della professione, è tenuto a non insegnare l’uso di strumenti conoscitivi e di intervento riservati alla professione di psicologo, a soggetti estranei alla professione stessa, anche qualora insegni a tali soggetti discipline psicologiche. È fatto salvo l’insegnamento agli studenti del corso di laurea in psicologia, ed agli specializzando in materie psicologiche “.
Quindi, nell’interesse degli utenti e per favorire una reale cultura del benessere psichico informatevi prima di rivolgervi ad uno specialista, pretendete di conoscere i suoi titoli e denunciate chi fa ma non potrebbe.
Dott. Cristiano Pacetti
Add comment ottobre 16, 2008
Il robot psicologo e la riabilitazione psicomotoria
L’articolo che segue è tratto da Sanità News:
Al Politecnico di Milano è stato realizzato una sorta di robot psicologo, in grado di interpretare lo stato emotivo delle persone, di leggere l’ansia, lo stress, la noia o il livello di attenzione. Il risultato e’ stato ottenuto dal prototipo sviluppato presso il Laboratorio di intelligenza artificiale e robotica del Politecnico, all’interno di un progetto in collaborazione con l’Iit (Istituto italiano di tecnologia), la Fondazione Maugeri di Pavia e l’ateneo milanese. Lo scopo del progetto è di fornire un ausilio nella riabilitazione robotizzata delle persone colpite da ictus, che hanno spesso problemi motori agli arti e devono quindi sottoporsi a lunghe sessioni di fisioterapia. Il robot e’ in grado di valutare le emozioni del paziente attraverso l’utilizzo di sensori non invasivi applicati sul corpo, che rilevano e misurano le attivita’ fisiologiche del soggetto sottoposto alla terapia robotizzata. Questo permetterà un monitoraggio piu’ preciso dello stato del paziente e una scelta piu’ mirata dei trattamenti riabilitativi da utilizzare a seconda dei casi e delle risposte del singolo individuo. Il robot dovra’ infatti adattare il suo comportamento e il trattamento, tenendo in considerazione lo stato emotivo del paziente e la valutazione obiettiva della qualita’ del processo riabilitativo in corso. Attraverso una manopola collegata al robot vengono interpretate le emozioni del malato, analizzando i dati dei sensori che sono in grado di rilevare l’attivita’ muscolare, il ritmo polmonare, la sudorazione, la pressione cardiaca e l’attivita’ elettrica del cuore. Il tutto per offrire una riabilitazione sempre più efficace ed adatta alle esigenze di ogni paziente.
Add comment ottobre 9, 2008
Psicologo e Psichiatra: meglio collaborare
Sebbene lo psicologo e lo psichiatra siano professionisti con percorsi formativi e modalità d’intervento diverse è ormai totalmente superato lo stereotipo che vorrebbe le due figure in antitesi tra loro. Troppo spesso si è ritenuto che l’intervento dello psicologo sia del tutto scisso ed alternativo a quello dello psichiatra. Non è difficile sentirsi dire dalle persone ,anche dai medici, frasi del genere: “lo psichiatra è quello che ti imbottisce di psicofarmaci, lo psicologo invece è quello che parla. Tutto questo, oltre che falso, rappresenta un’idea fuorviante e controproducente per i pazienti. Tale imprecisione infatti ha portato nel tempo ad una visione frammentaria, dicotomica, sia della salute mentale, sia degli interventi per promuoverla. Insisto nel ribadire che l’approccio di stampo medicale- farmacologico, caratteristico della psichiatria, non esclude quello di carattere dialogico - interpretativo tipico dell’intervento psicologico. Numerose evidenze scientifiche, oltre che all’esperienza clinica, dimostrano come molte diagnosi rispondano in tempi più brevi e con risultati più duraturi nel tempo quando l’intervento di tipo farmacologico viene integrato con quello psicologico. Spesso l’urgenza sintomatologica più acuta ed invalidante può essere contenuta attraverso il rimedio farmacologico, esso però non deve rappresentare l’unica risposta al disagio. Durante il mio lavoro come psicologo a Prato mi è spesso capitato di collaborare, con ottimi risultati e con grande soddisfazione, con psichiatri e medici di base. L’immagine che spesso utilizzo per rappresentare la nostra collaborazione è quella della staffetta: può capitare infatti che molti pazienti si siano rivolti, come primo approccio ai propri disturbi, allo psichiatra il quale dopo una valutazione diagnostica ed un attenuamento dei sintomi può lasciare il testimone allo psicologo. Così mentre quest’ultimo lavorerà con il paziente per capire e risolvere i meccanismi psichici alla base delle sue sofferenze, il primo si muoverà sullo sfondo, aiutando il paziente nel progressivo scalaggio del farmaco evitandone la dipendenza fisica e psichica.
Dott. Ettore Bargellini
Add comment ottobre 5, 2008



